I Giochi di Tokyo 2020 sempre più a rischio. Lo dicono i numeri…

Il Times scrive che i Giochi di Tokyo 2020 non si faranno.
Il primo ministro giapponese Yoshihide Suga smentisce.
Thomas Bach, presidente del CIO, si accoda: “Non c’è ragione per fermarsi. Non è previsto un Piano B”.
Un passo indietro.
20 marzo 2020.
Bach: “Il rinvio di Tokyo 2020 non è in agenda”.
23 marzo 2020.
Il CIO prende in esame l’idea di un rinvio.
31 marzo 2020.
Bach annuncia il rinvio al 2021.
Deduzione. Le parole non sempre raccontano la realtà. Ci sono sei miliardi di dollari in ballo per il Comitato Olimpico Nazionale, c’è il pericolo di una perdita pari all’1,4% del prodotto interno lordo per il Giappone e di 12,5 miliardi di dollari per Tokyo. Sono stimoli forti ad andare avanti, ma la salute viene prima di tutto.
Il Governo giapponese nei giorni scorsi ha dichiarato lo stato di emergenza in molte aree e nella stessa zona di Tokyo. Il quotidiano Kyodo News ha pubblicato un sondaggio in cui risulterebbe che l’80% dei giapponesi è contrario allo svolgimento dell’Olimpiade in calendario questa estate (23 luglio all’8 agosto).
Problemi di sicurezza.
Undicimila atleti al Villaggio rappresentano un potenziale pericolo difficile da contrastare. Il governo dice che da marzo 2020 a oggi è cambiata soprattutto la conoscenza del virus. Ma il proliferare di nuove varianti del Covid potrebbe costituire un nuovo pericolo. Tamponi a raffica, quarantena, vaccino sono la speranza. Ma il punto interrogativo resta enorme.
C’è poi l’ostacolo delle qualificazioni.
La pandemia al momento non offre segnali di regresso. E il 40% degli sport del programma olimpico non ha ancora completato i suoi turni di qualificazione. Molti atleti non hanno ancora il pass in tasca.
Il pugilato, come al solito si distingue.
Il CIO ha recentemente ufficializzato che le selezioni europee per un posto ai Giochi si terranno dal 22 al 26 aprile a Londra. Cioè in una nazione, attualmente in lockdown, che a tre mesi dall’evento presenta fino a 1.890 decessi al giorno, con contagi quotidiani vicini ai 38.000. Una situazione che sta facendo pensare alla Federazione pugilistica britannica (BBBC) di prolungare il blocco degli eventi, inizialmente fissato a metà febbraio, sino a fine marzo.
Lo slittamento a metà giugno del torneo di ripescaggio mondiale a questo punto diventa un problema secondario. Se non ci sono i turni di qualificazione, inutile pensare ai ripescaggi.
E Thomas Bach, presidente CIO dice: “Non c’è ragione per fermarsi. Non esiste un Piano B”.
Se lo dice lui…

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