Tragica storia di Caleb, campione triste che sabato difenderà il mondiale

Ho riconosciuto la felicità
dal rumore che ha fatto andandosene
(Jacques Prévert)

Essere felici, a volte accade.
Caleb Plant lo è stato.
Nei primi match da professionista, nella gioia di un amore giovane, nel momento in cui lei gli ha confidato che sarebbe diventato padre.
Ma la felicità spesso scappa via velocemente e lascia che sia la tragedia a ricordarti che il compito di molti di noi, in questa vita, è piangere piuttosto che gioire.
La gioia della paternità dura lo spazio di un mattino. Scrivo così perché rende meglio l’idea, anche se in questa storia forse non dura neppure quello.

Un’ambulanza si ferma a New Hope Road, angolo Highway 41A,  Cheatam, Tennessee. L’autista prende il telefono, chiama il 911 e chiede aiuto.

Caleb ha subito saputo che diventare padre sarebbe rimasto un sogno, spezzato da una notizia crudele. Alia è nata il 7 maggio del 2013, è nata malata. Una rara malformazione del cervello, la mancanza di difese immunitarie, una grave infezione degenerata in polmonite. È morta il 29 gennaio del 2015. Aveva diciannove mesi.
Plant torna a combattere meno di quaranta giorni dopo. Sale sei volte sul ring, in quell’anno maledetto. Un match dietro l’altro, battendosi più contro i demoni che contro altri pugili.

L’autista dell’ambulanza avverte lo sceriffo che una donna, la stessa che stanno trasportando verso l’ospedale di Nashville, ha estratto un coltello dallo zaino e l’ha puntato contro un paramedico.

Caleb Plant non può a dimenticare. Una vita spezzata appena dopo essere sbocciata, un peso incredibile sulle spalle di un padre. Una promessa fatta alla bambina, quella di portare la cintura mondiale sulla tomba. Serve ad alleggerire di qualche grammo un macigno che pesa tonnellate.
Alla fine riusce a mantenere la parola.
Il 13 gennaio 2019 batte Josè Uzcàtegui a Los Angeles e diventa il nuovo campione mondiale IBF dei supermedi.
Il giorno dopo depone la cintura accanto alla lapide di Alia.

La macchina della polizia arriva veloce. Si ferma vicino all’ambulanza, il vice-sceriffo scende dall’auto, fa pochi passi, poi si blocca. Quella donna scende dal pullmino e brandisce un coltello.

La notte del mondiale, Caleb la conclude con una commovente cerimonia negli spogliatoi del Palasport. Si inginocchia davanti alla compagna Jordan Hardy e formula la domanda di rito.
“Amore, vuoi sposarmi?”
“Sì!”
È fatta.
Tornano nella loro casa di Las Vegas.

Il vice-sceriffo fa qualche passo verso la donna, lei gli muove il coltello davanti, lui spara, lei muore. Lo sceriffo Mike Breedlove scrive sui social. “È facile per una persona prendere una decisione quando si hanno ore, giorni e mesi per studiare la situazione seduti su un divano. Un altro conto è quando sei lì fuori nell’oscurità mentre urla, sangue e armi entrano nel mix. I tuoi secondi si riducono a un istante, devi fare una scelta immediata, mentre i corsi di preparazione ti prendono a calci nello stomaco.” Quella donna si chiamava Beth, aveva 51 anni. Era la mamma di Caleb Plant, è morta il 9 marzo 2019.

Il campione scrive sui social, uno struggente messaggio che poche ore dopo viene rimosso.
Ti amo e ti amerò per sempre, mamma. Hai sempre detto “lavora duro Bubba” e io l’ho fatto. So che abbiamo passato molto tempo sperando che il nostro rapporto diventasse diverso, ma tu eri e sarai per sempre la mia mamma. Avevamo desiderato entrambi di ripartire da zero, sarei voluto tornare indietro, avremmo potuto ricominciare daccapo. Avevi i tuoi demoni, ma avresti dato le scarpe che avevi ai piedi e il tuo ultimo dollaro a chiunque ne avesse avuto bisogno. Ti amo mamma e so che ora sei lì con Alia, la mia bambina e la sua nonna finalmente insieme. Sei la prima di tutti noi a vedere che cosa sia veramente Alia, baciala e dille che suo padre la ama, che lei gli manca tanto.”
Essere felici.
A volte accade, ma quasi sempre dura troppo poco.

Sabato 20 luglio, all’MGM Grand di Las Vegas, Caleb Plant difende il titolo IBF dei supermedi contro Mike Lee.

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