Vianello affronta Rice, test scomodo (diretta televisiva su Mola)

Un piccolo passo verso la maturità. Jonathan Rice è un pugile che, pur senza essere un duro, è il migliore tra quelli che Guido Vianello ha sinora affrontato. Vero, il romano dovrà scalare ancora molti gradini, se vorrà approdare alla sfida che sogna. Ma è anche vero che, dopo undici match e quattro anni di professionismo, è finalmente arrivato un impegno in cui non parte nettamente favorito. È una sfida che si gioca sulle sfumature. Il principale bookmaker del Regno Unito dà fiducia a Jonhatan Rice che offre a 1.72, mentre l’italiano è quotato a 2.
L’americano, quando è in buone condizioni, ha ritmo e costanza di rendimento per l’intera durata dell’incontro. Nelle serate storte invece è in affanno, lento. In attacco sa farsi valere, non si può dire lo stesso della difesa. Boxa spesso a braccia basse e non può permetterselo. Non intuisce i colpi e ha poca mobilità sul tronco.
Non è un fulmine di guerra. Ma se si trova al meglio, può ottenere il risultato pieno regalando sorprese. Michael Coffie ne sa qualcosa.
Compirà 36 anni il prossimo 22 febbraio, ha una stazza importante. È alto 1.96, con un peso forma di poco sopra i 118 chili. Fino a qualche tempo fa non riusciva a resistere alle tentazioni. Mangiava troppo, saliva sulla bilancia oltre i 130 kg! Ora si fa seguire da un nutrizionista, ma il risultato è ancora lontano da quello sperato: 124,400 al peso ufficiale, contro i 108,400 di Vianello.
Ha velocità di braccia, un destro dritto che fa male. È inferiore, non solo tecnicamente, a Stephan Shaw che inizialmente era l’avversario scelto per il romano. Ma è indubbio che il primo match della carriera sulla distanza delle dieci riprese, Guido Vianello dovrà farlo contro l’avversario più forte incontrato nel professionismo.
Jonathan Jonnie  Rice è stato sino a poco tempo fa un journeyman, uno che il suo lavoro lo faceva quasi sempre bene, ma non riusciva mai ad eccellere. Un pugile che si difendeva con onore contro i migliori, ma non non ce la faceva mai a batterli.
Professionista dal 2014, fino all’estate del 2021 ha avuto un percorso senza scossoni. Un record (13-6-1, 9 ko) che non gli consentiva neppure di sognare, permettendogli di guadagnare borse accettabili perdendo con giovani in ascesa.
Una situazione in cui per vivere devi trovarti alla svelta un lavoro. Lui l’ha fatto. Da più di due anni ha un impegno fisso. Fa la guardia di sicurezza in uno strip club. Riesce a ritagliarsi qualche pomeriggio in cui trova ingaggi per fare da sparring a Tyson Fury e Michael Hunter.
Sino a luglio di due anni fa la sua carriera è andata avanti così.
Quando ha ricevuto la proposta che ha stravolto il monotono percorso della sua carriera, veniva da una doppia sconfitta.
La prima contro Demsey McKean (16-0) in un match dominato nel finale, ma poi perso per kot. L’altra contro un avversario più importante: Efe Ajagba, vincitore chiaramente ai punti in dieci round.
Poi, il telefono ha squillato due volte. E la vita ha preso un altro sentiero.
La prima chiamata arrivava dalla Premier Boxing Champions con cui firmava un accordo per fare la riserva nella riunione imperniata sulla sfida tra i pesi massimi Michael Coffie (12-0, 9 ko) e Gerald Washington (20-5-1, 13 ko). Cinquemila dollari il compenso nel caso non avesse dovuto sostituire nessuno dei due, dai 30.000 ai 50.000 dollari nel caso avesse dovuto farlo.
Match previsto il 31 luglio.
Quattro giorni prima dell’evento, Washington risultava positivo al Covid 19. Dava forfait. Jonathan lo sostituiva.
La seconda telefonata era della madre.
“Devi affrontare un test sulle tue capacità. Ce la farai, vincerai”.
Saliva sul ring e metteva knock out Coffie in cinque riprese.
