Quarant’anni fa, Monzon confessa il ritiro a una persona speciale…

Il 30 luglio del ’77, tra meno di due settimane saranno passati quarant’anni, Carlos Monzon batteva Rodrigo Valdes e si ritirava dalla boxe. Ecco il dialogo tra il campione e la persona speciale a cui confessa la decisione appena presa…

Carlos rientrava velocemente nello spogliatoio, si guardava allo specchio e vedeva qualcosa che non gli piaceva. Le ferite, il viso gonfio. I segni del match erano tutti lì, inconfondibili. Era stata una battaglia, aveva vinto, ma mai era andato così vicino alla sconfitta. E questo proprio non riusciva a sopportarlo. Un ghigno, il pensiero di quello che avrebbe detto una volta fuori. Si era steso sul lettino dei massaggi, il corpo martoriato lo costringeva a pensare, a decidere. Un piccolo sorriso gli aveva riempito la faccia. Aveva scelto quale strada percorrere. Poi si era spogliato e si era infilato sotto la doccia.

Due reporter argentini erano riusciti a intrufolarsi lì dentro chissà come e avevano scattato tre foto. Avrebbero venduto le immagini di Monzon nudo sotto la doccia a una rivista spagnola per mille dollari a scatto. Carlos li avrebbe maledetti, non per aver visto esposte la sua nudità, ma non averci guadagnato un soldo. Un paio di mesi prima aveva infatti rifiutato la proposta di Playboy che gli aveva offerto cinquantamila dollari per un servizio fotografico. Aveva detto no e adesso Pichi Arcàzate e il suo amico lo avevano fregato.

Abel aveva solo undici anni. Era entrato nello spogliatoio e lentamente si era avvicinato al lettino dove il papà era steso in cerca di un minimo recupero.

«Quando sei andato al tappeto ho pianto, ho versato molte lacrime».

«Nella vita ognuno di noi può finire giù più di una volta, l’importante è che sia sempre in grado di rialzarsi».

E con quella frase pensava di aver risolto definitivamente la questione. Aveva appena spiegato ad Abel come doveva pensare e come doveva comportarsi un vero macho. Ma il ragazzo insisteva.

«Dimmelo papà»

«Cosa?»

«Che non combatterai più»

«Abel, nunca mas… Esta fue mi ultima pelea»

L’annuncio del ritiro non era ancora ufficiale.

Rodolfo Sabbatini non credeva fosse possibile.

«Dice di ritirarsi, ma in gennaio, massimo febbraio sarà da me per rimproverarmi. Mi chiederà come mai non abbia ancora preparato un match per lui. Perché lui, Carlos Monzon, non chiuderà qui».

Per una volta, il saggio promoter romano aveva sbagliato.

(stralcio da “Monzon, il professionista della violenza” di Riccardo Romani e Dario Torromeo, Absolutely Free editore)

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