Oliva: Niente occhi della tigre, Oliha mi sembrava rassegnato alla sconfitta

Patrizio Oliva, prima del mondiale dei medi IBF di Dublino, pensavi che Etinosa Oliha potesse farcela contro Aaron McKenna?
“Avendo visto alcuni suoi match, avendo visto i match dell’irlandese, credevo potesse vincere. È un ragazzo intelligente sul ring. È un ottimo pugile.”
Cosa non ha funzionato?
“Contro McKenna, che è più alto di lui di dieci centimetri, avrebbe dovuto essere lui l’aggressore. Stando chiuso, scegliendo la giusta misura, agendo in velocità. Non puoi boxare prevalentemente di rimessa contro uno più alto di te. A quel punto devi rischiare qualcosa.”
A te è mai capitato?
“È successo con Sacco nel mondiale, con Konakbaev nella finale olimpica. Contro Sacco pensavo, “se lui fa un passo io ne faccio quattro“. Ma quindici round così quando sarei mai riuscito a reggerli? L’unica cosa era piantare i piedi sul tappeto e fare a botte con lui, contro un picchiatore. L’ho fatto, mi sono fatto rompere la faccia, ma l’ho fatto. Con Konakbaev lo stesso. Il match era lì, in parità. Sapevo di dover fare un ultimo round a tutta. Mi sono buttato dentro, con il rischio di andare ko. In entrambi i casi mi è andata bene, sono stato premiato.”
Perché Oliha non ha cambiato tattica?
“Mi ha dato l’impressione che gli stesse bene quello stava facendo. Sembrava che l’unica cosa che lo interessasse fosse quella di finire ai punti, anche con una sconfitta. Un pugile capisce chi sia il suo avversrio guardandolo negli occhi. E l’altra sera, come direbbe Rocky, Etinosa non aveva gli occhi della tigre.“
Aaron McKenna è stato superiore, ma ha fatto mille scorrettezze.
“Vero, ma Oliha non le ha mai evidenziate. Doveva mostrare platealmente all’arbitro quanto fosse scorretto l’avversario. Magari la situazione non sarebbe cambiata, ma almeno ci avrebbe provato.  E invece niente, come se quello che stava accadendo facesse comodo anche a lui. Mi ha dato l’impressione di un pugile rassegnato alla sconfitta. Su ring devi vincere in qualsiasi modo, evitando le scorrettezze. Anche violentando il tuo modo di interpretare la professione. È così che si è coraggiosi. Per questo amo una citazione di Tucidide: “I più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gloria come del pericolo, e tuttavia l’affrontano”. Quando salgo sul ring so quello che rischio. Ma ci provo lo stesso.“
A te è mai capitato di combattere senza questa forza dentro?
“Sì, contro Buddy McGirt nel mondiale dei welter. Quella sera c’erano tante cose storte, la giuria in suo favore, situazioni personali che mi hanno portato a fare il match senza determinazione. E l’ho pagata.“
Oliha ha i mezzi per fare molto meglio?
“Tecnicamente sì, ma bisogna capire se il carattere è quello di sabato. Se fosse così, direi di no.”
Aaron McKenna è il nuovo campione del mondo dei pesi medi per l’IBF. Che mi dici di lui?
“Se pensiamo ad Hagler vs Mugabi, Hagler vs Hearns, Kalambay vs McCallum e, arrivando a un’epoca più vicina alla nostra, Saul Canelo Alvarez o Gennady Golovkin, mi viene da rabbrividire, è questo il pugilato di oggi? È triste.”
Quindi?
“Se McKenna è un grande campione del mondo, io sono la Regina d’Inghilterra.”
L’irlandese ha detto di essere l’erede di Canelo e Golovkin.
“Stessa seduto sullo sgabello per tutti i dodici round. Raramente porta colpi lunghi, è alto 1.90 e fa il match a corta distanza. E vallo a fare con Golovkin, vallo a fare con Canelo, con Hagler, con Hearns. Mi viene da piangere se penso a questi pugili, mi viene da piangere se penso che la categoria dei medi abbia un campione del mondo come Aaron  McKenna.”


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