Sascha Zverev, il giovane adulto con il futuro in tasca (video)…

Pochi giorni fa, a Londra, Alexander Zverev ha battuto Cilic, Isner, Federer, Diokovic e ha vinto il Masters. Ha 21 anni ed è il numero 4 del mondo. Ha già vinto dieci tornei e intascato un prize money di quasi quindici milioni di dollari. Parlavo di lui nell’ottobre del 2016 in un articolo per Matchpoint. Ve lo ripropongo.

La giovinezza non è un’affettazione. La giovinezza è un’arte
(Oscar Wilde)

 

Primi giorni di luglio, anno 2016.

Il torneo di Wimbledon fatica a portare a conclusione il secondo turno.

Come accade ogni anno, una pioggerellina fitta e fastidiosa bagna l’erba dell’All England lawn Tennis and Croquet Club.

L’acqua scende senza pietà sul campo numero 8.

È un sabato pomeriggio triste e grigio.

Il giorno prima Mikhail Youzhny e Alexander Zverev si sono dovuti arrendere. Una pioggia intermittente ha allungato malignamente i tempi di gioco. Partita sospesa e rinviata quando erano due set pari, 2-1 30-40 per il ragazzo tedesco. C’erano cinquanta persone a guardarli da spalti che offrivano uno spettacolo desolante. Sono ancora di meno il giorno dopo per i cinque game che completano la sfida a dispetto dell’acqua che non intende concedere tregua.

L’unica isola felice è il Centrale (finalmente coperto), anche perché in campo c’è l’eroe di casa Andy Murray che strapazza l’australiano John Millman.

Per i tifosi bagnati e vagabondi tutto il resto è noia.

Eppure su quel campo numero 8 è di scena un giovanotto che ha già marchiato il tennis con il fuoco del suo talento. Il russo è un veterano che ha vissuto tempi migliori. L’altro ha la faccia da giovane californiano. Sembra uno di quei surfisti, belli da fare invidia, che cavalca le onde per poi approdare sulla spiaggia tra le braccia di una sensuale biondina. Ma se vai solo un più a fondo nell’analisi dei tratti somatici ti accorgi che dietro quello sguardo ironicamente ingenuo si nasconde una grande forza di volontà. Mi ricorda Matthew McConaughey, l’attore americano, uno sciupafemmine che si è imposto prima col fisico e poi con la recitazione.

Il protagonista della nostra storia di professione fa “Il Predestinato”.

Il primo contatto con il tennis lo ha avuto quando aveva solo diciassette mesi. Ha raccolto da terra un mini racchetta e ha cominciato a trascinare una pallina gialla per tutta la casa, rischiando di distruggere ogni cosa fosse a tiro sui mobili che il piccolino andava inevitabilmene a urtare. Mamma e papà l’hanno visto trotterellare felice, l’hanno preso per mano e portato su un campo da gioco. Sono rimasti lì a divertirsi fino a sera.

Alexander senior è stato un tennista professionista, negli anni Ottanta ha fatto parte della squadra di Coppa Davis dell’allora Unione Sovietica. Irina è stata nella formazione russa della Federation Cup. Anche Mischa, il fratello più grande, ha praticato il tennis da professionista. Bravo al punto da entrare nei Top 50. Era 45 nel giugno del 2009, poi un infortunio lo ha frenato.

Lo sport è una sorta di virus positivo nella famiglia Zverev. Contagia tutti i componenti, li porta all’interno di una sorta di cerchio magico in attesa del grande illusionista. E adesso sembra che l’uomo dei miracoli sia finalmene arrivato.

Quel bambino di diciassette mesi è cresciuto e adesso a tennis gioca sul serio.

Sascha farà sempre meglio”, Roger Federer.

Senza alcun dubbio è un possibile numero 1 del futuro”, Rafa Nadal.

È il più completo tennista che abbiamo nel circuito dell’Atp”, Justin Gilmestob: ex giocatore nel circuito Atp, attualmente commentatore e intervistatore per Tv Guide.

Il Predestinato è nato ad Amburgo il 20 aprile del 1997.

Il Muro di Berlino era crollato da meno di due anni quando i signori Zverev si sono trasferiti dalla Russia in Germania. Sei anni dopo è arrivato lui.

Alexander jr ha cambiato luoghi, lingua, abitudini. Si è spostato dalla periferia di Amburgo a Saddlebrook in Florida, per poi approdare a Montecarlo. Ha imparato a parlare inglese, russo e tedesco. Ha capito un po’ alla volta di avere ricevuto in dono un talento naturale, è stato bravo nel momento in cui si è fortemente impegnato per non sprecarlo.

Ha l’aspetto di un adolescente. Capelli lunghi, spesso tenuti a bada da una bandana. Fisico da atleta che dedica molto tempo all’allenamento. Sguardo deciso, come lo è la sua personalità.

