Cosa avrebbe fatto Cammarelle, se fosse passato professionista?

In molti, lo scorso fine settimana, si sono chiesti cosa avrebbe potuto fare Roberto Cammarelle se fosse passato professionista. Non ho una risposta, ma so che il salto per lui sarebbe stato quasi impossibile.
Perché?
L’ho scritto nel libro I MIEI GIOCHI, (editore Absolutely Free) in cui racconto le dieci Olimpiadi a cui ho assistito dal vivo. Così alcuni capoversi del capitolo su Pechino 2008.

La boxe è esaltazione del sacrificio, capacità di alzare la soglia del dolore. Fare il pugile vuol dire negarsi molte gioie della vita, rifiutare il concetto di sofferenza. Ci si sente male per una sconfitta, non per un pugno preso. E si può diventare campioni anche quando una semplice corsa può compromettere la tua capacità di camminare.
Quando a inizio Giochi gli ho chiesto quale fosse il suo rivale più pericoloso, Cammarelle non ci ha pensato su neppure un secondo.
«La schiena».
Sono quattro anni che Roberto non fa footing, elemento essenziale nella preparazione di qualsiasi atleta. Lui non può, ha due vertebre schiacciate. Correre vorrebbe dire creare dei seri problemi al nervo sciatico. Fino a rischiare la temporanea immobilizzazione.

Si è già operato due volte, nel ’99 e nell’agosto del 2003.
Niente corsa, dunque.
Ma un pugile deve pur immagazzinare energie, fornire carburante al motore. Un match richiede resistenza, forza di gambe, riserve di ossigeno. Così, per affinare la condizione sul piano della resistenza organica, Roberto va sulla cyclette, fa nuoto e si allena con una pallina da tennis. La fa passare rimbalzo dopo rimbalzo dalla mano destra a quella sinistra.
Lo fa per rafforzare il gioco di gambe.
Ogni giorno, quando la preparazione entra nel vivo, si sottopone anche a otto riprese di sparring.

Ecco, il peso di tre riprese poteva dunque reggerlo. A fatica, soffrendo, ma le portava a compimento al meglio del rendimento. Pensare al professionismo, ai 12 round, alla preparazione per quella distanza, era quasi un’utopia.
Peccato perché il record da dilettante e i pesi massimi sconfitti, fanno pensare che un posto in alto nella classifica avrebbe potuto conquistarlo.
Roberto Cammarelle ha vinto molto in maglia azzurra…

Olimpiadi
Bronzo Atene 2004.
Oro Pechino 2008.
Argento Londra 2012.
Mondiali
Oro Chicago 2007.
Oro Milano 2009.
Bronzo Myayang 2005, Almaty 2013.

In carriera ha sconfitto (anche se la giuria non è stata di questa opinione) Anthony Joshua, che ha vinto il mondiale professionisti, ha superato più volte rivali che il titolo l’hanno disputato. Ha avuto la meglio su avversari che oggi sono sfidanti o candidati a un match per la cintura. Insomma, un posto tra i migliori lo avrebbe avuto. Credo. Anche se sono dell’idea che dilettantismo e professionismo siano due sport diversi.
Questi alcuni degli uomini che hanno avuto la peggio contro di lui…

2007
Mondiali di Chicago
Kubrat Pulev
David Price
2008
Olimpiade di Pechino
Oscar Rivas
David Price
Zhang Zhilei
2009
Mondiali di Milano
Michael Hunter
Kubrat Pulev
2012
Olimpiade di Londra
Magomedrasul Majidov
2013
Mondiali di Almaty
Tony Yoka
Filip Hrgovic

Lo scorso anno, Roberto Cammarelle è entrato nella Hall of Fame del Pugilato Italiano, la manifestazione ideata e organizzata dal quotidiano online boxeringweb.

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