Rigoldi racconta un anno di tensioni. Paure, speranze, sacrifici…

Luca Rigoldi non combatte da un anno, il 14 dicembre del 2019 ha affrontato Spartak Shengelia a Polverara (Padova). Match pari in sei riprese. Il veneto ha conquistato l’europeo dei supergallo due anni fa contro Jeremy Parodi, lo ha difeso contro Anthony Settoul e Oleksandr Yegorov.
Venerdì 17 dicembre, all’Allianz Cloud di Milano, Rigoldi (22-1-2, 8 ko) difendera la cintura contro il britannico Gamal Yafai (17-1-0, 10 ko). La serata sarà trasmessa in diretta su DAZN a partire dalle 19:30.
Ho parlato a lungo con Luca mentre andava in macchina a Piove di Sacco, in casa del suo maestro Gino Freo per completare la preparazione. Con lui, in macchina, da Freo e nello stesso programma di Milano, Devis Boschiero (48-6-2) che all’Allianz Cloud sfiderà Francesco Patera (23-3-0) per il titolo Wbc Silver dei leggeri.


Luca Rigoldi, un anno fermo. Cosa è accaduto in questa lunga attesa?“Abbiamo finito il 2019 in maniera un po’ strana. Vorrei dimenticare il verdetto che hanno dato nel mio ultimo match, un pari che sa di resa dei conti. Hanno voluto far pagare a Gino (Freo, ndr) le sue polemiche con gli arbitri locali. Hanno voluto darci contro. Questo ci ha segnati. Ci siamo rimasti male. Abbiamo comunque trascorso delle feste di Natale tranquille, il sabato dopo l’Epifania è ripresa la preparazione. Poi sono cominciate a uscire le prime voci, a saltare tutti eventi. Ci dicevano, rimandiamo di una ventina di giorni. Abbiamo continuato ad allenarci, allentando un po’ la corda. Poi si è cominciato a capire cosa fosse il Covid, si è bloccato tutto. Siamo stati più di un mese lontani dalla palestra. Quando abbiamo ripreso, c’è stato un tira e molla sul nostro evento. E oggi è proprio questo che mi preoccupa. Non ho mai avuto il tempo di rilassarmi. Sono sempre stato con la pressione addosso, in attesa che dall’oggi a domani potessero ufficializzare la data. In quel momento noi non avremmo potuto farci trovare impreparati. Sembrava sempre che la data giusta stesse per arrivare. Almeno cinque sei appuntamenti sono stati messi sul piatto da metà luglio in poi. In Inghilterra per agosto, settembre a Verona, un continuo rincorrere di possibilità che poi venivano regolarmente cancellate. Ho pensato anche che il giorno giusto non sarebbe arrivato mai. Il maestro è stato bravo a tenerci sotto pressione. Aspettando, aspettando, aspettando, aspettando. Sempre in attesa…”
Come si riesce a mantenere alta la concentrazione?
“Ho un difetto. Sono uno che pensa molto, per questo ancora oggi non sono convinto che sia ufficiale al 100% l’appuntamento del 17. Dobbiamo fare i tamponi. E non devo farli solo io. Deve farli il maestro, il mio avversario, il maestro del mio avversario. Mi dicono stai attento. Io ci sto attento. Ma non credo che Lewis Hamilton non sia rimasto attento, non credo che Cristiano Ronaldo e Federica Pellegrini non siano rimasti attenti. Questo virus non ha una faccia, non si sa neppure come si prenda, da dove arrivi. La cosa che mi metterebbe davvero in difficoltà, sarebbe arrivare al giorno del peso, fare il tampone e sentirmi dire: ascolta Rigoldi, salta tutto un’altra volta. Sarei davvero in seria difficoltà. Sia per un discorso sportivo, che per un discorso economico. È la mia terza difesa di un titolo europeo, e ancora non vedo una programmazione. Mi chiedo: se dovesse andare male, il mio valore rimarrebbe quello che è o ne uscirei ridimensionato? Dopo il successo in Francia, le difese vittoriose del titolo con lo sfidante ufficiale e un altro rivale, non ho ancora certezze. Eppure mi sono sempre fatto trovare pronto, sia nei confronti dell’organizzazione che del procuratore. Mi sento stressato, è come se avessi perso il titolo e mi stessero offrendo un’altra chance. La vivo un po’ così. So anche che se le cose non dovessero andare bene, diventerebbe tutto molto difficile, nonostante la mia età. Ho 27 anni è sto per combattere per la quarta volta con un europeo in palio, non so quanti pugili possano vantarsi di avere fatto altrettanto”.
Hai mai avuto un attimo di scoramento, hai mai pensato di lasciare perdere?
“L’ho pensato spesso. Vivo una situazione di instabilità. Non sappiamo cosa ci sarà in futuro. Mi chiedo, sono stato un anno fermo, ma non potevano farmi fare sei o otto riprese per mantenere alta la concentrazione? No. È impossibile, se sei campione europeo puoi fare solo match con il titolo in palio. Pensano che sia giusto così. Come se chi avesse in programma la Champions, dovesse saltare le partite di campionato.  E invece è proprio la quotidianità del lavoro che permette di riprendere confidenza con il campo gara. Non me la sono mai tirata, se mi avessero chiesto di fare il sottoclou in una serata impegnata su un tricolore, contro un avversario impegnativo, avrei accettato felice. Mi sarebbe servito moltissimo. Il problema è che nessuno vuole investire, qui tutti vogliono guadagnare e nessuno vuole investire. Sono amareggiato dal sistema che c’è nel nostro sport. Mi dicono, finalmente hai un po’ di visibilità. Ma in passato quando si giocavano l’europeo avevano le prime pagine dei giornali. Oggi non riesco a venire fuori, nonostante faccia di tutto per emergere. Lavoro e mi impegno sul sociale e nella comunicazione, ma è difficile. E poi vedo altri atleti che a livello sportivo non vogliono nemmeno fare gli atleti, ma usano questo sport come mezzo per raggiungere il loro scopo. Fanno tre, quattro match, vincono una cintura di cartone e poi vanno di qua, vanno di là. E oggi hanno risultati, sia economici che di visibilità, molto più alti di chi porta a casa risultati più prestigiosi. Chi come me crede nei valori dello sport e non si sente di sposare questa mentalità, si chiede in che mondo viviamo. Siamo noi a sbagliare?”
Non accade solo nello sport. Anche in altri campi della società si dà più spazio all’apparenza che alla sostanza.
“Così facendo non si rappresentano più gli ideali dello sport. Allora sei portato a pensare che sia meglio fare molta meno fatica, vincere una cintura che vale poco, magari tatuarsi dalla testa ai piedi, andare al bar con il Rolex e la Lamborghini. È questo il mondo in cui viviamo”.
Il pugilato oltre a mancanza di certezze, a problemi di visibilità e alle difficoltà di avere adeguate e frequenti ricompense economiche, ha altri problemi che non tutti gli sport hanno. L’altalena degli appuntamenti crea problemi come il raggiungimento del peso e la capacità di tenere alta la concentrazione. Oltre a quelli di regolare i ritmi di preparazione.
“È un aspetto che mi tocca molto. A giugno, qualcuno mi ha chiesto: perché vai subito da Freo? Vado perché so che il maestro mi farà lavorare in maniera dura, saprà gestire la preparazione sia quando sono lontano dal match che quando l’evento si avvicina. Il resto fa parte della gestione che ogni atleta dovrebbe essere capace di darsi, se fa il professionista. Fatico a rientrare nel peso. Mangio sempre. Non mi impongo lunghi digiuni. Ma non esagero, al massimo posso essere fuori di 4/5 chili quando sono lontano dal ring. In avvicinamento faccio dei sacrifici e rientro. Trenta ore dopo il peso, recupero 5 o 6 chili. Se non stai attento, accade che poi non ti concentri sul lavoro che ti serve, ma sul peso“.


