Un’altra battaglia per Blandamura, Morrison è un rivale duro. Lele può farcela

Lele, come va?
Bene, sono pronto“.
C’è qualche progetto nell’aria?
L’unico progetto che ho in questo momento è battere lui“.
E mentre dice lui, Emanuele Blandamura indica con gli occhi Marcus Morrison.
L’inglese ha i lineamenti del volto spigolosi, lo sguardo da duro. È qualche centimetro più alto del nostro campione.
Ho visto alcuni suoi video.
Jab sinistro, jab sinistro, jab sinistro.
Ne tira in continuazione, sembra sia convinto bastino quelli per portare a casa la vittoria… deve essere un seguace di Pipero Panaccione.
Nel sinistro c’è l’arte e l’eleganza, la finezza, l’impostazione di un boxeur. Avere un bel sinistro e saperlo usare significa essere un pugile quasi completo. Avere un bel destro, senza però fare uso del sinistro, è come trovarsi nel mezzo del deserto, affamato e assetato, con le tasche piene di denaro e non poterlo spendere. Con un bel sinistro sarai ricco e comanderai il mondo“.
Lo ripeteva in continuazione Pipero, che papà Tommaso, vecchio anarchico romano, aveva battezzato Lucifero Arbace Ribelle.
Pipero, il maestro che aveva scelto la boxe come terreno dove praticare le sue battaglie, è stato un insegnante di tutto rispetto.

Il jab sinistro di Marcus è veloce, pesante. Ma anche il gancio destro con cui a volte doppia il colpo guida, è di buona fattura. Lo dimostrano i 14 ko su venti vittorie. È un rivale duro da affrontare, ma Lele non ha certo paura. Non ne ha più. L’ha spesa tutta negli anni di una gioventù difficile e sofferta.
Blandamura arriva sereno alla sfida, ma sa di giocarsi davvero tanto. Il 19 dicembre compirà quarant’anni.
Non può permettersi passi falsi.
Se sono ancora qui c’è un motivo. Voglio tornare al posto che mi spetta, voglio una classifica mondiale migliore e possibilmente un’altra occasione importante“.

Ha la faccia da bravo ragazzo, il sorriso contagioso e una capacità sorprendente di entrare in sintonia con chiunque. Ci parli una volta, e ti conquista. Ma sul ring non servono parole, sono i pugni a parlare.
Nel passato di Lele le sue mani hanno scritto pagine esaltanti. Ha vinto l’europeo dei medi, l’ha difeso, è stato sfidante al mondiale. Su trentadue incontri, tre sconfitte. Una di queste, contro Billy Joe Saunders a Manchester, ha rappresentato una tappa importante della carriera. Ha dimostrato agli altri quello di cui lui era sempre stato convinto. A quei livelli ci può stare, non è un intruso.

Ma gli anni passano, i tempi di recupero si allungano, la fatica si sente di più, la velocità cala. A Lele non sembra sia così, ma è la vita a segnare il tempo. Noi non possiamo farci niente.
Blandamura salirà sul ring per mostrare come si possa lottare anche contro il tempo. Sarà questo l’avversario più duro da battere.
Lele ha sempre fatto del ritmo costante la sua forza. Il pugilato per lui è aggredire il rivale, farlo sentire prigioniero di una ragnatela di colpi, soffocarlo con la propria pressione. È la strada che ha percorso per mettere assieme ventinove vittorie.
Contro Marcus Morrison, quasi quattordici anni più giovane di lui, capiremo quanta benzina ha ancora da spendere.

Il britannico è sicuro, ha un’arroganza gentile. Un ossimoro, due espressioni apparentemente inconciliabili, che mi sembra disegni alla perfezione il soggetto.
Il tempo di Blandamura è passato, mi riprenderò il titolo“.
E sì, perché l’Internazionale SiIver WBC dei pesi medi il giovanotto di Manchester l’ha già vinto. Poi è accaduto qualcosa che neppure lui ha saputo spiegare ed è stato costretto a ricominciare da capo.
Marcus combatterà con un nome scritto a caratteri cubitali sulla cintura dei pantaloncini: EMÈLIE. La figlia che ha poco più di un anno, la bambina che gli ha ridato speranza e voglia di combattere. Quella piccolina è il suo eroe.

Anche Lele ha, da sempre, un eroe scolpito nel cuore. Nonno Felice, l’uomo che ha dato un senso alla sua vita. Lo ricorda ogni giorno nelle preghiere e presto partirà per il Sudafrica. Andrà a visitare la terra dove Felice è stato a lungo prigioniero durante la seconda guerra mondiale. Sarà un modo per sentirlo ancora più vicino.
Prima però c’è il match. Sarà duro, difficile.
Blandamura ha i mezzi per portarlo a casa, per vincere e ricominciare a sognare. Stavolta l’asticella sarà posta a un’altezza elevata. Lele se vorrà scavalcarla, dovrà attraversare la notte romana senza commettere un errore, sarà obbligato a ritrovare come per incanto vecchie sensazioni, energie che sarà indispensabile riprodurre.

Ogni volta che andrà a pressare, si troverà quel maledetto jab sinistro davanti, pronto a sbarrargli la strada e a cancellare i suoi sogni. Il cuore della sfida è tutto lì: nell’abilità di schivare quel colpo, nella continuità d’azione che saprà sostenere, nella capacità di fare rivivere le sensazioni di un tempo.
Marcus Morrison è un cliente decisamente scomodo, Emanuele Lele Blandamura si trova davanti a un esame complesso.
Può farcela.

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