Storia di un giornalista triste e solitario nel Paese delle Meraviglie

Ti ordino Satana,
seduttore del genere umano:
riconosci lo Spirito di verità e di grazia,
lo Spirito che riconosce le tue insidie
e smaschera le tue menzogne.
Esci da questa creatura!

 

“Apparecchiatura per tomografia assiale computerizzata, identica a quella rubata all’Ospedale Santa Maria Pietosa degli Orfanelli Ciechi, vendesi a clinica privata. No perditempo”.

Sono abbastanza divertente?

Voglio rassicurare il signor Stefano Buttafuoco*.

Mi godo la vita.

Mi dispiace deluderlo.

Lo so, è un colpo basso, ma sono felice di quello che faccio.

Soprattutto perché devo dare conto solo a chi mi legge. Non sono costretto a raccontare storie che potrebbero trarre in inganno chi le ascolta.

Come del resto fa la Federazione.

Martina La Piana è forte, piena di entusiasmo e potenzialmente in grado di darci molte soddisfazioni. Ma, contrariamente a quello che scrive il sito ufficiale della Fpi, non “è stata capace di regalare allo sport italiano la prima medaglia olimpica di una atleta donna nella boxe”.

Le medaglie olimpiche sono quelle che hanno vinto Benvenuti, Oliva, Stecca, Parisi, De Piccoli, Musso, Bolognesi, Formenti, Sergo, Tamagnini, Orlandi, Toscani, Cammarelle, Atzori, Pinto tanto per fermarci all’oro. Poi ci sono altri trentatrè pugili che sono saliti sul podio dei Giochi. Il ricordo di questi signori va custodito con rispetto, non mi sembra che in questo caso si sia agito seguendo questa concetto.

Chiudo con il settore dilettanti, precisando che il “remare tutti dalla stessa parte” non significa distorcere la realtà con una valutazione non oggettiva dei successi. E soprattutto non si può sempre e comunque trattare come appestati tutti quelli che non la pensano come voi.

Tanto per fare un paio di esempi: BoxeRingWeb, il sito a cui collaboro e che i federali dicono di non leggere mai per poi commentare riga per riga qualsiasi cosa vi sia riportata, ha invitato il presidente alla Hall of Fame del Pugilato Italiano. Lai ha negato la sua disponibilità per motivi familiari.

Lo stesso sito BRW ha ospitato l’intervento del presidente quando si è espresso contro l’abuso della parola pugile da parte dei media. Lo ha intervistato prima delle elezioni e a metà mandato. Insomma, da parte nostra non c’è stato un percorso a senso unico.

Non altrettanto può dirsi della Fpi.

Anche nel Paese delle Meraviglie, le medaglie hanno un peso specifico. E, soprattutto, le analisi vanno fatte sia in caso di vittoria che di sconfitta. Ai Mondiali femminili, ancora in corso, sono salite sul podio ventuno nazioni. Ma non l’Italia. Siamo davvero convinti che sia solo colpa di giudici incapaci? E perché qualcuno continua a parlare di mancanza di tutela politica quando il vice presidente dell’Aiba, ente mondiale che gestisce il settore, è l’italiano Franco Falcinelli?

  1. Dovrebbe forse condizionare i giudici?
  2. Non ha abbastanza potere per influenzare chi redige i cartellini?
  3. Non è interessato alle vicende della squadra italiana?

Chi pensa che solo una di queste tre ipotesi corrisponda a verità, non ha rispetto per il nostro dirigente. Rispetto, torna la parolina magica.

Forse bisognerebbe allargare la propria analisi, magari ci si potrebbe chiedere quale ruolo abbiano avuto i due maestri cubani ingaggiati con contratto a termine, quanto spazio sia stato loro concesso, come mai non sia stata usata in chiusura di rapporto la stessa enfasi che abbiamo letto in occasione del loro arrivo. Ci si potrebbe domandare se l’intera gestione politica del settore sia stata portata avanti nel modo più giusto. Se la rincorsa al talento non stia distruggendo strada facendo decine di giovani pugili.

Ma fare domande, porre quesiti, interrogarsi sui risultati è considerato peccato mortale. Chiunque non segua la linea federale viene immediatamente etichettato come eretico. Per loro, l’unica critica costruttiva è quella del consenso.

Gloria all’Egitto, ad Iside
Che il sacro suolo protegge
Al Re che il Delta regge,
Inni festosi alziamo.
Gloria! Gloria! Gloria!

