Apriamo la seconda lettera, lasciata sulla scrivania di una stanza vuota di una bella casa, alla periferia della città. Io sono Nino Arcari, con me c’è il mio amico Sandro Loi.

“Rocky Balboa ha portato in casa Stallone un Oscar, l’ingresso nell’International Boxing Hall of Fame (categoria Osservatori, cioè: giornalisti, scrittori, storici, fotografi, artisti e sceneggiatori) e una statua a Filadelfia. Oltre a circa due miliardi di dollari al botteghino. Non male. Ma resta pur sempre il personaggio di fantasia. È il frutto della creatività di uno sceneggiatore, non un personaggio reale. Una bella serie. A volte, come per gran arte del primo film, addirittura splendida. Ma resta comunque un copione per il cinema.
Se devi nominare un un solo match e farlo diventare il simbolo dell’accoppiata Natale/Pugilato, non puoi scegliere quello FINTO di un film. Altrimenti vuol dire che non si tiene nella giusta considerazione la storia, la boxe e tutti quelli che sul ring ci sono saliti veramente.
Faccio alcuni esempi in cui a combattere c’era almeno un campione degno di finire nella storia.
25 dicembre 1920
Harry Greb (campione del mondo dei pesi medi, un grande della boxe) vs Tommy Loughram (campione del mondo dei mediomassimi)
25 dicembre 1950
Sugar Ray Robinson (per me, il miglior pugile della storia) vs Hans Strez
25 dicembre 1972, 1974, 1976, 1979, 1980
Jean Pierre Coopman è sempre sul ring. Contro Kilani Ramdani, Vasco Faustinho, Neville Meade, Avenamr Peralta, Babo Kabassu.
Potrei aggiungerne altri, ma voglio parlarvi del 25 dicembre 1914.
In Europa si racconta di una tregua. La Grande Guerra era cominciata cinque mesi prima, soldati tedeschi e inglesi impegnati sul Fronte Occidentale si sarebbero concessi una Tregua di Natale, scambiando parole e doni. Si narra (ma sembra sia solo una leggenda) anche di una partita di calcio tra fronti opposti. La realtà racconta che quel giorno negli Stati Uniti, all’epoca Paese neutrale, furono disputate 24 riunioni di pugilato. In una di queste, al National AC di Filadelfia era impegnato Ted Kid Lewis che quel giorno salì sul ring con un record di 121-14-0.
Suo avversario sulle sei riprese Young Jack O’Brien (38-13-13). A vincere fu l’inglese,
A dirla tutta, dal momento che il match era andato al limite delle riprese, il risultato ufficiale era ND. No Decisión, così recitava il verdetto. In realtà la mattina dopo l’incontro, sui giornali era apparso il nome del pugile che i giornalisti avevano giudicato come il più bravo. Quella volta Philadelphia Ledger, Philadelphia Evening Ledger e Philadelphia Equirere avevano scelto Lewis.
Non era un colo di fantasia, al tempo i giornalisti il giorno dopo l’incontro decretavano il loro verdetto che era a tutti gli effetti quasi ufficiale.
Nato a Londra il 24 ottobre 1894 con il nome di Gershon Mendeloff, ha esordito con lo pseudonimo di Ted Lewis al professionismo qiamdp aveva ancora 14 anni. Il soprannome Kid è arrivato subito dopo. Alto 1,71, ha boxato dai mosca (52,600 kg) ai massimi (72.300 kg). Vent’anni di carriera, 307 combattimenti: 192 vittorie (80 per ko), 32 sconfitte, 19 pari. E 64 No Decision, poi trasformate in un record di 40-13-11.
Ebreo, finita la carriera era diventato guarda del corpo di un politico. Ma quando il British Union Fascism aveva cominciato a prendere piede, colpì con pugni potenti e veloci il politico e non si fece più vedere.
È stato due volte campione del mondo dei pesi welter, categoria in cui il famoso giornalista Nat Fleischer lo poneva al quarto posto di tutti i tempi. The Boxing Register, edito dall’International Boxing Hall of Fame, giudica Ted Kid Lewis il miglior pound for pound britannico di ogni epoca.
Se ne è andato via per sempre il 20 ottobre del 1970.
Credo sia una storia interessante, sicuramente racconta un match con protagonista uno dei grandi del pugilato.
Non mi risulta che Rocky Balboa e Ivan Drago appartengano alla stessa categoria.”
Rimessa al suo posto la lettera, ci siamo concessi una sigaretta, poi avremmo aperto il terzo plico segreto.
Ne abbiamo viste e sentite tante nella nostra vita, ma riusciamo ancora a stupirci. Parola di Nino Arcari e Sandro Loi…


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