Come descriveresti tecnicamente il tuo avversario?
“Non ho guardato più di un paio di volte i suoi match. Ho paura di vedere una cosa che poi non è. Mi sembra un buon pugile, tecnicamente bravo, senza un grandissimo ritmo. Mi sembra che lavori molto a corta distanza, che gli piaccia scambiare con le gambe ben piantate sul tappeto, che lavori bene sia sopra che sotto”.
Che effetto pensi ti farà combattere in un palazzetto senza pubblico?
“Questa è un’altra incognita. Non mi è mai capitato, non so come reagirò. Posso solo dirti che in Francia avevo tutti contro, a parte la corriera dei miei supertifosi, e me la sono cavata nonostante tutto. Qui mi sembra che potrei trovarmi nello stesso clima che c’è quando ti mandano lo sparring con il suo maestro. Avrò meno pressione sulle spalle. Saranno però tutti incollati davanti alla tv. Non li sentirò rumoreggiare, ma so che saranno in tanti. Voglio immaginare di battermi in un’arena piena di gente, tutti in silenzio perché qualcuno ha messo la museruola a ogni spettatore”.


In questo modo sentirai ancora di più Freo.“E sarà un bene. Due titoli così, uno dietro altro, Devis (Boschiero, ndr) ed io non li avevamo mai fatti. E devo dirti che mi fa piacere combattere prima, così il maestro avrà un po’ più di benzina. Comincia ad accumulare anni… Gli ruberò un po’ di energia in più. Sono fiducioso, abbiamo fatto un’ottima preparazione. Speriamo vada bene. Io ce la metterò tutta. Ma mi preparo anche al peggio, perché solo pensando al peggio potrà andare meglio. Non sento addosso troppa pressione. Sono preparato a tutto”.
Un’ultima domanda, ancora sul tuo maestro. Cosa pensi che ti abbia dato in questi cinque anni che ti prepari con lui?
“Gino mi ha dato tanto. Soprattutto la consapevolezza che devo migliorare io, piuttosto che preoccuparmi dell’altro. È meglio che riempiamo, come dice lui, lo zainetto che ho sulle spalle. Meglio che lavori sulla mia tecnica, sui colpi stretti, lunghi, sul cambio guardia. Meglio cercare di togliere i difetti che ho. Così, al momento in cui il comportamento dell’avversario mi imporrà di trovare una soluzione, io saprò e potrò tirare fuori dallo zainetto che ho sulle spalle le armi che mi aiuteranno a vincere. E adesso, andiamo a portare a casa quest’altra vittoria”.

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