Pennetta e le montagne russe

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QUANDO era costretta ad arrancare, quando lottava avendo il vento contro e il polso le faceva male, l’operazione era arrivata come ultima soluzione. Era stato subito dopo che aveva cominciato a pensare che forse Gisela Dulko aveva ragione. La bella biondina per anni compagna di doppio e di successi aveva mostrato a Flavia Pennetta la via per continuare a sorridere. Si era sposata con Fernando Gago, centrocampista del Boca e della nazionale argentina di calcio, e il tennis si era trasformato in un passatempo e poco più.

Con il ritiro come probabile futuro, una classifica che la vedeva numero 166 del mondo e il destino che sembrava continuasse ad accanirsi contro di lei, Flavia stava per incamminarsi verso quell’annuncio che le avrebbe cambiato la vita.

Ma le batoste del passato aiutano ad andare avanti, Flavia sulle montagne russe della sua giovane esistenza si è trovata spesso a suo agio. Le sconfitte, sul campo e nella vita, se hai un cervello che marcia a doppia velocità ti fanno capire gli errori e possono servirti per ricominciare. Lei l’aveva già fatto più volte. Lasciando Brindisi e la famiglia per trasferirsi in Spagna, inseguendo un allenatore tutto per lei e un ambiente di lavoro migliore. Difficoltà da poco se confrontate con la batosta che le era capitata tra capo e collo, una di quelle botte che solo un amore perduto può infliggerti.

Lei e Carlos Moya, il bello del tennis, assieme. Era accaduto agli Internazionali di tanti anni fa a Roma. Poi se ne erano andati ad occupare la stessa casa in Spagna. Qualcuno aveva anche fatto circolare la parola matrimonio. Ma una mattina, dopo colazione, la Pennetta aveva scoperto su un giornale che lui amava un’altra, Carolina Cerezuela. Un’attrice della tv, una con cui avrebbe voluto passare ogni giorno della sua vita ed avere dei figli.

Assieme ai chili e alla forma fisica, se ne era andata anche la voglia di lottare. E questo era davvero in contrasto con la sua indole. Da sempre Flavia aveva tenuto fede al motto: “Voglio arrivare in alto passando per la porta del sacrificio.”

E allora aveva ripreso il cammino. Ma dopo l’ennesima curva era arrivato l’infortunio al polso, l’operazione che per una tennista è una maledizione infinita. Un po’ come se uno schiacciatore del volley si fratturi una mano, un calciatore debba rimettere a posto la caviglia. Insomma, una disgrazia.

Gli anni passavano, a febbraio ne ha festeggiati 32, e i risultati tardavano ad arrivare. Alla ripresa delle ostilità rimediava undici eliminazioni al primo turno e sei al secondo. Era il 2013, l’anno scorso, quello della sconfitta all’esordio contro Francesca Schiavone proprio a Indian Wells. Giù, sempre più giù nella classifica. Ma lei è una tosta, una abituata a lottare. Vero, ma se il vento ti arriva sempre sulla faccia, diventa difficile combattere contro il destino.

Si era così presa tempo sino a Wimbledon per capire se il tennis avrebbe dovuto vederlo solo alla tv o se sarebbe stata ancora una protagonista sui campi da gioco. Sapete come è finita, non poteva essere altrimenti.

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Questa ragazza carina nell’aspetto, dal volto gentile e dagli occhi che ti catturano l’anima, ha una corazza che la protegge. Un carattere forte in ricordo dei tempi teneri dell’infanzia. Un maschiaccio che amava i giochi dei ragazzini, altro che bambole. La grinta le era comunque rimasta dentro e l’aveva portata avanti.

Ad aiutarla ci aveva pensato una famiglia che le era stata sempre vicino. L’entusiasmo del papà Oronzo era stato contagioso. Lui che ogni domenica notte controllava al computer la nuova classifica della figliola e poi andava a svegliare la moglie Conchita per comunicarle i progressi, stavolta si è risparmiato un’alzataccia.
In una dolce serata brindisina ha guardato sullo schermo piazzato al centro della tavernetta di casa l’impresa più grande che una tennista italiana abbia mai fatto dopo la vittoria al Roland Garros di Francesca Schiavone nel 2010.

Un milione di dollari di premio per il succeso, ma soprattutto il trofeo di Indian Wells conquistato dopo avere battuto Townsend, Stosur, Giorgi, Stephens, Li Na a Radwanska. Un capolavoro sul cemento della California.

Non smetteva più di sorridere Flavia. Le accade sempre così quando è felice. Lei che ama la velocità si sente contenta solo correndo. Come quando se ne era andata sulla pista di Maranello seduta su una Ferrari guidata da un collaudatore che aveva tolto qualsiasi aiuto elettronico. L’asfalto era bagnato dalla pioggia che continuava a cadere e il professionista del volante spingeva sull’acceleratore. Ma lei sorrideva.

Felice così mi è capitato raramente di esserlo.”

L’ha ripetuto ai microfoni in una calda domenica di marzo dopo avere sconfitto la Radwanska. Supertennis ha portato quel sorriso nelle nostre case.

Ora la Pennetta è numero 12 del mondo, lei che in passato era arrivata anche al numero 10, e vuole salire ancora più su. Abbiamo tre ragazze nelle Top 15, siamo una nazione guida del tennis femminile.

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L’ultimo colpo da sogno sarebbe un miracoloso recupero della gemella diversa, quella Francesca Schiavone (a destra nella foto) che dopo avere camminato a lungo in parallelo con la Pennetta, l’aveva staccata sulla terra rossa di Parigi. Quella Schiavone che da qualche tempo sembra essersi persa per strada. Ma oggi non c’è spazio per la malinconia. E’ l’ora dei festeggiamenti.

Flavia l’ha fatto assieme al nuovo coach, Salvatore Navarro. E sì perché lungo il cammino del rinnovamento, mi ero dimentico la tappa della separazione con l’allenatore degli ultimi anni. Gabriel Urpi è andato via. Ma il nuovo team anziché intristirla, le ha regalato stimolti forti. E dopo la semifinale agli US Open, i quarti agli Australian Open ecco la vittoria di Indian Wells a disegnare un quadro perfetto.

Un massaggio shatsu, il suo preferito, la concessione di un paio di cucchiai di Nutella, una lunga telefonata ai genitori, gli sms con gli amici. Così tanto per togliersi qualche sfizio. Quelli che non può togliersi invece la squadra a cui ha regalato la sua simpatia, il Milan.

Flavia Pennetta da Brindisi ha avuto tanto dallo sport, non le resta che un sogno da realizzare. Il sogno che si porta dietro da tanto tempo. Un giro a velocità piena, in pista, sulla moto di Valentino Rossi. Impossibile? Non più impossibile di quanto sembrava essere il trionfo di Indian Wells appena un anno fa…

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