Tyson Fury e la fretta dei media. Non è presto per parlare di un mondiale?

Tyson Fury era fermo da 31 mesi.

Sabato, al rientro sul ring di Manchester, ha affrontato Sefer Seferi: dieci anni più giovane, trenta chili meno pesante (125,200 Fury, 95,200 lui), ventisei centimetri più basso (2.06 contro 1.80), trentuno centimetri in meno di allungo (2.16 contro 1.85).

Il match è durato quattro round, sarebbe potuto finire dopo quattro secondi.

“È un sogno che diventa realtà. Non avrei mai immaginato che sarei salito sul ring per confrontarmi con il mio idolo” aveva detto Seferi quando gli era stata comunicata la notizia del match.

Tutto normale, o quasi, per un rientro dopo una lunga assenza.

Ho un paio di domande. Se questo allenamento pubblico camuffato da match serviva a riprendere confidenza con la boxe, perché farlo diventare un test così importante da generare pronostici e valutazioni su evenutali sfide a Joshua e Wilder?

Tyson Fury è un personaggio che, per mole fisica e capacità dialettica, necessita di un adeguato spazio all’interno del mondo della boxe. Ha dimostrato di valere molto di più di quanto in tanti pensassero, ha sconfitto Wladimir Klitschko. Ma è così difficile prendersi una pausa, aspettare un confronto meno improbabile di quello con Seferi prima di parlare del viaggio sulla Luna?

Social e media in generale hanno una fretta del diavolo, divorano personaggi e masticano sino alla fine quelli che hanno. Un po’ di pazienza e qualche attimo per riflettere non guasterebbero.

Tyson Fury è di nuovo competitivo ai massimi livelli?

Forse. Di certo non possiamo saperlo dopo il match con Sefer Seferi, il massimo leggero numero 2 di Albania. Anche perchè in quella categoria lì ne hanno solo due.

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