 

In campo sembra un veterano. E a volte, quando lo senti parlare, ti chiedi se non lo sia davvero.

Non ho mai cercato di scacciare le emozioni dal mio gioco. Se lo facessi, significherebbe che non amo abbastanza lo sport che faccio.”

È la prima.

A volte in campo mi comporto in maniera strana. Potrei essere definito un uomo di spettacolo, ma potrei anche essere definito un idiota.”

È la seconda.

Mi sembra possano bastare per capire meglio il personaggio.

Fisicamente lo puoi tranquillamente definire un longilineo.

Una costatazione oggettiva inconfutabile, ma anche un debole segnale di allarme.

Non è così semplice costruire una muscolatura adatta al fisico di un giovanotto alto 1.98 con un peso di 86 chili. È una macchina delicata che al minimo errore rischia di rovinarsi. Ha una struttura che gli permette di muoversi in modo coordinato e flessibile, un gioco di gambe eccezionale. Dovrà irrobustirsi senza perdere la fluidità negli spostamenti.

Sascha è un giovanotto che nasconde nell’animo l’istinto del killer. Sportivamente parlando, si intende.

È un pistolero che spara prime di servizio a 220 kmh, ma soprattutto mette dentro seconde vincenti con ottime percentuali. Una botta da 190 kmh o una battuta liftata che va a impattare l’angolo giusto.

È un professionista serio, ma conserva le abitudini di ogni ragazzo della sua età. Esce dal campo e si impossessa del cellulare, controlla immediatamente gli sms. Molti sono di Mischa. Obbligatorio rispondere.

Baciato dal talento, bello e con un conto in banca che cresce felicemente: solo quest’anno ha messo in cassa 1,2 milioni di dollari.

Tranquilli, non rischia di perdersi per strada.

Per allenatore ha Alexander sr, il papà.

Per consigliere il fratellone.

Gira il mondo, passa da un aereo all’altro, da un albergo a un altro, da una pressione psicologica a uno stress fisico. Ha solo diciannove anni e avverte il bisogno di sentirsi al sicuro, di confrontarsi con voci amiche. Ha la fortuna di avere vicino le persone giuste.

Roger Federer è da sempre il suo idolo.

Mi sono innamorato del tennis guardandolo giocare.”

Dallo svizzero ha ricevuto una sorta di investitura. L’ha voluto e lo vuole accanto sul campo, compagno di allenamenti con cui confrontarsi. È un segnale importante, la conferma di un valore universalmente accettato nonostante la giovane età.

A 19 anni ha vinto un torneo Atp, a San Pietroburgo quest’anno dopo avere superato Youzhny, Berdych e Wawrinka. Ha conquistato due Challenger, a Braunscweig nel 2014 e a Heilbronn nel 2015. Ha sconfitto Federer, Wawrinka, Berdych, Thiem. Quando scrivo è numero 21 del mondo e tutti pensano sia solo una classifica temporanea destinata a migliorare.

È il futuro numero 1.

Lo dicono da ogni latitudine. Lo giurano tennisti, commentatori, giornalisti, analisti e tifosi. Lui va avanti (apparentemente) senza farsi condizionare. Il Predestinato non è tipo da lasciarsi influenzare dalle parole degli altri.

Di lui non si conoscono vezzi particolari.

Porta spesso tre collane, una è il simbolo dell’Ariete: suo segno zodiacale. Delle altre due non ha ancora voluto rivelare il significato. Altro non trapela. Se sei fuori dal clan è difficile entrare nel mondo di Alex.

Ha la residenza a Montecarlo, adora la Nba e ama giocare a basket, tifa per i Miami Heats e pratica il golf anche se vedere i tornei in tv lo annoia da morire. Inutile cercare stranezze, eccentricità o follie in questo diciannovenne.

L’unica esplosione di rabbia riconosciuta e riportata dai sacri testi è avvenuta alla Hopman Cup del 2016 quando, infuriato per una chiamata sbagliata, ha chiamato l’arbitro di sedia “fottuto deficiente”. Se l’è cavata con un warning.

E con questo, per quanto riguarda le stravaganze, abbiamo finito. È l’unico precedente a carico.

Quella partita contro Mikhail Youzhny a Wimbledon il nostro giovanotto l’ha poi vinta in cinque vibranti set. Anche lì ha messo in mostra un rovescio bimane quasi perfetto, un dritto potente, servizio esplosivo e profondità di gioco. È il bagaglio di un futuro protagonista assoluto che si muove a folate sul campo, quassi fosse la rappresentazione di un soffio di vento venuto a scardinare uno spettacolo che da tempo mette in scena sempre gli stessi protagonisti.

Lui è Alexander Zverev ed è la guida della nuova generazione.

 

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