Cinquant’anni fa Mazzinghi scopre tutti i colori del mondo…

Il 14 luglio del ’67 Sandro Mazzinghi scopre il mondo dei colori. Pensava di averli visti tutti, anche i più rari. Pervinca, bianco fantasma, eliotropo, ecru, rosso falun, solidago. Questi al limite potrebbe anche conoscerli, ma è del tutto impreparato davanti ai colori della meraviglia. Sono quelli che appaiono all’improvviso per uno strano incrocio di coincidenze.
La coincidenza che ha appena incrociato lui è un colpo tremendo. Un destro alla mascella, uno di quelli che ti fa sentire le campane e scoprire un mondo fatto di fantastici colori. Un maledetto dolore gli tormenta corpo e cervello, vorrebbe finirla lì. Ma istinto e natura lo spingono ad andare avanti, lui è nato per combattere. È Sandro Mazzinghi.


Sta per chiudersi la settima ripresa, fino a quel momento il match è stato intenso e Sandro lo sta portando a casa, con grande fatica ma ci sta riuscendo. Poi  finisce la benzina. Così prova a chiuderla lì, con una lunghissima serie al corpo. Ma l’altro sembra fatto di marmo. Se ne sta sempre dritto, col viso truce, quasi voglia sfidarlo.
L’altro si chiama Gomeo Brennan, è nato a Bimini nelle Bahamas, e vive a Miami in Florida. È un uomo in classifica mondiale, un rivale decisamente duro. Ha temperamento, potenza e tecnica. Ha affrontato i migliori. E adesso è a Roma per arricchire il suo eccellente record: 70-16-6 con 34 ko a favore e nessuno contro.


Sandro pensa sia meglio riprendere fiato. È arrivato il momento di guadagnare tempo, recuperare. A scatenare il dramma basta un mezzo passo all’indietro per respirare, le braccia non più su a proteggere il viso. Non ha altre forze da spendere Mazzinghi. E in quel preciso istante parte il colpo di Brennan. La botta arriva improvvisa e devastante.
Sandro fatica a restare in piedi. Il sudore gli scende dalla fronte, entra negli occhi, appanna ogni cosa. Mancano tre riprese alla fine. Recupera forze e sicurezza, riesce ad aggiudicarsi il finale di match e il verdetto giustamente lo premia. Ai punti.


In terra no. Non ce la fa a mandare al tappeto Gomeo Brennan (sopra, a destra, contro Rubin Hurricane Carter), non riesce a chiudere come avrebbe voluto. E la notte, nel letto, si rigira a lungo senza riuscire a dormire. La mascella gli fa male. Niente sonno, tanti pensieri. Non permetterà a nessuno di sorprenderlo in calo di forze. Si allenerà con una dedizione ancora maggiore.
In quella stessa riunione c’è Carmelo Bossi. Deve incontrare Taddy  Meho, ma il nigeriano scompare alla vigilia. Di lui non si hanno tracce. L’organizzatore Rodolfo Sabbatini deve trovare in fretta una soluzione, al match mancano poco più quarantotto ore.
Angel Robinson Garcia è un grande pugile, ma ha vizi altrettanto grandi. Beve, fuma e non c’è giorno che non faccia l’amore. Con una o più donne. Ha combattuto in ventuno Paesi, in quattro Continenti. È bravo, ma ama in maniera esagerata il sesso. Prima di salire sul ring, dopo il peso, a fine match, durante gli allenamenti. Sempre.


Il manager genovese Rocco Agostino l’ha conosciuto a Barcellona. In carcere.
Angel è un bel ragazzo ed è sessualmente superdotato. Non si stanca mai di mostrare quella che ritiene sia la sua qualità migliore. Le signorine dell’angiporto fanno a gara per averlo con loro. Ovviamente gratis. E questo non piace ai magnaccia che tutte le sere si mettono a caccia di quel tizio che si diverte con le loro donne. E lo fa gratis.
Una sera riescono a metterlo alle strette. Lo circondano in cinque. Provano ad attaccarlo tutti assieme. E finiscono a terra, stesi ben oltre il conteggio totale. La polizia deve prendere Garcia a randellate sulla nuca per riuscire a fermarlo.


Solo in carcere riesce a fare vita da atleta. Èanche per questo che Agostino, nel momento in cui viene a mancare l’avversario di Carmelo Bossi, propone Angel Robinson Garcia a Rodolfo Sabbatini.
“Ma non è in prigione?” chiede il promoter romano.
“Appunto…” risponde il manager.


Va a prenderlo in galera alle 10 del mattino. Lo carica in macchina e lo porta a Roma. Mangia solo piatti di spaghetti. Senza sale e senza sugo. Ma alla fine è in forma, e poi con Bossi ha già combattuto e pareggiato a Barcellona un anno prima. Per quattro riprese si difende come può,  poi una ferita lo ferma nell’intervallo tra il quinto e il sesto round.
Nel resto del programma Giampiero Salami batte Emilio Riccetti per kot 6, Mirco Rossi supera Angelo Maria Quirici ai punti in 8, e Vincenzo Pulcrano ha la meglio su Mario Bocci in 6.
Spero vi sia piaciuta, è una storia di cinquant’anni fa.
Sandro Mazzinghi (foto sopra) ne ha scritto la pagina più importante.

 

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