Salvo e Aziz, quindici mesi fa, volevano lasciare la boxe

Quindici mesi fa Salvatore Cavallaro e Aziz Abbes Mouhidiine si erano quasi convinti a farla finita con il pugilato.
In una lettera sofferta Giusy Consoli, la mamma di Salvo, scriveva le sue preoccupazioni.
Era il 26 agosto 2020.
“Le lacune presenti nella periodizzazione degli allenamenti sono state deleterie, non solo nei confronti di mio figlio, ma anche di tutti gli atleti della squadra. Infatti hanno accusato un grado di sovraccarico fisico, psicologico, motivazionale. Mio figlio è costretto a interrompere il grande sogno. Le prime volte che gareggiava, mi diceva: “Mamma un giorno arriverò a coronare il sogno olimpico”. Quel sogno è sfumato”.
Scritta e spedita al mio indirizzo email.
Mi era arrivata insieme a un’altra lettera. Quella scritta da Emma Vitaglione, la mamma di Aziz. Metteva in fila altre di ragioni.
“Mi ha detto: “Mamma, il mio sogno è andare all’Olimpiade. Era anche il sogno del mio papà, Marco. Ora che lui è lassù a guardarmi, farò di tutto per realizzarlo”. È volato a Londra per le qualificazioni e ci ha provato. Ero davanti alla Tv, emozionata come raramente mi è capitato. Ho visto un guerriero che combatteva senza armi. Ha vinto con forza di volontà e coraggio, ma era l’ombra del pugile di prima. Nuova la preparazione, il direttore tecnico e il preparatore atletico. Non andava più come una volta. A giugno ha partecipato ai Giochi Europei e si è fermato davanti al russo senza ottenere la medaglia. Quando l’ho visto in televisione il mio cuore voleva morire. Non era più il pugile di sempre, non aveva più le sue movenze. A settembre al Campionato del Mondo in Russia è uscito al primo incontro, tutta la squadra italiana ha perso di brutto. È tornato a casa deluso, amareggiato, ma comunque deciso a far bene. C’è qualcosa che non va. Non esprime più la sua boxe, fisicamente è stanco. Alle qualificazioni ha superato il primo turno grazie alla voglia di vincere e realizzare quel sogno che lo lega al papà, il suo primo tifoso. Ma non poteva bastare, non è bastato”.
Le due lettere sono state rese pubbliche da boxeringweb.net.
I ragazzi sono stati recuperati lentamente, con pazienza, tanto dialogo e altrettanta fiducia. 
Flavio D’Ambrosi, presidente federale, dice che il rinnovamento degli organismi tecnici alla guida delle squadre nazionali, da lui operato, ha prodotto una scossa, ha generato nuova energia. 
I fatti dicono che quei due sono lì, a Belgrado, con la medaglia già in tasca e il sogno alimentato da una condizione psicofisica ideale. Potevano perdersi lungo il cammino, la nazionale li ha recuperati.

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