Alla scoperta di Alberto Brignoli, il portiere che a Benevento ha scritto la storia

Alberto ha gli amici a San Paolo d’Argon, un paesino lombardo appena dopo l’inizio della Val Cavallina, a dieci chilometri da Bergamo.
Fino a qualche tempo fa il momento di massima goduria per lui era starsene con quattro o cinque compagni che conosce da sempre a bere birra nel bar della zona, un posto che non mette insieme seimila anime.
Sci, ma soprattutto ciclismo le passioni vere da quelle parti.
Quando Alberto ha otto anni, Marco Pantani è fermato a Madonna di Campiglio, crollano molte certezze. I ciclismo resta sempre uno sport di rispetto e fatica, ma sembra che all’improvviso gli abbiano tolta tutta la poesie.
E allora lui se ne va al campo di calcio, giocano tutti a pallone perché mai non deve farlo lui?
Pierangelo il papà, è il comandante dei Vigili. Ma è anche il preparatore dei giovani della squadra di casa. Nel passato del genitore ci sono decine e decine di partite da portiere. A perenne memoria in casa circolano foto con il signor Pierangelo a guardia della porta, in tanti cassetti ci sono guanti da portiere di ogni tipo a ricordare questa o quella parata.
Inevitabile la scelta di Alberto. Giocherà in porta, anche perchè a San Paolo d’Argon, come nel resto del mondo, nessuno vuole farlo.
È piccolino il ragazzo, diciamo basso per la sua età. Lo sviluppo arriverà dopo, attorno ai 17/18 anni. Ha tecnica, coraggio e personalità. Ma il fisico non lo aiuta. Così quando va a fare un provino per l’Atalanta lo rimandano a casa. Non se la prende. Continua a vedere il calcio come un gioco, e poi ci sono sempre le serate con gli amici in taverna, lo studio e la vita normale ma comunque così bella da essere goduta sino in fondo.


Non se l’era presa neppure quella volta a Zogno, nella bassa Val Brembana, quando un attaccante di cui non ricorda neppure il nome aveva tirato da metà campo, la palla gli aveva fatto uno strano rimbalzo davanti, l’aveva scavalcato ed era finita in porta. Gol, papera memorabile e sorrisi ovunque. Anche sulla sua faccia, quella rete non aveva cambiato il risultato.
Ricorda bene quella volta a Zogno, non dimenticherà mai quando l’ha chiamato la Ternana.
È al terzo anno con la squadra umbra, sta andando veramente bene.
“Alberto, sei della Juventus.”
Silenzio.
“Alberto, hai capito? Ti ha voluto la Juventus! Non dici niente?”


Non riesce a parlare. Dopo un paio di minuti prnde il telefono e per primo chiama Roberto, il marito di sua sorella, quello che gioca a Colusco con i dilettanti. Quello che è juventino perso. Poi informa i genitori. Mamma Mariarosa, segretaria in un’azienda chimica, gli fa una lunga raccomandazione.
Non tradire le tue origini, abbi rispetto per te e per gli altri, sii orgoglioso di quello che hai raggiunto, ma non essere presuntuoso.
Le mamme trovano sempre le parole giuste.
Alla Juventus non riesce mai a giocare, l’anno dopo va alla Sampdoria. Anche lì una stagione in panchina, almeno sino all’ultima di campionato. È  l’estate del 2016 e finalmente ecco l’esordio in Serie A. Proprio contro la Juventus, a Torino. Per qualche giorno vive su un altro pianeta, poi entra nel personaggio. In campo saluta Buffon, il suo idolo, che ricambia con un abbraccio. Si mette in porta. E ne prende cinque. Juventus-Sampdoria 5-0. Poteva andare meglio.
Nella stagione successiva viene trasferito nella Primera Division spagnola, con il Club Deportivo Leganés.
Quest’anno il ritorno in Italia con il Benevento.

Rassapora la gioia della Serie A. Buon rendimento, ma la squadra non ingrana. Zero punti in classifica. Poi arriva domenica 3 dicembre 2017. Una data che Alberto non dimenticherà mai. E con lui non la dimenticheranno i tifosi del Benevento e gli appassionati di calcio del mondo intero.
Milan avanti in trasferta per 2-1. È l’esordio in panchina di Rino Gattuso, sembra che la sorte voglia proteggerlo.
Romagnoli si è fatto espellere per doppia ammonizione e la partita è diventata un assalto al fortino. Gli indiani sono quelli del Benevento. Attaccano, attaccano, attaccano, ma non passano.


Quinto e ultimo minuto di recupero. Punizione sulla fascia sinistra della squadra campana in prossimità dell’area milanista. Cross a rientrare. Alberto ha lasciato la porta, ha messo in atto uno di quei tentativi disperati che abbiamo visto fare decine di volte a tanti portieri. Tentativi quasi sempre infruttuosi.
Stavolta no. La palla scende giù con una traiettoria perfetta e lui va impattarla di testa, a conclusione di un magico tuffo. Donnarumma guarda la sfera che entra in rete alla sua sinistra. Gol. Pareggio. Primo punto del Benevento in Serie A. E ha segnato proprio lui, l’uomo il cui cartellino è ancora proprietà della Juventus.
Alberto Brignoli, il portiere del Benevento, ha appena scritto il suo nome nella storia del calcio.

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