Ruiz jr fa saltare il banco! Joshua finisce kot in una notte da incubo

Andy Ruiz jr ha fatto saltare il banco.
In una notte incredibile, sul ring del Madison Square Garden, ha dominato Anthony Joshua, ha messo a nudo la sua fragilità fisica e psicologica. Lo ha scaraventato al tappeto per quattro volte, lo ha dominato sul piano tecnico e ha portato il Messico per la prima volta sul tetto del mondo.
Sì, il re è nudo. Joshua non ha scuse. Aveva tutto dalla sua parte, anche un knock down inflitto allo sfidante in apertura di terzo round. Un gancio sinistro, doppiato da un diretto destro, mandava giù il pugile di Mexicali. Seduto sul tappeto, Andy guardava il rivale, poi l’arbitro, si alzava e riprendeva la battaglia. Da quel momento in poi, giurava a stesso, non ci sarebbe più cascato. Non avrebbe permesso al colosso britannico di spezzare il suo sogno.
Più veloce di braccia, più rapido di mente, ha portato avanti un piano tattico prevedibile, ma difficile da infrangere per il campione. Pressava, pressava, accorciava la distanza e poi scaricava le serie. Sopra e sotto, senza fermarsi mai. E quando l’altro, per un attimo, riusciva a penetrare nella sua guardia attenta, come in occasione di quel gancio sinistro nella seconda ripresa, portava a casa e riprendeva la marcia di avvicinamento.
Epico il terzo round.
Diretto destro, gancio sinistro di Joshua. Andy Ruiz jr al tappeto.
Lo sfidante si rialzava, prendeva un diretto destro che era una bomba ma non faceva una piega.
Gancio sinisto di Ruiz, Joshua al tappeto. Stupore, incredulità. Il ragazzo paffuto venuto dal nulla, come ama definirsi, si era appena presentato al mondo.
A fatica il campione si rimetteva in piedi. Le gambe traballanti e nella testa un incubo che si stava materializzando. Quel signore davanti a lui, dieci centimetri più basso, con il fisico sgraziato e la pancia di un commendatore sulla spiaggia, lo stava distruggendo.

Gancio destro di Ruiz. Ancora giù AJ, rimetteva assieme i pezzi appena in tempo. Era in piedi, aspettava il suono del gong che arrivava puntuale a chiudere una ripresa che ricorderemo a lungo.
Il gancio sinistro di Ruiz che piegava il campione riportava alla mia mente, lo confesso: mi è apparsa un’immagine pugilisticamente blasfema, quello di Joe Frazier contro Muhammad Ali. Era l’8 marzo del 1971, stesso ring, stesso mondiale. A farmi tornare indietro nel tempo, a darmi la scossa, a risvegliare le emozioni era stato un pugile che non avrei mai pensato potesse essere capace di tanto.
Per tre round AJ e Junior portavano avanti la sfida provando a capire quanto ancora avessero dentro. Sembrava che in quei tre minuti della terza ripresa si fossero giocati le energie di una vita.
Ma la Grande Sorpresa non aveva ancora chiuso il suo lavoro.
Settimo round.
Gancio sinistro, diretto destro di Junior. Ancora una volta Joshua è giù. Sembra un bambino che ha appena deluso le aspettative dei genitori. Ha gli occhi spenti, le gambe molli e la testa che non riesce più a riorganizzare le idee, a mettere assieme uno straccio di reazione.
Un diretto destro apre la porta all’ultima punizione. Il baratro è lì, Joshua lotta con tutte le sue forze, le poche che gli sono rimaste, per non cadere nel burrone. Va giù, si rialza, ma non ne ha più.
L’arbitro lo conta, poi agita le mani invitandolo ad arrendersi. È finita, lui non protesta. Sa di avere appena chiuso un capitolo, di avere consegnato al nemico quello che era il suo bene più grande. L’orgoglio di essere campione.

Andy Ruiz jr ha sconvolto ogni pronostico.
E allora eccolo qui un altro flash ad attraversare la mia mente. Era l’11 febbraio 1990, James Buster Douglas metteva ko al decimo round Mike Tyson e segnava la più grande sopresa nella storia della boxe. Forse anche in quella dello sport. Stavolta ci siamo andati assai vicini, lo stupore è tanto anche se forse non altrettanto potente è l’immagine che ci porteremo dietro.
Junior è stato perfetto. Ha disputato un match senza sbavature. La velocità di braccia la conoscevo, non mi ha sorpreso. Quello che non mi aspettavo è stata la capacità con cui ha portato a termine ogni minimo dettaglio del suo piano. Abile in difesa, pronto a scaricare le serie una volta raggiunta la corta distanza. E quel gancio sinistro, che spettacolo! Anche quello mi era noto, ma non pensavo potesse entrare così facilmente nella guardia del campione.
Ha vinto con merito assoluto il messicano. Ha deluso Joshua. Ha portato sul ring tutti i suoi difetti, tutti nella stessa notte.
Incassa poco. Quando prende il colpo giusto, va giù. Non ha forza mentale per reagire ai momenti di difficoltà. Se attaccato, va nel panico. E, in aggiunta a tutto questo, mi è sembrato che in lui sia finita anche la fame. Quella spinta che ti costringe ad avere occhio per ogni pericolo, a lottare ogni secondo, a difendere con i denti quello che è tuo per non tornare indietro. Sazio di soldi e di popolarità, si è arreso, smascherato da un ventinovenne messicano dal fisico sgraziato ma dalla grande forza d’animo e in possesso di un’ottima tecnica. Tra qualche ora AJ sentirà in un solo momento un’enorme tristezza salirgli dentro, capirà che il mondo si è appena rivoltato. Sarà lui che dovrà guardare l’altra faccia della luna.
Era un campione, adesso è solo un uomo che rimpiange quello che ha sciupato in una notte da dimenticare.
RISULTATOMassimi (mondiale WBA, WBO, IBF, IBO) Andy Ruiz jr (Mex, 121,550) b Anthony Joshua (Gbr, 112,400, detentore) kot 7.

2 Comments

  1. Grazie, ormai è anni che ho smesso di seguire il pugilato, troppe sigle, troppi verdetti indecenti. In questo caso grazie a te ho visto ( sono andato su youtube) l’incontro.
    Il livello non è altissimo, ma comunque un buon livello.

    1. Due grandi riprese. La terza è da incorniciare, la settima ha scritto una data che entrerà nella piccola storia della boxe. Per il resto un livello medio. Comunque la sorpresa che ci ha regalato Ruiz, come dicevano una volta, da sola vale il biglietto. Grazie a lei.

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