Angela è a Tokyo per una medaglia. In nome del padre…

Quarta donna del poker. Il viaggio continua, tra qualche giorno avrà inizio il torneo olimpico.
Oggi racconto la storia di Angela Carini (peso welter, 69 kg). Una storia drammatica, un racconto di sofferenza e amore. Quello che c’è tra un padre e una figlia. Forte, assoluto…

Angela lo sa.
La felicità si muove in spazi ristretti.
L’ha imparato presto, era una bambina.
Questa verità sofferta, lei la racconta con le parole, ma anche con uno sguardo sempre pieno di tormenti.
E, come se non avessero pagato abbastanza, da poco la vita ha appena piazzato un altro colpo. Vigliacco e ingiusto.
Angela di cognome fa Carini, Giuseppe detto Peppe è il papà. Lui faceva il poliziotto, è stato ferito in servizio. La sedia a rotelle e il pensionamento in giovane età sono state le dure conseguenze da sopportare.
Lei aveva poco più di due anni.
I drammi a volte uniscono ancora di più.
Padre e figlia hanno stretto un legame profondo, vivono l’una per regalare all’altro qualche attimo di felicità.
È diventata pugile per soddisfare un sogno del papà.
Lei in testa aveva il tiro al piattello. Pensava che quello sport potesse portarla a un’Olimpiade. Ai Giochi c’è andata, ma in un’altra disciplina.
La mamma la vedeva ballerina, si è dovuta arrendere.
Angela Carini è una ragazza di talento. Oro europeo negli Under 22, argento ai Mondiali nella categoria Elite. Successi importanti a livello giovanile. E adesso, a 22 anni, il grande salto. L’Olimpiade.
Quando ha staccato il pass a Parigi, ho scritto.
“Questo era probabilmente il risultato più scontato dell’intera squadra azzurra. Una prima ripresa vinta perché Angela è decisamente più forte della Sovico, anche se è stata costretta a pagare il nervosismo per il debutto nella competizione e per qualche magone che si portava dietro. Poi tutto in discesa, con alcuni sprazzi di grande boxe, quegli uno-due in linea che andavano a bersaglio per il piacere dei nostri occhi e il dolore della francese.
Penso che la Carini sappia boxare meglio di quello che ha fatto vedere in questa occasione, anzi ne sono convinto. Perché è da lei, come dal resto delle ragazze che l’accompagneranno in Giappone, che mi aspetto qualcosa di veramente bello.
Il successo contro la Sovico, paradossalmente, non esalta, perché ottenuto con grande facilità, senza affanno. Una supremazia netta e la conferma che su di lei si può contare”.
Guerriera coraggiosa, a mezza via tra una tigre e una principessa. Lotta con tenacia, ha colpi e movimenti tecnici per esaltare. Il dolore che si porta dentro potrebbe essere una spinta o un freno. Penso che la pena che ha per il papà, aggravatosi proprio alla vigilia della partenza per il Giappone, sia superiore a qualsiasi altra cosa.
Ha messo in dubbio la sua partecipazione, si è chiesta se sia giusto combattere a Tokyo quando a casa, ad Afragola, la persona a cui vuole più bene al mondo sta soffrendo. A togliere ogni perplessità ci ha pensato lui. Peppe, che anche se su una sedia a rotelle non ha mai perso fermezza e rispetto che la divisa da poliziotto impone, è stato chiaro.
Si sono parlati, poi hanno aperto le porte e fatto diventare quelle parole universali attraverso i social.
Vigilia della fase finale delle qualificazioni.
“Papà vado a Parigi per strappare il pass. Io a Tokyo ci vado, te lo meriti”.
Ottenuto il pass.
“Angela, i tuoi sacrifici sono stati ricompensati”.
“Io combatterò sul ring olimpico, tu papà combatterei sul ring della vita. Ma combattiamo, lottiamo, io e te non siamo abituati a perdere”.
“Io sono qui, e più tu combatterai forte, più il mio cuore riprenderà a battere. Più tu rallenterai, più il mio cuore rallenterà. Porta quella medaglia qui”.
“Questa volta non ti sistemo sulla tua carrozzina, questa volta non ti stringo forte a me prima di andare via, questa volta è tutto diverso. Ci siamo fatti questa promessa, mi hai detto qualsiasi cosa accada tu vai a Tokyo e vinci per me. In quest’ultima settimana quel qualsiasi cosa accada, è accaduto. Io ti ho fatto una promessa e come vedi stamattina parto per Tokyo per onorare la nostra bandiera e coronare il nostro sogno. Sei da sempre la mia forza, il mio punto di riferimento e oltre ad essere mio padre, sei il mio migliore amico. Io vado a mantenere la nostra promessa, tu continua la tua lotta e dimostrami ancora una volta quanto sei forte. Ti amo, la Tua Angelina”.
Chi vede retorica in queste parole, non conosce chi le ha pronunciate. Il rapporto tra i due è sempre stato fortissimo. Il pugilato ha solo esaltato una realtà già esistente. Attraverso a boxe hanno vissuto momenti di gioia, il ring ha regalato ad Angela medaglie e a Peppe lampi di felicità.
Il dialogo appena proposto è il loro linguaggio, chi ne sta fuori non può capirlo. Dentro c’è passione, sentimento, rispetto. Lo so anch’io, il male si sconfigge attraverso la scienza, non si può certo prendere a pugni. Magari si potesse. Ma a volte restare sospesi in un campo neutro dove cullare i propri sogni, aiuta a sperare, ad andare avanti.
Provo a inserire un tocco delicato per allentare anche se solo per un attimo la tensione. Vi propongo il commento tecnico della più grande campionessa che il pugilato italiano abbia mai avuto.
È una sorta di investitura ufficiale.
Dice Simona Galassi: “Angela è giovane, ma ha esperienza. Avere tanti match alle spalle significa affrontare alla pari rivali che una volta potevano contare su un centinaio di combattimenti mentre noi ci fermavamo a poche decine. E poi ha un’ottima tecnica. Si muove bene sul ring, mi ha fatto una grande impressione, il suo è un pugilato piacevole da vedere ed efficace. Possiamo contarci”.
Tra pochi giorni Angela Carini salirà sul ring di Tokyo 2020. Gli occhi del papà saranno sempre su di lei. Quasi diecimila chilometri dividono in linea d’aria Afragola da Tokyo. Sarà terribilmente dura.

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Un pensiero riguardo “Angela è a Tokyo per una medaglia. In nome del padre…

  1. Bellissimo racconto (come del resto tutti gli altri che leggo su questo blog), la ringrazio per avermi fatto conoscere la storia di Angela e di suo padre

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