Mike Tyson e Roy Jones jr, uno show per chi non ama il pugilato

La realtà esiste nella mente umana e non altrove, diceva George Orwell.
Ognuno inventa la sua, quella che gli piacerebbe vivere. Non si cura di ciò che gli occhi vedono, le orecchie sentono. È convinto che il mondo reale sia come appare nella sua testa, perché è l’unico in cui è disposto a stare.
I fatti sono elementi scomodi che vanno a intralciare questa realtà immaginaria.
Non difficili da capire, impossibili da accettare.
Per quel che riguarda il popolo della boxe, la serata che coinvolge Mike Tyson e Roy Jones jr ne è l’ultimo esempio.
C’è un’organizzazione che sancisce l’evento. Si chiama Commissione Atletica della California, il suo presidente Andy Foster ha detto: “Sarà un’esibizione, se esagereranno o se uno dei due sarà ferito, l’arbitro fermerà tutto. Niente verdetto, niente giudici a bordo ring”.
Cosa c’è di poco chiaro in questa frase? Quale parola non viene capita?
Tyson e Jones jr pompano l’evento per vendere (a 50 dollari a colpo) la pay per view. Normale. Promettono ko, colpi terribili, distruzione. Normale.
A questo punto potranno verificarsi due situazioni.

  1. I due rispetteranno le disposizioni della Commissione e allora vedremo, bene che vada, una vivace seduta di sparring.
  2. I due tenteranno di darsele come se si trattasse di un vero match. L’arbitro proverà a fermare il tutto, proveranno a picchiare anche lui e poi cercheranno di mettersi ko l’un l’altro.

Nel primo caso avremo persone che pagheranno 50 dollari per uno show sulla falsariga del wrestling. Solo che nel wrestling tutto è più chiaro, paradossalmente potrei dire che lì la finzione è reale.
Nel secondo caso la boxe ne uscirà svilita, umiliata.
Il pugilato è uno sport che si regge su un principio allo stesso tempo semplice e difficile da osservare, il rispetto. La violenza che la boxe indubbiamente ha in sè è tollerata perché fa parte di uno scenario più ampio. L’esercizio fisico in palestra, il sacrificio, la capacità di sopportare il dolore, la sofferenza, l’apprendimento di come solo attraverso il lavoro si possa raggiungere un risultato, l’esaltazione del talento, della mente e della forza del corpo all’interno di regole e di comportamenti. Questo consente alla boxe di non essere messa fuori dalla società civile. Questi sono i valori che reggono l’intera struttura.
Nel momento in cui due over 50 dovessero con il loro comportamento buttare giù il castello, il re si troverebbe nudo. E la realtà sarebbe quella di una boxe identificata con la violenza, il disprezzo delle regole, l’incapacità a gestire le proprie pulsioni distruttrici. La mancata gestione della rabbia, la fragilità psicologica e l’aggressività allo stato puro dei protagonisti sarebbero elementi messi incautamente nelle mani dei denigratori.
La scelta è dunque ristretta: danno all’immagine o alla credibilità.
Il pugilato da noi è diventato sport di nicchia, una disciplina per pochi. Lo dimostra il modo in cui i media lo trattano. Sento e leggo che il tanto parlare di boxe scatenato dall’evento Tyson&Jones jr avrebbe fatto del bene, avrebbe generato interesse. Ma li avete letti gli articoli? Avete ascoltato la televisione? Un festival di luoghi comuni, di frasi fatte. Si sono avvicinati all’evento i soliti parolai, gli sputasentenze, giornalisti e scrittori che non hanno mai visto dal vivo questo sport ne hanno parlato come se lo conoscessero da sempre. E questo, pensate abbia prodotto risultati positivi?
È stata semplicemente l’ennesima spinta per farci restare nel ghetto. Perché dalla vicenda, la boxe ne uscirà sicuramente impoverita.
Sento un gran parlare di valori tecnici, di possibilità reali. Ma di quale realtà state parlando? Ma davvero pensate che Mike Tyson a 54 anni compiuti da tempo, da 15 lontano dal ring, con un finale di carriera che definire disastroso sarebbe un eufemismo, potrebbe affrontare Tyson Fury o Anthony Joshua?
Sono caduto anch’io nel tranello. Il problema non è quello a cui ho appena accennato nell’ultimo capoverso. Il problema è perché mai l’evento dovrebbe giovare alla boxe. Se rispetteranno le regole, sarà un’esibizione spacciata come match. Se non le rispetteranno, il colpo sarà ancora più duro. Tirerà giù il velo e farà vedere un pugilato incapace di stare nei confini della legalità, mai pronto a gestire i propri impulsi, sempre in affanno, capace di affidarsi solo alla violenza. E ancora dite che tutto questo farà del bene alla boxe?
Show promosso con l’inganno o pericolosa dimostrazione di violenza.
Eppure sento e leggo che non ci sarebbe nulla di male.
Se così davvero fosse, credo che questo sport meriterebbe di restare nel ghetto. Se il popolo del pugilato davvero crede che l’evento possa giovare alla causa, spingere a una nuova popolarità, allora vuol dire che i confini si sono ristretti fino a soffocarci. Se questo fosse davvero il nuovo mondo, dico: Godetevelo pure. Io, questa volta scendo.

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