Chuvalo, coraggio e mascella d’acciaio. Tosto sul ring, maledetto nella vita

Bob Arum ha 87 anni. È stato uno dei più grandi organizzatori di sempre, la Top Rank ha comandato a lungo il mondo della boxe.
Il suo esordio da promoter è datato 29 marzo del ‘66.
Il ricordo di quel momento è stato fissato da Thomas Hauser, il giornalista/scrittore che ha raccolto le sue confidenze.
Muhammad Ali contro George Chuvalo, 29 Marzo 1966 a Toronto, è stato il primo incontro che ho promosso. Jim Brown mi ha fatto incontrare Herbert Muhammad che gestiva Ali. Abbiamo formato una società di promozione denominata Main Bout. Il primo combattimento che abbiamo organizzato è stato un incubo. Avrebbe dovuto essere Ali contro Ernie Terrell a Chicago. Poi siamo stati cacciati dall’Illinois perché Ali aveva detto che non aveva mai avuto motivo di litigare con i Vietcong… Ho cominciato a girare come un pazzo per tutto il Paese, senza alcuna fortuna, alla ricerca di uno Stato che ci avrebbe permesso di allestire il combattimento. Infine ho trovato Montreal, ma poi abbiamo dovuto spostarci a Toronto. Terrell si è tirato fuori e ci siamo ritrovati con Ali vs Chuvalo. La sera del match, sono andato all’arena, la Maple Leaf Gardens. L’unica cosa che mi interessava era il match. Non sono entrato, non ho guardato il ring e detto “wow”. Non sapevo nulla dei combattimenti preliminari perché, al momento, non sapevo nulla di boxe. L’unica cosa di cui ero certo era che volevo disperatamente che suonasse il primo gong per Ali vs Chuvalo, perché avevo promosso l’evento con la mia carta Diners Club e nel conto c’erano solo 29.000 per pagare tutto…

George Chuvalo aveva disputato appena sedici match da professionista. Negli archivi della stampa canadese e in quelli di boxrec.com risulta li abbia vinti tutti prima del limite.
L’esordio al professionismo è datato 23 aprile 1956. Quella sera, in un torneo organizzato dall’ex campione del mondo dei massimi Jack Dempsey, ha messo assieme quattro vittorie prima del limite, proprio nella stessa arena dove dieci anni dopo avrebbe affrontato Ali. Ha sconfitto Gordon Baldomin e Jim Leonard in due round, Ross Gregory e Ed McGee in uno.
Quando è salito sul ring per battersi contro Ali, Chuvalo aveva un record di 34-11-2 ed era famoso per la sua mascella d’acciaio. Nessuno lo aveva mai messo al tappeto, anche se qualche strapazzata l’aveva presa.
Lui ha sempre smentito, in parte, quelle voci.
“Se fossi stato colpito da un decimo dei pugni con cui avevo fama di essere stato centrato, non sarei in grado di parlarti” aveva detto a Graham Houston che lo stava intervistando.

Ali era imbattuto: 23 match, altrettante vittorie. Aveva conquistato il mondiale contro Sonny Liston e lo aveva difeso contro lo stesso Liston e Floyd Patterson. Anche in questa occasione avrebbe dovuto esserci il titolo in palio, ma le pressioni politiche avevano impedito che così fosse. La sfida era stata così denominata: resa dei conti tra pesi massimi.
Era stato un combattimento cruento, Chuvalo era riuscito comunque ad andare alla distanza.
“È stato il ragazzo più forte che abbia mai incontrato” aveva commentato con un po’ di benevolenza Muhammad Ali.
“Non smette mai di venire avanti. Un uomo così può solo essere ammirato” aveva aggiunto Angelo Dundee, e qui nessuno poteva contestare l’affermazione.
George Chuvalo, oggi 81 anni, ha chiuso la carriera con un record di 73-18-2 (64 ko). È stato interprete di film, spettacoli televisivi, pubblicità. Un protagonista sul ring e nel lavoro.

La sua vita invece è stata un susseguirsi di tragedie.
Il figlio Jesse è morto suicida nell’85, l’altro figlio George Lee è deceduto per overdose di eroina nel ’93. Un anno dopo si è suicidata la moglie Lynn. Nel ’94 anche il terzo figlio Steven è rimasto vittima di un’overdose.
L’ex pugile vive ancora a Toronto ed è diventato un instancabile sostenitore della lotta alla droga. Ha tenuto molti discorsi pubblici raccontando la propria esperienza e quanto sia stato devastante l’ingresso dell’eroina nella sua famiglia.
Continua a combattere, anche se la vita è riuscita più volte a metterlo al tappeto. Come la boxe non era mai stata capace di fare.

 

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