Tutta la verità sul caso Vasyl Lomachenko

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Al secondo tentativo ce l’ha fatta. Vasyl Lomachenko ha sconfitto Gary Russell jr ed è diventato campione Wbo dei piuma. Ha conquistato il titolo dopo soli tre match da professionista.

Ora si apre la discussione. Sembrerebbe che con questa impresa abbia uguagliato il record di Saensak Muangsurin, che ha debuttato battendo per ko 1 Barro, ha proseguito superando per kot 7 Furuyama. Poi, il 15 luglio 1975 ha conquistato il mondiale dei superleggeri ingliggendo un ko all’ottavo round a Perico Fernandez. Il dubbio per Lomachenko è generato dai sei incontri (tutti vinti) nelle World Series of Boxing (il record è riportato sul sito online http://www.fightfax.com/). A questi vanno aggiunti i tre match registrati anche da http://boxrec.com/

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Sostengo da sempre che quello delle WSB non è vero professionismo perché ai pugili è vietato confrontarsi con i migliori, perché non tutti possono partecipare a quella competizione. Ma si combatte senza casco, al limite dei 5/7 round, le categorie sono al limite di peso dei professionisti, c’è una ricompensa in denaro, si usano guantoni da 10 once fino ai superwelter, da 8 dai medi in su. E allora?

Dal punto di vista qualitativo le WSB non possono essere considerate professionismo, ma un ibrido di difficile collocazione. Se si entra però sul piano statistico allora Lomachenko ha conquistato la cintura dopo nove vittorie, l’appuntamento con la storia gli era sfuggito da tempo.

Ma non sarà questo giochino, usato da chi ha tutto l’interesse a promuovere la carriera di Lomachenko, a farmi perdere la testa. L’ucraino è un grande pugile, l’ha ampiamente dimostrato a livello dilettantistico. Sono certo che lo confermerà tra i professionisti. Il modo con cui si è sbarazzato di Josè Ramirez, quello con cui si è battuto con Orlando Salido e la sicurezza con cui ha strappato il titolo all’imbattuto Russell rappresentano solo l’inizio di una carriera che potrebbe essere fantastica. Come lo è la sua storia.

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Vasyl Lomachenko è nato il 17 febbraio del 1988 a Bilhorod-Dnistovsk’yj, un’antica città fortezza nell’Ucraina sud-occidentale a poco meno di cinquanta chilometri dal confine con la Moldavia. Cinquantamila abitanti, che ha dato i natali a Elena Cernei: mezzosoprano, musicologo, regista, docente di canto e ricercatrice scientifica sulla voce parlata e cantata insignita, del titolo di Membro Attivo della New York Academy of Sciences.

Lui dice di essere nato con i guantoni sui pugni (la foto sembrerebbe confermare questa affermazione).

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“L’inizio della mia carriera ha avuto inizio nel ventre di mamma, una campionessa di ginnastica acrobatica. Dopo l’ospedale sono stato portato a casa, dove papà per prima cosa mi ha messo su i guantoni. E’ successo nel luglio del 1988. Poi la mia vita si è spostata all’interno una palestra di boxe. E la cosa più curiosa è che non mi ricordo l’inizio delle lezioni di pugilato, perché mi sembra di essere stato sempre coinvolto con questo sport.” (lo scrive sul suo sito http://lomachenko. com).

Aveva cinque anni quando papà Anatoly l’ha portato per la prima volta in palestra. Indossava una canottiera bianca, pantaloncini neri e dei piccoli guantoni rossi. Si batteva con la stessa grinta e determinazione di oggi (eccolo nel filmato http://youtube.com/watch?v=vmdKFACfBDQ).

E’ stato amore a prima vista. Da ragazzetto gli piaceva imitare Sugar Ray Leonard. Bolo punch, ottimo gioco di gambe. Danzava e picchiava. I suoi idoli erano Muhammad Ali e Roy Jones.

