Sono otto anni che Teo non c’è più, lo ricordo con un sorriso

L’amicizia è la cosa più difficile al mondo da spiegare. Non è qualcosa che si impara a scuola. Se non hai imparato il significato dell’amicizia, non hai davvero imparato niente (Muhammad Ali)

A Edo e Lauretta

Alla mia età càpita spesso di parlare di amici che non ci sono più. Dedico parte del mio tempo ai ricordi, consapevole di come la memoria aiuti a vivere meglio il presente e a guardare con fiducia al futuro. Ho cominciato pochi giorni fa con Daniele Redaelli, continuo oggi con l’amico di mille trasferte. Eravamo un bel gruppo all’epoca. Ci telefonavamo prima di partire, realizzavamo un comune programma di viaggio. Sembravamo un gruppo molto unito. Sembravamo. Qualcuno se ne è andato via per sempre, e non certo per sua scelta, altri sono scomparsi in vita perché hanno pensato fosse giusto chiudere con il passato.
Teo sarebbe volentieri rimasto su questa Terra a sparare battute, a prendere in giro tutto e tutti. Anche sé stesso. Invece è stato costretto ad abbandonarci al termine di una lunga e sofferta malattia. Domani saranno otto anni che ha salutato questo mondo, era il 10 gennaio del 2014.
Eravamo di generazioni diverse, ma siamo andati (quasi) sempre d’accordo. Interpretavamo il mestiere allo stesso modo. E poi, parlavamo la stessa lingua.
In che senso?
Me sò capito io.
Spesso giravamo con il gruppo degli altri inviati. Cene, passeggiate, risate, chiacchiere infinite. Tutti assieme.Ma a me piaceva pensare che la strana coppia del pugilato fosse solo una, Teo (Betti) ed io.
L’altra mattina parlavo con Lauretta, la figlia del mio amico. Le dicevo che ce l’ho così tanto nella testa, che quando un paio di settimane fa non riuscivo a ricordare la storia di un vecchio pugile romano, ho pensato: “Adesso telefono a Teo”. Mi capita così anche con altri colleghi con cui mi sono sempre trovato bene. Non è che mi sia rincoglionito, anche se sono sulla buona strada, direi piuttosto che fatico ad accettare totalmente la scomparsa di una persona con cui ho passato trent’anni della mia vita. Mi sembra che lui sia sempre lì, pronto a rispondermi. E quando realizzo che non è proprio così, allora torno a provare quel senso di vuoto che ho avvertito il giorno in cui ho partecipato al suo funerale.
Eravamo un bel gruppo in giro per il mondo. Ora ho nuovi amici. Non scrivo più per il mio vecchio giornale, riempio di parole qualche libro, racconto storie online, occupo le pagine di una rivista. Quei pochi compagni dell’epoca, con cui ogni tanto mi vedo, rappresentano un bene prezioso. A volte parliamo di lui, a volte no. Ma Teo è sempre con me ogni volta che una pallina da tennis si schiaccia sulle linee che delimitano il campo (Ha sbiancato!), ogni volta che un tennista italiano è in difficoltà contro un avversario che scende a rete (Arza!). Mi manca, ci manca. Ma quando penso a lui mi scappa un sorriso, non certo una lacrima.
Teo, stà tranquillo. Te riscrivo pure l’anno prossimo. Questa è la nona vorta che lo faccio, lassamelo fa pe’ ‘n antra trentina de anni. Poi se rivedemo.

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