“Visto? Devo sempre dare ragione alla mia mamma”.
Si aggiudicava anche la rivincita, borsa: 50.000 dollari.
Ma non è finita.
Nella notte tra oggi (sabato 14) e domani (domenica 15) giocherà la mano successiva. Affronterà Guido Vianello. Ancora una volta l’occasione è arrivata in seguito a una rinuncia. Il romano avrebbe infatti dovuto affrontare Stephan Shaw, che la Top Rank ha scelto come nuovo rivale di Efe Ajagba, in sostituzione del colombiano Oscar “Kaboon” Rivas infortunatosi nel corso della preparazione al match.
Jonathan Rice tenterà un altro colpaccio.
Il clou della serata sarà la sfida tra il nigeriano Efe Ajagba e, come appena detto, Stephen Shaw. Negli States dicono che sarà il pugile di casa (paga 1.61 contro i 2.30 dell’avversario) a prevalere. Un pronostico duro che fa scattare la curiosità. Chi è Stephan Shaw e perché ispira così tanta fiducia?
L’uomo che molti chiamano Big Shot (soprannome nato quando giocava a basket: la sua abilità erano i tiri da tre in sospensione) è nato a St Louis, Missouri, il 20 settembre del 1992. Ha un record immacolato, un pugno pesante, un gancio destro che procura guai. Boxa bene di rimessa, ha mobilità sulle gambe e consistenza in entrambe le mani. Ha debuttato il 13 dicembre 2013 mettendo ko in meno di tre minuti José Hermosillo. Poi ha proseguito su questa strada.
Si è allenato a lungo in un garage di Florissant (Missouri), trasformato in palestra. Proseguiva una tradizione di famiglia, nonno Winston e papà Brian allenatori (il genitore che lavorava all’IBM, ha guidato anche Cory Spinks: campione del mondo in due categorie e avversario di Michele Piccirillo: una vittoria e una sconfitta nel mondiale IBF). A trafficare a bordo ring anche Dale, la mamma, impiegata in un’azienda chimica. A correre con lui durante il footing mattutino Missy, il rottweiler di casa.
Ha interrotto più volte la carriera. È incappato in una squalifica di sei mesi per doping.
Sposato, padre di due figli, senza lavoro. Non era una bella situazione. Arrivava a sorpresa l’offerta di una coppia di eccellenti promotori. Stephan Shaw firmava per Top Rank e Lou Di Bella. Il capo allenatore diventava Basheer Abdullah, il papà Brian sarebbe stato comunque all’angolo per garantire un sostegno psicologico. La musica cambiava, la carriera assumeva prospettive diverse.
Adesso cerca il pass per avventure ancora più interessanti.
Sino al 9 ottobre del 2021, Efe Ajagba era un tipo da tenere d’occhio tra i pesi massimi. Record pulito (14-0, 12 ko). Nessun nome importante tra i pugili tra lui sconfitti. Serviva la macchina della verità. Arrivava e aveva il nome di Frank Sanchez, cubano che all’epoca della sfida aveva un eccellente 18-0, 13 ko. Era l’uomo giusto per capire il livello dell’africano. Il match offriva un verdetto impietoso per Ajagba. Sconfitta netta ai punti (91-98, 92-97, 91-98) con knock down nel settimo round.
Un match di rientro, una facile vittoria in due riprese contro Jozsef Darmos, poi un incontro da dentro o fuori. Contro Stephen Shaw. Cliente difficile.

PROGRAMMA (Turning Stone Resort&Casino, Verona, New York) Massimi (10×3) Efe Ajagba (16-1-0, 13 ko, 106,700 kg) vs Stephen Shaw (18-0, 13 ko, 108,600); massimi (10×3) Guido Vianello (10-0-1, 9 ko, 108,400) vs Rice (15-6-1, 10 ko, 124,400); superpiuma (10×3) Adam Lopez (16-3-0) vs Abraham Nova (21-1-0); superpiuma (8×3) Heven Brady (8-0) vs Ruben Cervera (13-3-0).
TELEVISIONE – Diretta televisiva dalle 2:00 della notte tra oggi (sabato 14) e domani (domenica 15) su Mola (accesso gratuito, basta la registrazione al sito). Telecronista: Manolo Chirico, commento tecnico: Roberto Cocco.

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