Un pugile muore al primo match. Chi ha sbagliato? Il medico legale indaga…

È morto il 21 novembre dello scorso anno.

Adesso provano a capire il perché.

Le accuse della famiglia sono macigni che si abbattono sulla testa degli organizzatori, colpevoli secondo le parole della gemella Magdalena e del maestro Scott Osinski di mille nefandezze. Le hanno elencate parola dopo parola al capo del reparto di medicina legale Jacqueline Lake della Corte di Norfolk.

Great Yarmouth (Inghilterra), 19 novembre 2016.

Un match fra novizi, all’interno dell’Atlantis Arena.

Lui si chiamava Jakub Moczyk, per gli amici era più semplicemente Kuba. Esordiva sul ring, era al suo primo match, realizzava il sogno di una vita. Negli ultimi quattro mesi si era allenato duramente per quell’incontro, ma la mattina della sfida sembrava che tutto dovesse trasformarsi in una grande delusione.

Era andato all’Arena per la visita medita prima del match. Ma non aveva trovato traccia di assistenza sanitaria, di medici neppure a parlarne.

Pochi minuti dopo, tra lo stupore generale, era tornato a casa.

Mamma e sorella avevano sorriso felici. Non volevano che il ragazzo combattesse, temevano per lui.

Il maestro Osinski era furibondo.

“Niente medico, niente combattimento”.

Ma non mancava solo il dottore, non c’era neppure l’ambulanza, nessuna barella in vista. Niente di niente.

A un certo punto un medico è sbucato dal nulla e la riunione ha avuto inizio.

Gong, primo round.

Kuba si muove bene, crea problemi al rivale.

Nel secondo round è ancora lui a tenere la scena. L’altro è in crisi, si appoggia alle corde, “ha addirittura vomitato” (testimonia Magdalena in tribunale). L’arbitro però fa andare avanti l’incontro.

Nel terzo round l’altro “Spara colpi sporchi sulla testa di Jakub che crolla al tappeto. Qualche tempo dopo scoprirò che l’arbitro era anche l’allenatore dell’avversario di mio fratello” dice ancora Magdalena.

È a questo punto che il capo medico legale Jaqueline Lake vuole ascoltare la testimonianza del coach dello sfortunato Maczyk.

“Signor Scott Osinski, che tipo di riunione era?”

“Una riunione senza licenza”.

Ma con biglietti regolarmente in vendita.

Platea a 15 sterline, zona Vip a 25.

Dicono che siano state date 250 sterline allo sfortunato ragazzo come borsa per la sfida.

Kuba è al tappeto, perde conoscenza. Attorno a lui il caos.

Non ci sono dottori, barelle, non c’è un’ambulanza per portarlo di corsa in ospedale.

“Non gli hanno dato una sola possibilità di recuperare” si dispera Magdalena ( a destra nella foto sopra, al centro la mamma Jolanda Smigaj, a sinistra il compagno della mamma).

Passa un’ora, su questo le testimonianze della gemella e del coach concordano, prima che arrivi un mezzo in grado di trasportare lo sfortunato ragazzo al Paget Hospital di Gorleston.

È in coma.

Magdalena si danna l’anima. Prova a raccogliere ventimila sterline per trasferirlo in un centro specializzato dove possa avere trattementi specialistici.

Non ce la fa. Mette assieme quattromila sterline, ma deve arrendersi.

Il gemello muore per danni cerebrali a 48 ore dal match, la famiglia dona il suo cuore per salvare una vita.

Ieri il capo giudice legale di Norfolk ha ascoltato le prime testimonianze. Le indagini continuano.

Jakub Maczyk, origini polacche, avrebbe compiuto 23 anni il 12 dicembre scorso.

Ventitrè giorni dopo quel maledetto match.

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