E veniamo al professionismo.

Luca Rigoldi centra l’impresa, vince l’europeo dei supergallo in Francia.

A leggere quello che ha scritto Giorgio, il papà, c’è stato davvero poco di federale in questo successo.

Eppure la Fpi loda il lavoro comune, esalta Gino Freo: un maestro che non mi sembra sia sempre stato nelle grazie del potere; si accosta in maniera indiretta alla vittoria. Dimenticando di non avere supportato sui suoi stessi media l’evento. Colpevole di non avere mandato alcun rappresentante, parola di Giorgio Rigoldi, a sostegno della spedizione. Il presidente della commissione professionisti, Enrico Apa, mi dicono fosse a Valladolid per i campionati dell’Unione Europea dilettanti.

Ma questi sono dettagli. Usarli come arma di attacco sarebbe ingiusto. Anche perché è di una lampante evidenza l’appoggio totalmente sbilanciato in favore del dilettantismo, che qualsiasi parola sarebbe superflua.

E poi oggi siamo a un punto di svolta. Non ci sono più scuse.

La boxe professionistica si trova davanti a una doppia occasione.

Per quanto riguarda la prima il merito deve essere riconosciuto a un solo protagonista della vicenda: la famiglia Cherchi. Tanto per essere chiari: da qualche tempo non ho un buon rapporto con Salvatore Cherchi, ma questo non può certo condizionare il mio giudizio. Altrimenti mi comporterei come quelli che critico. Christian, il figlio, è stato il principale artefice dell’accordo con Matchroom di Eddie Hearn. Lavorando duro, sfruttando rapporti che hanno costruito negli anni, i Cherchi sono riusciti a mettere a segno il colpaccio. Chiunque provi a saltare sul carro rischia di farsi male.

È un’occasione d’oro. C’è il gruppo organizzativo più forte d’Italia, il boss del pugilato mondiale, una televisione pronta a investire come nessuna televisione ha mai fatto da noi. Meritano appoggio e attenzione. I contrasti personali devono essere lasciati da parte. Applauso.

La seconda possibilità ha come motore Davide Buccioni. Anche qui non si può certo dire che i nostri rapporti siano idilliaci (eufemismo). Ma una volta ancora giudico il fatto in modo oggettivo. E allora bisogna ammettere che siamo davanti a un doppio colpaccio: sia il per il match proposto come clou all’esordio, che per l’accordo televisivo che fa presagire una programmazione a lunga scadenza. Il promoter romano ha creato la seconda ottima opportunità per il pugilato di casa nostra.

Io faccio il giornalista. Racconto quello che vedo cercando di non snaturare la realtà, di non esaltarmi sempre e comunque.

Non insulto nessuno, non spettegolo, non passo tristi giornate (lascio perdere nebbiose, le parole hanno un senso e vanno usate in modo appropriato) davanti a Facebook. Ma questo non vuol dire che non lo usi a livello professionale. Non apparterrei all’epoca in cui vivo se non lo facessi.

Dalla scrivania di casa, malinconica come solo una scrivania può esserlo, saluto tutti quelli che con i loro risultati fanno diventare più forte il movimento e auguro il meglio alla boxe italiana.

Non ce la faccio proprio a porgere gli stessi auguri…

a quelli che con il loro comportamento stanno convincendo qualsiasi atleta che le sconfitte non esistono. Che se si perde, la colpa è sempre di qualcun altro, mai di se stessi.

a quelli che parlano continuamente di furti e non dicono che al mondo possono esistere persone più brave di noi.

a quelli che si esaltano davanti a successi di nicchia e tacciono davanti a debacle epocali.

a quelli che continuano a coinvolgermi non facendo mai nome e cognome*.

Il volatile sul trespolo saluta, un po’ malinconico (l’uccello a volte può esserlo) per quello che vede, sente, legge.

Non ce la faccio proprio ad applaudire a prescindere.

 

*Giornalista televisivo presso Rai 1. Ha studiato Economia e Commercio presso LUISS. Ha frequentato LUISS Guido Carli. Responsabile comunicazione e rapporti media della Fpi (dal suo profilo Facebook e dai dati del sito Fpi).

*Mi sono riconosciuto nella descrizione, in questa come in altre fatte in precedenza, del contestatore settantenne. Se così non fosse, pregherei Stefano Buttafuoco (autore del post su Facebook) di specificare nome e cognome del soggetto a cui faceva riferimento.

 

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