Il papà (a sinistra nella foto sotto assieme a Vasyl) gli è sempre stato vicino (il legame tra i due è così forte che il ragazzo si è fatto tatuare sul fianco sinistro il volto del genitore sotto la scritta Victory). Allenatore, mentore, padre. E’ a lui che Vasyl aveva chiesto consiglio dopo l’oro ai Mondiali di Milano nel 2009.

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“Papà, vorrei diventare professionista. Che ne dici?”

“Potrai farlo solo quando il tuo fisico smetterà di crescere.”

“Papà, è meglio l’oro olimpico o il titolo mondiale dei professionisti?”

“Non ho dubbi. Il trionfo olimpico. Quello dura per sempre.”

Ma non tutto dura in eterno, neppure un grande ideale.

Vasyl ha una boxe spettacolare che mischia potenza e talento. Un fenomeno del ring. In 397 match da dilettante, l’unica sconfitta nota è quella rimediata nella finale dei Mondiali di Chicago 2007 contro Albert Selimov (16-12 il punteggio). Un verdetto sonoramente fischiato dal pubblico.

Che fosse un match nato male, lo rivela un curioso episodio. Lomachenko era solito regalare agli avversari una bandierina ucraina che il papà aveva comprato davanti al Monastero di Kievo Pechersk a Kiev, dove sono custoditi i corpi dei monaci mummificati. L’unico ad avere rifiutato l’omaggio era stato proprio Selimov, che Vasyl avrebbe poi dominato (14-7) nella rivincita, al primo turno dei Giochi di Pechino.

Il record ufficiale riporta 396 vittorie e una sconfitta, ma è lo stesso Lomachenko ad ammettere (sempre sul suo sito) che almeno un pari c’è stato… anche se aveva solo sei anni!

“Ricordo il primo incontro, l’ho disputato nel torneo “Speranze”. Ho combattuto contro un ragazzo di due anni più grande e più pesante di circa cinque chili! Ho vinto quella battaglia, ma i giudici hanno decretato un pareggio. Volevano evitare che il ragazzo rimanesse sconvolto.  Così hanno poi spiegato a me ed a papà… Era tutto organizzato!”

Lomachenko ha forza, ma anche mascella resistente. Un solo atterramento: è accaduto nel 2007, evidentemente un anno maledetto, a Odessa. Giù nella ripresa iniziale, ma recupero immediato e vittoria per ko.

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Ama l’hockey ghiaccio, sognava di diventare un giocatore famoso proprio in questo sport. Adora le macchine. Gli piace guidare auto sportive.

Dice di avere un segreto nella sua dieta: lo strutto. Fatico a credergli, ma forse solo perché sono ignorante in materia di alimentazione.

Mancino, fa male con entrambe le mani. Da dilettante è stato re tra i pesi piuma (nei 57 chili, prima che l’avvento del pugilato femminile non imponesse l’abolizione di questa categoria), dopo i Mondiali di Milano 2009 è passato tra i leggeri salendo a 60 chili.

Ha fatto il grande salto dopo l’Olimpiade di Londra 2012. E’ passato professionista con la Top Rank di Bob Arum. Niente ingaggio multimilionario, ma un programma spericolato e molto ben pagato.

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Ha esordito il 12 ottobre a Las Vegas contro un uomo in classifica mondiale (7 della Wbo) e sulla distanza delle dieci riprese. Ha chiuso con un ko alla quarta, dopo aver dominato per tutti i round Josè Ramirez.

Poi ha tentato il colpo grosso, ma è stato sconfitto dal campione Orlando Salido per split decision (un giudice per lui, due per l’altro) nel primo assalto al mondiale.

Sabato notte sul ring dello StubHub Center di Carson in California ce l’ha fatta (nella foto sopra una fase del match contro Russell, Lomachenko è il pugile a sinistra).

Campione dopo tre o nove match?

Non mi interessa. Vasyl Lomachenko è un grande pugile, è questo che conta.

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