Fury, un amico come coach. Un film già visto con Iron Mike

Il Mike Tyson, uscito di prigione nel marzo del ’95, era un uomo alla ricerca di sé stesso. Era consapevole di come solo la boxe potesse restituirgli le giuste motivazioni per andare avanti. E allo stesso tempo potesse offrigli anche i soldi che gli servivano per guardare con più serenità al futuro. Il 19 agosto dello stesso anno tornava sul ring e batteva Peter McNeeley in 89 secondi. All’angolo, dopo essere stato guidato da Cus D’Amato e Kevin Rooney (ma anche da Aaron Snowell e Richie Giachetti), aveva Jay Bright. Un vecchio amico, uno che l’aveva visto entrare ragazzino in casa D’Amato e l’aveva accompagnato come supporter per l’intera carriera.
Un ragazzo che non potrebbe neppure insegnare a un pesce come si nuota” (cit. Teddy Atlas).
Quattro vittorie contro McNeeley, Buster Mathis jr, Frank Bruno e Bruce Seldon.
Poi, la lunga discesa verso il ritiro.
Anche Tyson Fury ha bisogno di motivazioni, ma evidentemente (come Mike Tyson) è stanco di coach che chiedono allenamenti duri, sacrifici a tavola, divieto assoluto di divertimenti. E allora cambia e sostituisce SugarHill Steward (che era al suo fianco dal 2019) con Isaac Lowe, un pugile di 28 anni ancora in attività. Un peso piuma, ma soprattutto un amico. Uno che è stato con lui per l’intera carriera, gli ha fatto da sparring, ha boxato nelle riunioni in cui Fury sosteneva il match principale, ha raccolto le sue confessioni.
Chiedessimo un parere a Teddy Atlas, non credo cambierebbe una sola parola della frase con cui ha definito Jay Bright.
Perché il campione dei pesi massimi lo fa?
Per lo stesso motivo per cui cerca il terzo match contro Dereck Chisora. Che senso ha per il più forte massimo in circolazione misurarsi con uno che ha 38 anni, un record di 33-12-0, ha perso tre degli ultimi quattro incontri e il meglio ormai l’ha già dato da tempo?
Probabilmente insegue soldi facili, vuole conservare il suo posto sotto i riflettori, senza sentire sulle spalle il peso della fatica. È una scelta da fine carriera. Magari poi affronterà il vincitore di Joshua vs Usyk, chissà…
Di certo la fame che aveva prima di Wilder non c’è più. E non è detto che la trilogia con Chisora si realizzi. Capìta la situazione, il vecchio De Boy ha rifiutato l’offerta iniziale e ha chiesto più soldi.
Mi sembra di rivivere la vecchia storia di Mike Tyson. Ma forse mi sbaglio e Isaac Lowe riuscirà a regalarci la miglior versione di Fury. Forse….

2 pensieri su “Fury, un amico come coach. Un film già visto con Iron Mike

  1. Ridicolo paragone, se non altro per il fatto di aver paragonato una stella della boxe a un pagliaccio di 2 metri e mezzo

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