A Tokyo 2020 ancora pro’ e arbitri AIBA. Parità di genere a Parigi 2024

Tre notizie dal mondo AOB.
Il CIO dovrebbe comunicare questa settimana la sua intenzione di confermare la presenza dei professionisti all’interno del torneo olimpico.
La decisione del presidente Bach di togliere l’organizzazione del torneo all’AIBA e di affidarla a una task force diretta dal giapponese Watanabe non avrebbe quindi consigliato un diverso atteggiamento su un tema così pieno di pericoli, compresa la ripetizione del flop già verificatosi in Brasile.
L’esperimento era stato infatti tentato, con esiti deludenti, la prima volta a Rio 2016. Solo tre professionisti avevano aderito al progetto: Hassan N’Dam N’Jikam (eliminato al primo turno da Michel Borges nei mediomassimi), Carmine Tommasone  e Amnat Ruenroeng: entrambi nei leggeri, entrambi eliminati agli ottavi rispettivamente da Lazaro Alvarez e Sofiane Onnuiha.
Ieri il Messico ha dichiarato ufficialmente che presenterà pugili pro’ alle selezioni per Tokyo 2020.
Delfine Persson (43-2-0, 18 ko) ex campionessa mondiale Wbc dei leggeri, recentemente sconfitta per decisione a maggioranza da Katie Taylor, ha manifestato ufficialmente la sua intenzione di partecipare ai Giochi. Ha già chiesto un aiuto economico al governo belga. Tornerà sul ring, da superpiuma, l’11 novembre a Oostende contro Helen Joseph (17-3-2, 10 ko). Poi di dedicherà alla preparazione in vista delle qualificazioni, a meno che non arrivi la proposta di una rivincita contro la Taylor.
A proposito di donne, ecco la seconda notizia.
L’ufficio comunicazione del CIO, a mia domanda ha risposto che nel 2024 la parità di genere nel torneo olimpico di Parigi sarà totale. Attualmente le categorie maschili sono state ridotte da 10 a 8, mentre quelle femminili sono aumentate da 3 a 5. È presumibile che in Francia avremo sei categorie di peso maschili e altrettante femminili.
Ultima notizia del giorno. A un’altra mia domanda, l’Ufficio Comunicazioni del CIO ha risposto che gli arbitri impiegati in Giappone saranno ufficiali AIBA. Ma, hanno specificato, saranno diversi i criteri di selezione e dovranno frequentare un corso di formazione. Se escludiamo i 36 sospesi dopo Rio 2016, la qualità di giudici e arbitri non è certamente il massimo che si possa pretendere. Dove pescherà dunque il CIO, potendo contare su un unico serbatoio?

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