Accadeva 25 anni fa, Foreman ne aveva 45 e si riprendeva il mondiale

C’è un tempo e un luogo giusto perché
qualsiasi cosa
abbia principio e fine.
(Anne Lambert, Picnic ad Hanging Rock)

 

Teddy Atlas è all’angolo. Ha appena visto qualcosa che non va, il suo uomo fatica a capire da dove possa arrivare il pericolo. Il campione è avanti sui cartellini di tutti e tre i giudici: 86-85 Duane Ford, 88-83 Chuck Giampa, 88-83 Jerry Roth. Ma il coach avverte un forte segnale negativo.
Urla.
“Gira a destra!”
È un’imprecazione, più che un suggerimento.
Ma ormai è troppo tardi, non riesce a salvarlo.
Il diretto destro dello sfidante centra in pieno la mascella, Michael Moorer crolla al tappeto. I diciottomila dell’MGM Grand Arena gridano la loro gioia. L’omone nero, grosso e pelato mormora qualche parola. Spalle appoggiate sul paletto dell’angolo neutro e guantoni sulle corde, guarda in alto e prega.
Moorer prova a tirarsi su, si rotola su se stesso, tenta di fare forza sulle braccia. È stato padrone del match per nove round, poi ecco la maledetta decima ripresa con quel colpo che sembra arrivare dal nulla.
Il campione del mondo fa un ultimo tentativo, ma non ce la fa proprio a tirarsi su, si appoggia al tappeto.

L’arbitro Joe Cortez annuncia: “Out!”.
George Foreman si inginocchia e ringrazia il Signore.
Un’Entità con cui sembra avere un rapporto confidenziale.
“Prima del match l’Onnipotente è entrato nel mio spogliatoio e mi ha detto che per una sera avrei potuto non rispettare il sesto comandamento. Per una volta, ma solo sul ring, avrei potuto anche uccidere”.
“Vergognati, sei un predicatore e parli di uccidere!”
L’urlo arriva dal fondo della sala dove si sta svolgendo la conferenza stampa, è Big Foot Martin a lanciarlo.
Foreman sorride e scuote il capoccione. Il paradosso, l’iperbole, il messaggio ironico non è stato recepito. Meglio andare avanti su un’altra strada.
“Adesso, quando mi annunciano sul ring, non dovranno più dire l’ex campione del mondo. Era ora!”
All’altro capo del tavolo Michael Moorer si copre il volto e piange.
“La cosa più difficile sarà dirlo a mio figlio, l’ho deluso”.
È un momento di grande difficoltà per lui. Alla vigilia del match ha rotto con la moglie Bobbie, una separazione dura, difficile da superare. Gran parte delle cause di questa sorprendente sconfitta potrebbe avere origine in quei giorni di liti continue.

 

È il 5 novembre del 1994 e Foreman si è ripreso il titolo dei pesi massimi dopo vent’anni. Oggi, che ne ha 45, ha riportato a casa le cinture Wba e Ibf.
L’aveva detto prima della grande sfida ad Evander Holyfield.
“Sono come la Cometa di Haley, come un’eclissi di sole. Potete vederla una sola volta nella vostra vita. Forza gente, comprate binocoli e telescopi. So che il clan di Holyfield ha studiato alcuni miei filmati. Errore. Come puoi studiare un miracolo? Cosa è un miracolo? Uno che mangia in continuazione. Io ho un sogno e nessuno mi impedirà di realizzarlo, neppure questo bravo ragazzo accanto a me. Ha muscoli dappertutto, anche nelle orecchie e nelle dita dei piedi. Ma non potrà battermi. Gente, correte a comprare il biglietto. Fatelo velocemente, altrimenti non vedrete il mio capolavoro”.
Il miracolo non gli era riuscito, Evander aveva vinto ai punti.
Stavolta Big George non ha fallito. Ha messo knock out Michael Moorer, si è ripreso il titolo ed è appena entrato nella leggenda.

(da Il match fantasma di Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free)

 

 

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