Maurizio Icio Stecca, storia di una magica notte vissuta in terra di Francia

La gioia più grande
è quella che non era attesa.
(Sofocle)

È un dicembre freddo, ventoso. La pioggia viene giù fitta. Niente scrosci d’acqua, né temporali. Solo una lenta, continua pioggerella fastidiosa. Poca gente in strada. Anche il clan italiano, dopo l’allenamento, si è rintanato in albergo. Nella piccola hall, Umberto Branchini, Elio Ghelfi e il dottor Mario Ireneo Sturla siedono su minuscole poltrone.
Maurizio “Icio” Stecca se ne sta in disparte. Il match che l’attende non è dei più semplici. Chi gli vuole male dice che sta celebrando un farewell tour, una tournèe di addio. Sostengono sia a caccia di buone borse. In cambio, aggiungono con una perfidia neppure nascosta, è pronto a offrire un nobile curriculum che arricchirà il curriculum dell’avversario.
Non è così, non può essere così.

Maurizio da dieci anni è una delle colonne del pugilato italiano. Prima da dilettante dove è arrivato all’oro olimpico di Los Angeles 1984. Poi da professionista dove ha vinto il titolo nazionale, quello europeo e infine il mondiale. Non penserebbe mai di barattare l’onore con il denaro. A ventinove anni sente che le stagioni migliori sono alle spalle e magari accetta qualche rischio in più. Questo sì, ma sale sempre sul ring con l’obiettivo della vittoria.

Siamo a Clermont-Ferrand, Francia, nella regione dell’Auvergne. Un posto di mezza collina dove tutti adorano l’idolo di casa. Lui è Fabrice Benichou, un francese nato solo per caso a Madrid. Il papà di professione faceva il fachiro. Si bucava le braccia con gli aghi, si faceva seppellire vivo per ore, si sottoponeva a crocefissione, una volta si era addirittura fatto investire da una macchina. Superava il dolore grazie a una profonda conoscenza delle tecniche yoga.
Qualche volta esagerava. Sembra che abbia fracassato dei mattoni messi sul ventre della moglie sdraiata su una tavola piena di chiodi. Lei era incinta di Fabrice, che sarebbe poi nato tre mesi prima del previsto. Appena un chilo e trecento grammi sulla bilancia. L’ospedale americano di Madrid lo aveva tenuto nell’incubatrice e lo aveva miracolosamente salvato.
Era il 1965.

Il ragazzo ha imparato a crescere lottando. Contro chi lo prendeva in giro per una deformazione al palato, contro chi lo sfotteva per quell’essere eterno girovago. La famiglia viaggiava in continuazione in cerca di nuove piazze, sembra abbiano visitato almeno quaranta diversi Paesi.
Un piccolo guerriero fragile. Abbastanza tosto però per vincere prima l’europeo e poi due volte il mondiale. Ha da poco perso il titolo Wbc dei piuma contro Paul Hodkinson. Ma, a 27 anni, ha tutto il tempo per ricominciare. E il nuovo inizio avrà inizio il 18 dicembre 1992 contro Maurizio Stecca. Nessuno in Francia pensa possa finire diversamente, pochi lo ritengono possibile anche in Italia. Manca ancora una settimana al Natale, per i doni sotto l’albero è davvero presto.

L’avvio del combattimento conferma i pronostici. Icio va al tappeto nel round di apertura.
È già finita?
Il pensiero corre veloce nell’affollata platea.
No, non è finita. Il divertimento cominci proprio adesso. La sfida entra in una dimensione inaspettata. Stecca è un gioiellino, un capolavoro di perfezione meccanica. Piacevole da vedersi, porta i colpi con precisione da maestro, li tira esattamente come vanno tirati. Ma dà l’idea di una fragilità fisica e anche sul piano della tenuta mentale in pochi scommetterebbero la casa su di lui.
Si sbagliano, oh come si sbagliavano…
Maurizio Stecca da Sant’Arcangelo di Romagna, per gli amici Icio, si trasforma in una furia. Incalza, attacca, piazza i colpi incurante di quali possano essere le reazioni dell’altro. Benichou ci prova, ma Icio è un mago della nobile arte, un combattente senza paura. Picchia e schiva. Colpisce, si ritira, per poi rientrare. Mobile quando c’è da evitare l’attacco del rivale, ben fermo sulle gambe quando deve mettere a segno la botta giusta.

È una lotta selvaggia, il sangue esce dalle ferite dei due e va a coprirne i pantaloncini che diventano di un rosso intenso, inquietante. L’ispano-francese sembra un vecchio samurai. I lunghi capelli appiccicati al volto, il codino che il sudore generato dalla lotta ha ormai attaccato al collo, il profilo scolpito con tratti duri senza concessioni alla dolcezza. Attacca, cerca la corta distanza, l’unica possibilità rimasta per portare a casa il risultato. Icio lo soggioga, lo surclassa in classe e personalità.
Alla fine il capolavoro è sancito da una meritata vittoria ai punti in terra di Francia, dalla riconquista dell’europeo dei piuma e dalla gioia di avere rispedito in campagna tutti quelli che erano pronti a cantare il de profundis.
Sì, penso sia stato proprio questo il miglior match da professionista di Maurizio Stecca.
È rimasto sul ring per altri tre anni. Perdendo, riconquistando e riperdendo la cintura continentale. Poi ha chiuso con il titolo italiano.

Oggi fa l’allenatore in nazionale. Lotta ancora, ma stavolta il nemico si chiama Epn, una malattia che aggredisce le cellule base del midollo osseo e attacca indifferentemente i globuli rossi, quelli bianchi e le piastrine. Non corre pericolo di vita, ma sta male e deve sopportare continui controlli. Icio è un combattente, continua a lavorare anche se ogni tanto qualcosa gli fa pensare che sarebbe meglio tenere la guardia più alta.
Benichou è andato avanti per altri 14 anni, quando ha smesso ha sofferto in maniera tremenda quella che il giornalista Jean-Pierre Delacroix di Libération ha definito “vita post mortem”. Ha cominciato a bere fino a non poterne più fare a meno. Quando la seconda moglie lo ha abbandonato, ha pensato che non valeva più la pena di vivere. Per tre volte ha tentato il suicidio, l’ultima lo hanno salvato i parenti spaventati da alcuni messaggi che aveva postato su Facebook.

Ce l’ha fatta, si è disintossicato, ha scritto la storia della sua tormentata esistenza, una biografia intitolata Putain de vie!, editore Plon.
Sembra sia definitivamente uscito dal tunnel.
Quando qualche tempo fa un giornalista di Le Monde è andato a trovarlo, ha risposto alla prima domanda con un mezzo sorriso triste.
«Come stai?».
«Sono ancora vivo…».

(testo da PUGILI di Dario Torromeo, edizioni SLAM/Absolutely Free, 350 pagine, 18 euro. Il libro sarà presentato domani 5 luglio alle ore 19:00 presso la Cantina Novaripa a Ripa Teatina. Presente l’autore, ospite Dario Ricci: direttore artistico del Festival Rocky Marciano e giornalista di Radio24-Il Sole 24 Ore)

Sabato 6 luglio alle ore 21:00, presso l’Antico Convento Francescano di Ripa Teatina, Maurizio Icio Stecca riceverà il premio Rocky Marciano alla carriera pugilistica. Campione olimpico, campione mondiale professionisti, inserito lo scorso ottobre nella Hall of Fame del pugilato italiano su indicazione del sito specializzato boxeringweb.net. Un campione di valore assoluto. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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