Nel 2024 la fine dei quotidiani?

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IN APPARENZA siamo un popolo schiavo della tecnologia. Le due ore di blocco di WahtsApp hanno trascinato nel panico moltissime persone, la sua vendita per 19 miliardi a Facebook ha provocato angoscia e terrore. Siamo anche fedeli ai messaggi via Twitter, alle email, agli Sms, a Pinterest, Instagram, Facebook. Ma, realmente, quanti sono gli italiani che passano ore e ore davanti a un computer?

Gli ultimi dati Istat dicono che c’è un clamoroso ritardo rispetto al resto d’Europa. Nel nostro Paese solo il 33,5% della popolazione usa Internet, contro il 70% su cui si muove la media europea. Colpa dei ritardi sulla banda larga. In Italia le famiglie che hanno una connessione superveloce sono il 55% contro il 73% del resto d’Europa.

Le notizie le vediamo su Google (25,1%), il motore di ricerca più cliccato. Poi ci spostiamo su Facebook, You Tube, Yahoo e Wikipedia. Ecco dove gli italiani vanno a scavare per tenersi aggiornati.

Facciamo fatica a entrare nel nuovo mondo e già abbiamo abbandonato il vecchio. I quotidiani, dati dicembre 2012/dicembre 2013, continuano a perdere copie a ritmi così veloci da fare prevedere una catastrofe. Un solo giornale supera le 300.000 copie di venduto. I grandi negli ultimi dieci anni hanno ridotto del 50% la loro diffusione.

Nel 1982 in Italia si vendevano otto milioni di copie, nel 2012 si è scesi a quattro, la previsione è che tra cinque anni precipiteremo a due. Andando avanti con questi ritmi al massimo nel 2024 i quotidiani non esisteranno più. Anche perché assieme al crollo delle vendite c’è quello dei ricavi pubblicitari.

Siamo un popolo di sedentari. Costa fatica prendere l’ascensore (o scendere le scale), arrivare sino all’edicola, tirare fuori i soldi, tornare a casa, leggere il giornale. Meglio sedersi sul divano e accendere la televisione. Le statistiche dicono che fa così l’80% degli italiani. E solo l’8% dei nostri connazionali ha Sky, questo vuol dire che la quasi totalità si informa su Rai, Mediaset o La7.

La pluralità dell’informazione rende il cittadino libero. Andare a caccia di notizie su siti che offrono una scarsa attendibilità è pericoloso. Pensare che la comunicazione passi attraverso i social network è un rischio. Così facendo si tende a diventare autoreferenziali, a ghettizzarsi all’interno di piccole comunità in cui i singoli membri parlano tra di loro pensando di rappresentare il mondo intero. Qui non si tratta solo di salvare i giornali, si tratta di salvare noi stessi.

La perduta credibilità e il distacco dal mondo reale hanno spesso accumunato quotidiani e politica. In aggiunta i giornalisti hanno lottato poco per la libertà di espressione e molto per la difesa dei privilegi. Da qualche tempo però una parte della stampa ha provato a cambiare, ha tentato di dare al pubblico quello che il pubblico vuole. Un’informazione più puntuale, a volte aggressiva. Il prossimo passo sarà quello di alzare ancora di più il livello qualitativo del prodotto, unico salvagente possibile per continuare a resistere.

I giornali hanno ancora mille difetti, ma senza di loro se ne andrebbe parte della nostra libertà. E ci consegneremmo totalmente a un’informazione televisiva imperniata su un bipolarismo Rai/Mediaset che in tempi recenti ha dato l’idea di un’unica identica fonte di orientamento per il popolo italiano. Perché, ne sono quasi certo, i quotidiani online avranno un numero di utenti accettabile sino a quando saranno gratuiti. Poi, subiranno la stessa fine del cartaceo.

Non può essere questo il nostro futuro. Non voglio crederci.

 

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