Azzurri, non fatevi impallinare!

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SETTE volte il continente americano ha ospitato la Coppa del Mondo. E a vincere è sempre stata una sua nazione. Tre volte il Brasile, due ciascuna Argentina e Uruguay. Stavolta potrebbe finire diversamente.

Quello in corso è un campionato diverso dai precedenti. È più tattico, più equilibrato. Costarica è andata avanti grazie al modo accorto di stare in campo piuttosto che con gli exploit dei singoli. Sono molte le squadre che hanno fatto incredibili progressi in questo senso. Le esperienze nei campionati più importanti, la possibilità di contare su tecnici sempre più preparati, la globalizzazione del mondo del calcio. Tutto questo ha generato un’omologazione della qualità base delle finaliste di una World Cup che entusiasma a sprazzi.

Giocano tutte su uno standard medio alto. Giocano tatticamente bene. Il rendimento complessivo si è livellato. A questo punto a fare la differenza è sempre lo stesso fattore. La possibilità di avere un fenomeno che riesca a fare cose da fenomeno.

E sì perché nel Mondiale del collettivo, a spingere verso il successo sono stati spesso i fuoriclasse.

Il Belgio non meritava di battere la Russia, ma quando Hazard a dieci minuti dalla fine ha deciso di giocare per i ragazzi di Capello non c’è stato più niente da fare. L’Argentina è andata in affanno contro l’Iran e solo un capolavoro di Messi l’ha portata alla vittoria. Suarez (foto sopra) ha condotto l’Uruguay al trionfo con l’Inghilterra: il “pistolero” è un cliente scomodo, l’uomo più pericoloso sulla nostra strada. Rischiamo di rimanere impallinati. Benzema ha trascinato la Francia; Van Persie e Robben hanno fatto lo stesso con l’Olanda.

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Ecco, all’Italia sono mancate entrambe le cose. E tutto questo Prandelli (foto sopra) lo sa benissimo.

Di solito quando c’è da mettere in piedi un’esasperazione tattica della partita siamo maestri. Stavolta non è andata così, contro Costarica è stato proprio su quel piano che abbiamo perso la sfida. Se il gioco non porta al gol, dovrebbero allora provvedere i fenomeni del giorno a risolvere le gare. Gli altri li hanno. Quelli che ho prima elencato hanno sinora fatto benissimo il loro mestiere. Noi lì davanti abbiamo fatto un’unica gigantesca puntata, abbiamo fatto “all in” avendo in mano solo Mario Balotelli. Ci è andata di lusso con l’Inghilterra, abbiamo pagato pegno contro Costarica.

Ma ci sarà tempo per rifarsi. L’orgia di partite mi ha lasciato un senso di cose sospese. Mi sembra di avvertire qualcosa sia nell’aria, qualcosa che sia per accadere. Sarei felice se questa sensazione nascesse dall’Italia.

La Spagna è fuori, Cristiano Ronaldo ha deluso più di ogni altro giocatore. Non solo del Portogallo, ma dell’intero Mondiale. Queste le due sorprese in negativo del campionato. Dovessimo andare fuori anche noi, completeremmo il terzetto delle grandi delusioni.

Non penso che finirà così. Gli aggiustamentti tattici annunciati da Prandelli, la scelta degli uomini che credo siano quelli giusti, la non travolgente forza degli avversari (contro gli inglesi, l’Uruguay è stato aiutato dall’arbitro che non ha visto un gigantesco fuorigioco di Suarez nell’azione del gol decisivo) mi fanno ben sperare.

Non c’è rito scaramantico in questa previsione. Non mi appello ai ricordi di un passato rivelatosi tanto più felice quanto peggio era cominciata l’avventura. Guardo il campo e credo di vedere buoni presagi per noi. A patto che si giochi con quell’istinto da killer (uso un modo di dire, una forzatura forse volgare ma che rende bene il concetto) indispensabile in situazioni come questa.

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Balotelli (a destra nella foto sopra accanto a Pirlo) e Insigne davanti. La difesa a tre della Juventus (Chiellini, Bonucci, Barzagli). Il ripescaggio di Verratti a centrocampo. Di Sciglio esterno di sinistra. Pirlo in regia, e non aggiugno altro. Basta la parola, è il nostro fuoriclasse: e se fosse una sua punizione a tirarci fuori dai guai?

Stavolta mi convince tutto molto di più delle prime due partite. Ci fosse stato anche De Rossi sarei stato più ottimista. Ma mi accontento.

È una grande possibilità per gli Azzurri. Quella che ci stiamo godendo è una World Cup estremamente livellata. Perché buttare via un’occasione così?

Per realizzare il sogno dovremmo mettere assieme una serie di piccoli miracoli, il primo dovremmo farlo subito. L’Uruguay di Cavani e Suarez non mi è sembrato finora travolgente e nello stesso tempo mi ha dato l’impressione di essersi espresso al massimo. Meglio di noi, questo sì. I margini di miglioramento però sono tutti dalla nostra parte. A patto di avere recuperato fisicamente e psicologicamente da quell’obbrobrio di prestazione offerta contro Costarica.

Ci giochiamo tutto subito e senza la possibilità di fare calcoli. E quello che ci riesce meglio. Quando ci mettiamo a pensare spesso ci ritroviamo a casa, davanti al televisore, a guardare gli altri.

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