Il peggio non è certo passato, il disastro non è stato cancellato

L’Olimpiade di Tokyo 2020 è in archivio.
L’Italia ha chiuso con una medaglia di bronzo, conquistata da Irma Testa nella categoria pesi piuma.
Un risultato che ci vede superati nel medagliere da quattordici nazioni, appaiati al quindicesimo posto da altre dieci. Parlare di uscita dalla crisi, mi sembra un po’ eccessivo.
Non si può dimenticare così in fretta il disastro della mancata qualificazione al torneo maschile, quello sì storico. In oltre cento anni non era mai accaduto che i Giochi si svolgessero senza alcun rappresentate italiano sul ring.
La boxe è nella tradizione del nostro Paese, siamo quarti nel medagliere generale dopo Stati Uniti, Cuba e Gran Bretagna. Abbiamo conquistato 15 ori, 16 argenti e 17 bronzi.
Il settore maschile non è andato a medaglia (ovviamente) non avendo neppure partecipato, a Tokyo 2020. Come era già accaduto a Rio 2016. Ma non è salito sul podio neppure negli ultimi tre Mondiali: 2015, 2017, 2019.
Come si può parlare di uscita dalla crisi davanti a questi numeri?
Siamo predisposti al facile entusiasmo, nascondiamo sotto il tappeto le sconfitte e ci entusiasmiamo per successi che non hanno peso (non mi riferisco certo al bronzo della Testa, meglio specificare…).
Mondiali e Olimpiadi sono il termometro reale del valore assoluto di una nazione. E gli azzurri dal 2015 in poi, sei anni, non hanno preso una medaglia nei cinque grandi tornei disputati in questo periodo.
Brava Irma Testa, applausi alla ragazza di Torre Annunziata e al suo maestro Lucio Zurlo. Bel colpo!
Ma fermiamoci qui.
Il settore maschile deve essere totalmente ricostruito, la rivoluzione è stata da tempo annunciata per la fine del mese, sapremo tutto dopo il Consiglio Federale. La scelta di chi andrà a guidare il futuro degli azzurri sarà fondamentale.
Servirebbe un leader con capacità tecniche, esperienza, carisma e attitudini gestionali. Un coach disposto a impegnarsi a tempo pieno nella ricostruzione della tradizione italiana, partendo da una situazione oggettivamente molto difficile.

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