Se ne è andato via per sempre Franco Esposito, un grande giornalista, un gentiluomo

Franco se ne è andato via per sempre.
Franco Esposito era un gentiluomo di antico stampo, come se ne vedono pochi in giro. Sempre elegante, nei modi, nei gesti, nell’abbigliamento. Mai una cattiveria. Sorrideva di quelle che ascoltava, affrontava la vita senza fare drammi. Probabilmente teneva tutto, troppo, dentro di sé. 
Instancabile sul lavoro. A 85 anni faceva programmi sul futuro. Aveva in testa una rappresentazione teatrale sulla storia della canzone napoletana, l’ennesimo libro, e chissà quante altre cose ancora. È stato inviato per il Corriere dello Sport-Stadio e Il Mattino. Ha scritto una ventina di libri, è stato tra i soci fondatori della Hall Fame del Pugilato Italiano (nella foto in alto una fase della premizaione dell’edizione 2019 con i fratelli Simone e David Mazzinghi, i figli di Sandro. Franco è in piedi a sinistra).
Conosceva la boxe, era un grande professionista. Il giornalismo è sempre stato il suo mestiere. Vero, all’inizio faceva il libraio con Tullio Pironti. E gli piaceva pure, un incontro con Gino Palumbo gli aveva fatto cambiare idea. Una fortuna per chi amava e ama giornali e libri, perché Franco apparteneva a una categoria rara, in via di estinzione. Quella che parlava al cuore e alla mente del lettore. 
Conosceva la boxe da praticante. Era stato dirigente, allenatore. Era andato addirittura a insegnare in Libia su incarico della Federazione Pugilistica Itaiana. Un maestro di quelli che sapevano spiegare colpi e tattica, ma erano anche in grado di dare consigli di vita ai più colti studenti del mondo.
Quando parlava o scriveva di boxe era un piacere leggerlo, ascoltarlo. Raccontava la storia del pugile, la sua vita, le capacità tecniche, le reali possibilità che avrebbe avuto nel match in programma. E allora entravi nelle pagine di un romanzo che ti affascinava e capivi subito che quel giornalista era un personaggio speciale.
Amava la pallanuoto. Ha visto più di un mondiale, era presente in tribuna alle Olimpiadi, ha avuto la pazienza e l’amicizia per spiegarmi le fasi più complesse di quello che stava accadendo in acqua. Conosceva la storia di ogni singolo personaggio, aneddoti e segreti da mettere in fila uno ad uno.
Onesto, sincero, rispettoso di ogni interlocutore. Una rarità, soprattutto nell’universo del giornalismo. È vero, se l’argomento lo interessava era capace di inchiodarti alla sedia per un’ora senza pause. E tu te ne stavi lì ad ascoltarlo. Un po’ perché era un grande amico, un po’ perché era interessante quello che raccontava e, diciamocelo, perché alla fine, da giornalista, di quel romanzo che aveva messo in piedi molto avresti potuto tradurre in articoli. E tu lo sapevi.
Inseguiva la notizia senza darle tregua. Quando aveva una soffiata o un sospetto, per il protagonista della vicenda non c’era scampo. Alla fine, vinceva lui, Franco Esposito. Per gli amici Ciccio.
Oggi ne sento fortemente la mancanza, un dolore fisico non solo psicologico. Molti anni fa, avevo confidato a Franco una mia sensazione. A lui quella definizione che avevo dato alla nostra amicizia era piaciuta 
Era pura verità.
Dario mi ha detto che per lui non sono soltanto un amico, sono il fratello che non ha mai avuto.”
Oggi sono tornato, nel modo peggiore, indietro nel tempo. Senza fratelli.
Ciao Franco, mi mancherai.

I funerali saranno celebrati sabato, alle 15.30, nel Duomo di Grosseto.


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