L’ex bimbo obeso è chiamato al match più importante della vita

Il bimbo obeso si è fatto uomo ed è pronto a presentarsi alla cassa per riscuotere quello che è convinto gli appartenga. Il 2018 della boxe in tv si apre il 3 febbraio on una sfida tra massimi leggeri. Sul ring Lawrence Okolie, il nostro ex bimbo obeso, e Isaac Chamberlain. Un derby londinese.

Lawrence viene da Hackney, alcune zone pericolose altre ricche a alla moda. Un’area vitale, interessante. Isaac è di Brixton, a sud del centro, un posto che nel corso degli anni si è trasformato in un via vai di artisti e intellettuali, eccentricità e costo elevato della vita sono il prezzo da pagare.

I giovanotti (in alto i loro sguardi cattivi, in mezzo Anthony Joshua) si sono insultati a sangue in questi giorni e, potete contarci, continueranno a farlo sino al suono del primo gong. Chamberlain è sfavorito (i bookmaker lo danno a 5/4), ha 23 anni e un record di 9-0, 4 ko. Prima di passare professionista, tre anni fa, si è allenato per un mese in Alabama con Deontay Wilder, il campione del Wbc. Ha sconfitto Wadi Camacho ai punti in 10 riprese, nonostante si fosse lussato la spalla fin dal terzo round.

Ma è Lawrence Okolie (7-0, 6 ko, 25 anni) l’uomo da battere. I bookmaker pagano 4/7 la sua quota. In palio uno dei diecimila titoli in giro nel mondo dei professionisti, il Wba continentale dei massimi leggeri.

Del giovanotto ho già scritto, ripropongo l’articolo perché è arrivato il momento di verificare le sue ambizioni. Match duro, difficile, ma che potrebbe lanciarlo verso traguardi importanti. È arrivato il suo momento, conosciamolo meglio. Ve lo presento.

Lawrence guardava i compagni che giocavano al calcio. Li guardava mentre facevano rugby e basket. Lui li guardava e basta. Provava raramente a entrare in partita, e quando lo faceva i risultati erano decisamente deludenti.
Lawrence era alto per la sua età, viaggiava attorno ai diciassette anni, ma era decisamente su di peso. La mattina quando saliva nella bilancia nascosta dietro la porta del bagno di casa, guardava con terrore i numeri che salivano in fretta.
Oltre centoventi chili. Troppi per passare inosservato.
Frequentava la Stoke Newington School a Hackney, un sobborgo di Londra a cinque miglia dal centro. Una zona difficile, dove le diversità non erano perdonate. Ed essere obeso voleva dire essere diverso.


Lawrence (a sinistra nella foto sopra) era vittima del bullismo. Lo prendevano in giro, lo insultavano, lo offendevano. Una vittima di chi pensava di essere più forte.
Bisognava fare qualcosa. Una palestra era il luogo giusto per cambiare, la boxe lo sport migliore per guadagnare il rispetto di tutti, cominciando da se stesso.
Rob England è stato il primo allenatore.
Era il 2009, Lawrence aveva 17 anni e pesava più di centoventi chili.
Il primo a fare le spese del nuovo corso era stato lo spuntino di mezzanotte. Il ragazzo si svegliava mentre tutti in casa dormivano e saccheggiava la dispensa. Dolci e snacks sparivano a ritmo da record. Bisognava darci un taglio.
Il secondo colpo era rivolto alla cioccolata. Ne mangiava in quantità industriale. Meglio ridurre le dosi, comprare barrette più piccole, sempre più piccole fino a ridurle a zero.


La carta vincente era la scelta dell’alimentazione.
Lawrence diventava vegano. Niente più carne, pesce, uova o latte di mucca. Meglio frutta, verdura e riso.
E poi c’erano gli allenamenti, lo sparring, la corsa.
La struttura era quella del colosso, un metro e novantasei di altezza. Il peso calava a vista.
Campione nazionale universitario (il primo a sinistra nella foto sopra), bronzo al Torneo di Tampere, qualificato per l’Olimpiade di Rio 2016 con cinque vittorie nel turno europeo. Fuori ai Giochi per mano del cubano Erislay Savon negli ottavi di finale.
Passaggio al professionismo e firma con Eddie Hearn di Matchroom.
Peso massimo da dilettante, cruiser o massimo leggero (90,700) che dir si voglia da professionista. Quel bambino decisamente su di peso aveva messo via trenta chili e i compagni che lo deridevano adesso sognavano di non incrociarlo sulle loro strade.
Esordio facile facile il 25 marzo di quest’anno a Manchester contro Geoffrey Cave che in luglio avrebbe compiuto 34 anni e da professionista aveva disputato soltanto due match perdendoli entrambi: per kot dopo 2:05 contro Nick Parpa e ai punti in 4 round contro Daniel Mendes. Aveva esordito a dicembre 2016 e tre mesi dopo era già a 0-3-0 con due ko al passivo.
Era finita come era logico finisse.
Lawrence vinceva per ko al primo round, dopo soli venti secondi di lotta.


Poi venivano altri sei combattimenti, altrettante vittorie, cinque prima del limite.
Lawrence Okolie, oggi 1.96 per meno di novantuno chili, è un pugile che marcia a ritmo spedito.
E alza la voce. Chiuso nello spogliatoio in attesa di salire sul ring, si è stancato di aspettare. Il clou era Joshua vs Klitschko, c’erano novantamila persone allo stadio di Wembley. Ma era quasi mezzanotte e di combattere non se ne parlava. Lawrence ha preso il telefonino, è andato sul suo account Twitter e ha scritto un messaggio.
“Un pugile merita rispetto. Stop, stanotte non combatto.”
E così ha fatto.
Ha personalità il ragazzo.
Sul ring è un po’ legnoso nel portare i colpi, soprattutto ganci e montanti. Si apre troppo quando attacca, ma ha ampi margini di miglioramento. Ha un buon jab sinistro e un diretto destro che fa decisamente male.
Del ragazzo obeso di un tempo non è rimasto assolutamente nulla.
Basta vederlo in azione per capire che, se fosse un tipo che non dimentica e se nel suo credo ci fosse la vendetta, per i bulli di Hackney oggi la vita sarebbe davvero dura.
Il match contro Isaac Chamberlain si svolgerà alla 02 Arena di Londra il 3 febbraio, attorno alla mezzanotte italiana. FoxSports Plus trasmetterà il clou e altri due combattimenti con inizio alle 22:45 sul canale 205 del bouquet di Sky. Telecronaca di Mario Giambuzzi, commento tecnico di Alessandro Duran.

Advertisements