Date, idee, dubbi Progetti avventurosi per la boxe del futuro

Hearn

Provo a capire quale possa essere il futuro del pugilato, italiano e mondiale.
Fatico ad avere delle risposte. Non c’è alcuna certezza, solo dubbi. Tanti.

Il professionismo americano cerca una scossa che possa riaprire le porte all’attività.
Bob Arum ha presentato all’Athletic Nevada Commission la richiesta formale per due eventi in giugno, a porte chiuse, all’MGM Grand di Las Vegas. Il 9 il prima, l’11 il secondo. Sono inserite, rispettivamente, al punto 4 e 5 dell’ordine del giorno nella riunione che la Commissione terrà il prossimo 27 maggio, con inizio alle ore 18:00 italiane.  Sembra che in uno dei due showi la Top Rank voglia inserire Shakur Stevenson.

Ancora Arum. Ha detto all’Associated Press di volere organizzare per settembre Lomachenko vs Lopez. Spettacolo solo per la Tv, senza spettatori in sala. Ma Loma è tuttora in Ucraina e solo dal 15 giugno il suo Paese riaprirà i voli per gli Stati Uniti. Questo è bastato fare scattare la protesta di Lopez che ha chiesto di annullare qualsiasi discorso sul tema.

La Golden Boy di Oscar De La Hoya ha chiesto l’autorizzazione per organizzare una riunione il 4 luglio, non ha specificato quale potrebbe essere il programma.

In Inghilterra il progetto di Eddie Hearns è perlomeno singolare.
Vuole realizzare quattro eventi nel giardino di casa.
Detta così, sembra che il promoter sia improvvisamente andato fuori di testa. La realtà dice altro.
Ha scritto Allan Hubbard su insidethegames.biz: “Sono stato nel giardino del palazzo della Matchroom, a Brentwood nell’Essex, e credetemi, potreste piazzare lo stadio di Wembley nel mezzo e ci sarebbe ancora spazio per una bancarella di hot dog”.
Un parco gigantesco.
Prima riunione il 15 luglio con Terri Harper vs Natasha Jones.
Poi altri due eventi con pugili inglesi a fare da protagonisti.
A chiudere, a fine agosto e in pay per view, il titolo dei massimi WBC ad interim tra Dillian Whyte e Alexander Povetkin. Nel programma anche Katie Taylor vs Amanda Serrano e Jason Quigley vs Jack Cullen.

Hearn annuncia anche Anthony Joshua vs Kubrat Pulev per fine ottobre/inizio novembre alla Pula Arena, Croazia.

Slitta a ottobre Daniel Dubois vs Joe Joyce. Con Anthony Yarde nel sotto clou.
“Anthony ha assoluto bisogno di riprendersi la vita – dice Frank Warren – È stato colpito dal Covid-19, è ancora in quarantena. In una settimana ha perso il padre e la nonna”.

Warren dice anche il terzo Tyson Fury vs Deontay Wilder potrebbe andare a fine anno.
Arum precisa che Macao e Australia sono due probabili sedi.

Dal Messico parla Mauricio Suaiman, presidente del World Boxing Council. All’Associated Press confessa che il suo format per la boxe dei prossimi mesi è semplice.
Un programma con quattro incontri.
Non più di quaranta persone attorno al ring tra pugili, accompagnatori, supervisore, addetti alla produzione televisiva, stampa, personale sanitario.
E soprattutto giudici a casa, davanti a un televisore. Il trionfo del telelavoro.
Vedranno gli incontri sul video, senza il commento audio. Trasmetteranno round per round il loro verdetto, attraverso un computer, al supervisore. In caso di interruzione della connessione, giura Sulaiman, è pronto un Piano B. Poi un Piano C e quindi un Piano D.
Ma quelli se li è tenuti per lui.

L’Europa riaprirà ufficialmente le porte il 12 giugno.
A Berlino è in cartellone, organizzato dalla Agon Sport, il titolo WBO Internazionale dei superwelter tra Jack Culcay e un rivale che non è stato ancora annunciato. Nella serata anche Bjoern Schicke e Artur Mann. Diretta in streaming sul canale della Bild.

