Killer entra in palestra e spara. Ferito il papà di Katie Taylor, ucciso un uomo

Sono le 7:00 del mattino di martedì.
Pete Taylor ha appena aperto la palestra e messo su la musica a tutto volume, una ventina di clienti già riempiono il Bray Boxing Club. Qualcuno lavora agli attrezzi, altri fanno esercizi per sciogliere i muscoli.
C’è stato un tempo in cui questo locale nella Contea di Wicklow, quaranta chilometri da Dublino, non era certo tra i più ricercati. Mancava l’acqua, niente docce, niente bagno. Se proprio non riuscivi a resistere, dovevi correre all’Harbour Bar, lì vicino. Ma da quelle parti l’inverno è rigido, la pioggia viene giù senza pietà e il gelo ti ghiaccia le ossa. Uscire sudato e stanco dalla palestra e correre in bagno non era la cosa più bella della tua giornata.
Nel 2012, l’anno dell’Olimpiade di Londra, è avvenuto il miracolo. Katie è cristiana, è stata mamma Bridget a farle leggere la Bibbia e a consigliarle di prendere ispirazione dal testo sacro, ma non so se creda davvero ai miracoli.
L’unica certezza viene dal fatto che nei primi mesi di sei anni fa sono arrivate in cassa ventiquattromila sterline per ristrutturare il Club. Li ha messi assieme Paddy Mallow, un uomo d’affari. Da quel momento la toilette dell’Harbour Bar ha vissuto tempi più tranquilli.
Torniamo a martedì mattina, il Bray Boxing Club ha appena aperto.
Una Silver Caddy Volkswagen con targa dell’Irlanda del Nord parcheggia davanti all’edificio. Proprio accanto alla Mustang di Pete e a un’Audi che ha la targa coperta da una borsa di cuoio.
Un uomo scende lentamente dalla Volkswagen. Prima di entrare tira su il cappuccio della tuta, lo cala fino a coprire la fronte. Prende una pistola dalla tasca del giubbotto, giallo dicono a sorpresa alcuni testimoni, bussa alla porta.
Gli apre Bobby Messett, padre e nonno di cinquant’anni. Ha la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Il killer spara il suo primo colpo e lo uccide.
Ne spara altri quattro in sequenza, tre dei quali feriscono gravemente alle gambe Ian Britton, di 35 anni.
Un pompiere, che era lì per mettersi in forma nel suo giorno di riposo, cerca di scappare. Viene centrato di striscio alla testa. Cade sul pavimento, le sue condizioni non sono gravi.
L’assassino punta decisamente verso Pete Taylor, 57 anni. Spara. Il proiettile centra il braccio, passa il muscolo e finisce nel petto. L’uomo crolla a terra. È ferito anche lui. Non versa in pericolo di vita, ma i colpi hanno provocato danni seri. I medici lo ricovereranno d’urgenza nell’ospedale di St Vincent dove verrà operato.
Il killer misterioso esce lentamente dalla palestra, sale sull’auto e fugge in direzione del centro di Bray. La macchina verrà ritrovata in Pigeon House Road, a Dublino. Testimoni oculari dicono di avere visto scendere un uomo che poi sarebbe scappato in bicicletta.
Da quel momento si perdono le sue tracce. La polizia indaga.
Katie viene svegliata nel cuore della notte. Lei vive negli Stati Uniti.
Pete, il papà l’ha assecondata nella scelta di diventare pugile.
Lui viene da Birmingham, ha sposato Bridget Cranley, da cui ha avuto Sarah, Peter e Katie. Nel 1986 è stato campione irlandese dei mediomassimi. Ha allenato la figlia fino a qualche mese prima dei Giochi di Rio 2016.
Katie Taylor ha vinto l’oro olimpico a Londra 2012, ha conquistato cinque campionati del mondo dilettanti e sei europei. Da professionista ha un record di 9-0 (4 ko). Ha vinto i titoli Ibf e Wba dei pesi leggeri. È una stella del pugilato femminile mondiale, sognava di combattere nella sua Irlanda.
Da martedì non è più sicura di volerlo.

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