Foreman: Nessuno mi spaventa come mi ha spaventato Tyson

Sabato, 1 febbraio 2020.
Un tweet di George Foreman riaccende la magia di quello che avrebbe potuto essere e non è mai stato.
Sul profilo del campione qualcuno pone una domanda.
Se fossi al tuo meglio e dovessi scegliere un avversario che ritieni possa batterti o impegnarti nel match più duro. Chi sceglieresti?
Lui risponde.
Sono tutti bravi oggi. Ma nessuno mi spaventa come mi ha spaventato Mike Tyson.
La sfida tra Big George e Iron Mike avrebbe arricchito tutti i protagonisti.
Non si è mai fatta, perché?
Ho provato a raccontarlo nel libro IL MATCH FANTASMA.
Ecco qualche pagina di quella storia…

Mike si alza, sta per andarsene. Dal fondo della sala arriva l’ultima domanda.
Affronteresti Foreman?
“Che sia il benvenuto, non faccio discriminazioni”.
Passa qualche mese, siamo a metà gennaio del ’90.
Big George attacca e smentisce quelle parole. Sorridente e con quell’espressione da bambinone con cui sembra voglia prendere in giro il mondo siede comodamente su un divano, si muove come se fosse in casa sua, invece è davanti a milioni di telespettatori. Ospite del David Letterman Late Night Show, il peso massimo texano va giù duro.
Quali sono i più forti picchiatori della tua epoca?
“Gerry Cooney, Ron Lyle e Cleveland Williams. Quando ti prendono ti fanno vibrare il corpo come se fosse un gigantesco budino”.
E Mike Tyson?
“Credo colpisca duro, ma non riesco a incontrarlo”.
Lo affronteresti?
“Certo. Non sono tornato per mettere ko Cooney o nessun altro. Voglio il titolo mondiale, voglio quello di Tyson. Posso dimostrare che anche lui farà la stessa fine degli altri, andrà giù in una o due riprese”.
Hai mai incrociato Tyson?
“Sì”
Che tipo è?
“Non parla molto, ma la prossima volta che lo incontrerò sarà su un ring e lì non ci sarà bisogno di parlare”.
Il match ha possibilità di realizzarsi?
“Don King è venuto nel mio campo di allenamento a Houston e mi ha offerto cinque milioni di dollari”.
E tu cosa hai risposto?
“Ho preso tempo. Devo avere più paura di Don King che di Tyson”.
Pensi che alla fine l’incontro si farà?
“Lo spero. Lui è un tipo tosto e picchia forte. Ma continua a evitarmi. Sì Mike Tyson continua a evitarmi. Questa è la verità”.
………..

In un Cafè di Atlantic City si incontrano George Benton, il coach più importante d’America, e Bobby Goodman, il match maker della Don King Production.
Benton: “Che è successo al match tra Tyson e Foreman, sapevo che era proprio quello che Don King stava cercando di mettere in piedi e invece è saltato. Che è successo?”
Goodman: “Non ci crederai mai, Tyson è terrorizzato da Foreman e non ha alcuna intenzione di salire sul ring per battersi con lui. Ero lì quando Don King ha cercato di mettere su il combattimento.”
Benton: “Come è andata?”
Goodman: “Don diceva: Foreman è vecchio e lento, porta tanti soldi, di lui è rimasto solo il nome.”
Benton: “E Tyson?”
Goodman: “Urlava: Non affronterò mai quell’animale, se ami così tanto quel figlio di buona donna vacci tu sul ring contro di lui.” (*)

Mike ha visto tante volte il video del primo match tra Foreman e Frazier, è uno dei suo spettacoli preferiti. Ogni volta che l’ha visto gli sono venute in mente le parole di Cus D’Amato: “Per un peso massimo piccolino è un suicidio affrontare Foreman cercando di avvicinarsi come ha fatto Frazier o come avrebbe fatto Rocky Marciano. Solo quelli grandi e grossi possono avere delle possibilità contro di lui”.
Niente da fare, la sfida resta nel mondo dei sogni di qualsiasi promoter.
Entra a piedi pari Bob Arum, il boss della Top Rank.
“Offro la possibilità di guadagnare ottanta milioni di dollari a un pugile che tira pugni come una bambina. Se Tyson fosse un uomo raccoglierebbe la sfida invece di combattere contro ragazzotti che non sono neppure dei professionisti”.
Sul piatto ci sono tanti soldi. Lasciando perdere le sparate pubblicitarie, sembra che, avvicinandoci alla realtà, per i due le borse sarebbero di 15 milioni di dollari, più una percentuale sugli incassi.
Decisamente niente male.
Il popolo americano vuole vedere il vecchio campione contro il giovane ribelle che ha appena perso l’aureola di imbattibilità, ma resta pur sempre la personificazione della violenza.
“Confermo. Ci sono stati dei negoziati, ma Tyson non ha mai voluto affrontarmi” sottolinea Foreman.

(*) Il dialogo è ripreso da un articolo scritto da Frank Lotierzo, il 16 settembre 2004, e pubblicato dal sito americano online EastSide Boxing.
………

Steve Lott prende le difese di Iron Mike.
“Cus D’Amato l’ha sempre detto. La testa di George Foreman è una lanterna nel buio: immobile, ben visibile e facile da colpire”.
La sfida sembra vicina. Bisognerà solo aspettare che Tyson esca dal carcere, torni in palestra e faccia almeno un match di rientro. Poi diventeranno tutti ricchi.
L’ostacolo principale lungo questo percorso si chiama Don King.
Foreman non vuole assolutamente avere a che fare con lui.
“Ecco cosa fa Don King. Ti promette una montagna di denaro per batterti contro il Signor Nessuno. Ecco perché Tyson sta con lui, non vuole rischiare. Ma io non entrerò mai in un affare in cui sarà coinvolto Don King, non mi fido”.
Bob Arum pensa di affidare l’organizzazione del match a una terza persona, un’organizzazione che gestisca l’intera vicenda: borse, contratti, pubblicità. Uno che possa garantire quindici milioni di dollari ai due protagonisti.
Tyson fa sapere che potrebbe essere pronto per settembre 1995.
Un anno è lungo da passare per un pugile che ne ha già quarantacinque.
Il 6 marzo del ’95 la World Boxing Association toglie il titolo a George Foreman, colpevole di essersi rifiutato di affrontare lo sfidante ufficiale Tony Tucker.
Il 29 giugno dello stesso anno anche l’International Boxing Federation si riprende la cintura. Big George non ha concesso la rivincita ad Axel Schulz, da lui sconfitto ai punti in un match che si era portato dietro un’infinita polemica sul verdetto.
È a questo punto che in pratica si chiude la seconda vita pugilistica di George Foreman. Altri due incontri, la sconfitta contro Shannon Briggs e il definitivo ritiro.
Nella stanza dei ricordi conserva un paio di pantaloncini rossi. Li ha ha indossati nel mitico “Rumble in the jungle” contro Muhammad Ali nel ’74, li ha messi la notte in cui ha riconquistato la cintura contro Michael Moorer nel ’94. Vent’anni, è la distanza tra un incubo e il sogno.
La sfida contro Mike Tyson resta un match fantasma che avrebbe portato a casa una montagna di soldi, ma che nessuno ha mai voluto davvero mettere in piedi.

(da IL MATCH FANTASMA di Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free. L’America sognava Tyson vs Foreman. Intrighi e misteri vissuti a bordo ring)

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...