Testa e Mesiano lottano per la finale, l’incredibile storia delle loro rivali…

La boxe è sacificio, passione, amore. Ma è anche una questione di soldi. Sarebbe ipocrita non ammetterlo. Con pugni, coraggio e talento si può vivere meglio. E la storia di Manisha Moun ne è un esempio. L’indiana, 23 anni, è l’ostacolo che si frappone tra Irma Testa e la finale dei pesi piuma ai Mondiali di Istanbul.

I soldi. Adesso sono entrati in modo prepotente anche nel dilettantismo. Il bronzo già conquistato con la semifinale, porta nelle casse di Manisha 25.000 dollari, che diventerebbero il doppio in caso di conquista dell’argento, fino a quadruplicarsi se alla fine fosse l’oro ad arrivare. E lei combatte perché il pugilato le piace, ma anche perché è l’unico modo per aiutare in casa dove è l’unica ad avere un reddito. Tre figli, una mamma casalinga, un papà che faceva il meccanico. Riparava trattori. Poi un doppio infarto l’ha costretto a letto per oltre due mesi, lenta la ripresa, proibito qualsiasi sforzo. La sorella più grande di Manisha è sposata, il fratello studia. Lei, la più piccola di casa, tira pugni e incassa premi. Uno arriva dallo sponsor, la JSW: un’industria che lavora l’acciaio e produce energia. Gli altri dai montepremi dei tornei. E qui a Istanbul la cosa si fa davvero interessante.
La ragazza aveva cominciato con la pallavolo, ma nel suo distretto non c’era un maestro che potesse mettere assieme una squadra. Così, quando si è fatto avanti il coach del pugilato e le ha proposto di tentare l’avventura in questo sport, lei ha accettato. Ma senza dire niente al papà, sapeva che si sarebbe opposto. Il genitore ha scoperto il segreto quando ha visto la foto della figlia con coppa e medaglia sul quotidiano locale. Qualche urlo dopo si era già lasciato convincere.
Il primo colpo Manisha l’ha fatto ai Mondiali di Nuova Delhi nel 2018, a vent’anni.
Ha vinto il match di esordio contro la statunitense Christ Cruz, due bronzi ai campionati. Nel secondo turno ha sconfitto Dina Zholaman, campionessa mondiale in carica.
Boxava a 54 kg, peso che non riusciva a sostenere. Dieta e allenamenti la fiaccavano, meglio salire di categoria. Ed è nei piuma che ha appena centrato la prima medaglia mondiale.
L’avventura continua.
Manisha Moun è brava, ha talento. È alta, ha un ottimo diretto destro, velocità di esecuzione e buon movimento sulle gambe. A volte si scompone nella fase offensiva, lasciando aperti spazi in cui l’avversaria ha la possibilità di incunearsi. Boxa preferibilmente di rimessa, un po’ come Irma.
L’azzurra è più forte. Ha una tecnica superiore. maggiore rapidità di esecuzione e una copertura difensiva decisamente migliore. Ha classe e saggezza tattica. È favorita.
Questa semifinale sarà per lei una sorta di spartiacque. Il titolo mondiale è l’obiettivo, la ragione per cui è venuta qui. Sarebbe il primo successo nella grande boxe. Lo merita per il valore assoluto. Anche stavolta si troverà davanti un’avversaria che sul piano del talento non è al suo livello. Manisha però ha motivazioni forti, sente dentro la necessità di giocare al massimo ogni sfida. Per questo, rappresenta un pericolo.
Irma Testa resta la nostra migliore possibilità per vincere l’oro in questi Mondiali. Sono certo non deluderà.

Più difficile il compito di Alessia Mesiano. La trentenne di Latina è, dopo Simona Galassi, l’italiana più medagliata a questi livelli: un bronzo in tasca che va ad aggiungersi all’oro di Astana 2016 e all’altro bronzo di Jeju 2014. È protagonista di una bella storia, ha ritrovato la dimensione che le appartiene. Ma dall’altra parte del ring ci sarà una rivale decisamente scomoda. E non solo perché i suoi estimatori la chiamano affettuosamente la Bestia. Ma anche e soprattutto per i risultati sin qui ottenuti. Oro ai Mondiali del 2019, argento all’Olimpiade di Tokyo lo scorso anno, con l’aggiunta di una vittoria ai PanAmericani.
Iasmin Beatriz Soares Ferreira ha una struttura compatta. Piccolina per essere un peso leggero, ma tosta nella muscolatura e nel modo di affrontare il match. Attacca (letteralmente) a testa bassa, accorcia la distanza e poi scarica le sue serie. Ha forza fisica e tenuta atletica. Un rullo compressore che andrebbe fermato con precisi, pesanti colpi di incontro.
La sua avventura è cominciata quando aveva appena quattro anni. Abitava un piano sopra il garage dove il papà allenava i ragazzi di strada. Raimundo Oliveira Ferreira detto Sergipe era stato per cinque anni lo sparring di Acelino Popò Freitas (due volte campione del mondo nei superpiuma, due volte nei leggeri), poi era diventato lui stesso un professionista. Tre titoli da peso gallo a Bahia. Bia, così i genitori chiamano Beatriz, aveva sentito il rumore del sacco, il ritmo della corda. Si era incuriosita, aveva sceso le scale per scoprire quello che sarebbe diventato il suo mondo.
Brasiliana da parte del papà, portoghese da parte della mamma Suzane Pereira Soares. I genitori si sono divisi, ma lei è rimasta fortemente legata a entrambi. A 8 anni i primi match, poi le sfide con i ragazzi, gli unici che potessero resisterle. Infine la grande avventura nel pugilato mondiale.
Oggi è una delle migliori atlete in circolazione.
Alessia Mesiano ha esperienza e tecnica per compiere l’impresa, partirà sfavorita e dovrà realizzare il match perfetto per regalarci il grande risultato e realizzare il suo sogno.

SEMIFINALI (Mondiali donne, oggi, mercoledì 18 maggio) 57 kg. (attorno alle 14:15) Irma Testa (Italia) vs Manisha Moun (India); 60 kg. (attorno alle 18) Alessia Mesiano (Italia) vs Iasmin Beatriz Soares Ferreira (Brasile).
TELEVISIONE – Semifinali (ore 13:00 e 17:00) e finali del Mondiale femminile in diretta su RaiSport.
 Telecronaca di Davide Novelli.
PREMI – Bronzo 25.000 dollari a ciascuna delle due atlete sconfitte in semifinale; argento 50.000 dollari; oro 100.000 dollari.


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