
Sul ring un grande match, a bordo ring una lettura incomprensibile dell’evento. Scrivo dopo avere ascoltato il ring announcer leggere i cartellini: 119-109, 116-112, 116-112. Nessuna rettifica in corsa, nessuna variazione. Se questi sono davvero i verdetti espressi, sento una grande rabbia salire dentro. Uno dei cartellini è assurdo. La speranza è che l’annunciatore inglese abbia fatto confusione, che abbia letto male i numeri, che abbia preso un numero per un altro. In caso contrario questo è un vero e proprio scandalo.
Il pugilato è uno sport in cui tre giudici decidono cosa sia accaduto sul ring. La verità è quella che loro creano, ma a volte rischiano di realizzare un film che esiste solo nelle loro teste. È quello che ieri sera ha fatto Giovanni Poggi. Undici riprese per Yafai, una sola per Rigoldi. Non si tratta di essere d’accordo o meno, qui si tratta di capire perché possa essere accaduta una cosa simile.
Rigoldi ieri sera ha messo in piedi un piccolo capolavoro. Non perché alla fine avesse salvato il suo europeo dei supergallo, ma per quello che ha fatto vedere durante l’intero match.
Gamal Yafai gli è sicuramente superiore sul piano fisico, i suoi colpi pesano di più. Ne tira meno, ma hanno maggiore sostanza. E questo alla fine l’ha portato a vincere il titolo. Ma non ce la faccio proprio ad accettare una chiave di lettura che azzeri tutto quello che ha fatto il campione.
È stato continuo nel ritmo, ha più volte asfissiato sotto una ragnatela di colpi lo sfidante, gli è stato superiore sul piano tattico, sulla scelta di tempo, sulla costanza di rendimento.
Ha attraversato lo spazio tra due grattacieli, lui e il rivale, su un filo sospeso a mezz’aria. Bastava un passo sbagliato e sarebbe precipitato. Lo sapeva. Sapeva che se si fosse scoperto, se avesse lasciato uno spiraglio aperto, l’altro lo avrebbe centrato con un colpo che avrebbe potuto addirittura chiudere il match. Non glielo ha quasi mai permesso.
Ritmo, ritmo. E colpi, tanti. Addirittura se c’è stato uno che ha sbandato, questi è stato Gamal Yafai nel decimo round su un gancio sinistro del campione. Con questo non voglio dire che il britannico non meritasse la vittoria. È stato più consistente, più pesante nei colpi messi a segno. Ma la distanza tra i due non è quella creata dal giudice che ha visto dieci punti di differenza.
Ma perché? Non so proprio come sia stato possibile. Sei punti di differenza con gli altri due colleghi sulla distanza delle dodici riprese non credo siano pochi, sono abbastanza per farsi un esame, per riguardarsi l’incontro, per capire dove ha sbagliato.
Luca Rigoldi ha dato il massimo, ha boxato con orgoglio, grande preparazione atletica e una saggezza tattica ispirata dalla voce d’angolo di Gino Freo. Non meritava di essere giudicato da chi lo ha visto vincente in una sola delle dodici riprese. È un’offesa che un campione non merita.
È stato un titolo europeo avvincente. Su questo credo che in molti saranno d’accordo. E allora, come si concilia tutto questo con la realtà soggettiva di chi ha visto un dominio assoluto, un combattimento a senso unico, una cavalcata trionfale senza rischi? Perché è questo che significa un cartellino di 119-110. È uno schiaffo in faccia a chi ha sofferto in preparazione, a chi si è avvicinato carico di tensione alla sua sfida più impegnativa, a chi sul ring ha dato tutto quello che poteva.
Non era stato sufficiente per vincere e conservare il titolo. Bene, giusto. Ma da qui a raccontare una realtà virtuale che disegna un solo pugile sul ring ci corre il l’Oceano intero.
L’Ebu, silenzioso e complice quando Bilal Laggoune ha abbandonato, fermando da solo il match per il titolo contro Tommy McCarthy poche settimane fa senza che Victor Loughlin prendesse alcun provvedimento. L’Ebu che non ha detto neppure una parola sullo scandaloso comportamento di quell’arbitro, sono sicuro che anche stavolta rimarrà silenzioso.
Perché la difesa della boxe avviene solo a parole, quando si tratta di agire sembra che siano tutti bloccati sulle sedie.
Gamal Yafai è stato bravo, questa notte è stato più bravo di Luca Rigoldi. Meritava di vincere. Ma sentire quel punteggio mi ha fatto davvero infuriare. Spero si sia capito.
RISULTATI – Leggeri: Devis Boschiero (49-6-2, 61,200 kg) b Samuel Gonzales (22-8-0, 13 ko, 61,550 kg) SD (96-94, 94-96, 96-94) ; supergallo (europeo) Gamal Yafai (18-1-0, 10 ko, 55,050 kg) b Luca Rigoldi (22-2-2, 8 ko. 55,150 kg, detentore) p. 12 (119-110, 116-112, 116-112) ; superpiuma (Mondiale IBF donne) Maiva Hamadouche (22-1-0, 57,600 kg, detentrice) b Nina Pavlovic (6-4-1, 58,100 kg) kot 8; superwelter: Mirko Natalizi (9-0, 70,600 kg) b Manuel Largacha (9-10-6, 71,550 kg) kot 3; superleggeri Sandor Martin (37-2-0, 63,850 kg) b Nestor Maradiaga (8-10-1, 63,800) p. 8.

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