E veniamo all’Italia.
Dal 4 maggio i pugili sono tornati ad allenarsi, ma rispettando la distanza sociale.
Si resta in attesa dei prossimi due passi: l’autorizzazione a fare sparring in palestra e il permesso di affrontare un match ufficiale.
La Fpi ha chiuso un accordo con la Rai per cinque date, a partire da giugno.
Un venerdì ci sarà una serata dedicata al racconto di un personaggio, di una storia; il venerdì successivo la trasmissione in diretta di un match, presumibilmente valido per il titolo italiano.

Sul futuro del professionismo nel nostro Paese ho sentito Enrico Apa.
“Stiamo vivendo una situazione complessa. Partiamo da un concetto base: la salute dell’atleta viene prima di qualsiasi cosa. Potremmo trovarci davanti a un bivio. Il protocollo del Ministero della Sanità per lo svolgimento dell’attività agonistica potrebbe essere estremamente rigido, richiedere una serie di tamponi. Questo aumenterebbe i costi organizzativi, ma accorcerebbe i tempi della ripresa e darebbe maggiore sicurezza. La Federazione sarà al fianco degli organizzatori per quanto riguarda gli eventuali costi supplementari. Per avere un approccio meno rigido credo bisognerebbe allungare i tempi, rendendo così più lontana la ripresa. Sinceramente, è mia opinione personale, penso che non si tornerà sul ring prima di settembre/ottobre. Più complesso il discorso per gli AOB che non fanno parte delle squadre nazionali. I tornei prevedono la partecipazione di centinaia di atleti, come dovranno comportarsi gli organizzatori in quei casi? Quanti tamponi saranno necessari? Quali saranno i costi? Il problema per le ASD sarà complesso. La Fpi non le lascerà sole, ma una visione globale della situazione non può che generare una forte preoccupazione”.

Salvatore Cherchi, presidente della Opi Since 82 è a mezza via tra ottimismo e pessimismo.
“Siamo in attesa che il Ministero della Sanità detti le linee guida, che indichi gli spazi entro cui potremo muoverci. Senza avere un protocollo, non si possono fare previsioni. La situazione è drammatica per chiunque. Tragica sotto il profilo sanitario per tutti i malati e le perdite inflitte dal virus, inquietante sotto quello finanziario. Vedo meglio il futuro a livello internazionale, Matchroom si sta muovendo e il rapporto con la nostra società resta solido. Spero si possa fare qualcosa già da luglio, ma onestamente se dovessi dare un tempo per la ripresa direi settembre”.

Difficile tirare le somme, non ci sono certezze da cui partire.
L’esperienza dice che non si potrà tornare a combattere in sicurezza prima di fine settembre. E dice anche che il futuro del dilettantismo, per una questione di numeri e di investimenti, sarà paradossalmente più complesso di quello professionistico.
La pandemia ha sconvolto il mondo. E lo sport fa parte del mondo.
Non ho fiducia nelle ricette magiche, nelle teorie che non si basano sui numeri, nei progetti che prevedono investimenti che avrebbero bisogno di finanze che non esistono.
La realtà dice che uno sport come il pugilato, flagellato da una errata gestione federale si trova davanti a una situazione difficile come forse non lo è mai stata.
Tanto per rimanere in tempo recenti, sono vent’anni che la FPI punta sempre e solo sul dilettantismo. Il risultato è quello di avere distrutto il professionismo e avere lasciato inaridire per invecchiamento dei protagonisti il settore dilettanti. Il virus ha dato solo l’ultima spallata.
È arrivato il tempo della ricostruzione.
Sono sempre più convinto della semplicità di un progetto, il ritorno all’antico.
Percorso obbligato. Un ragazzo/una ragazza entra in palestra, disputa i primi match, passa dilettante, magari va in nazionale e disputa un’Olimpiade (UNA), passa professionista. Nell’intero percorso, secondo ineccepibili criteri di merito, è aiutato/a, dal punto di vista finanziario, dalla Federazione che integra quello che il privato non può coprire.
Il rischio stavolta è davvero alto. Tre mesi di fermo possono diventare sette. Se si sbaglia la ricetta, saranno guai grossi. Ogni giorno che passa sarà più difficile curare il malato.