Vasyl Lomachenko. Passato, presente e futuro di un campione…

Jason Sosa era, per risultati, classifica e titoli, un rivale qualificato.

Contro Vasyl Lomachenko ha fatto la figura del novizio.

Ha perso perché il suo angolo, nella persona di Raul “Chino” Rivas, ha detto basta alla fine del nono round. Stava diventando un’avventura pericolosa. In quelle nove riprese l’ucraino aveva letteralmente dominato

“Se non riuscirò a sfidare i migliori della mia categoria, salirò tra i leggeri” ha detto Lomachenko a fine match.

Cosa c’è nel futuro dell’ucraino che fino ad oggi ha disputato nove match da professionista (8-1, 6ko), otto dei quali con il titolo Wbo in palio? È stato campione dei piuma, ora lo è dei superpiuma e potrebbe puntare alla terza corona nella categoria superiore già questa estate.
Secondo Nic Parkinson di ESPN, Lomachenko troverà un rivale in questa rosa di potenziali avversari: Orlando Salido, Jezreel Corrales, Terry Flanagan, Mickey Garcia e Terence Crawford.

A 29 anni il talentuoso pugile ha già conquistato un posto nella storia.

E allora, penso sia il caso di riproporre la sua di storia.

L’ucraino è un grande pugile, l’ha ampiamente dimostrato a livello dilettantistico. L’ha confermato tra i professionisti.

Vasyl Lomachenko è nato il 17 febbraio del 1988 a Bilhorod-Dnistovsk’yj, un’antica città fortezza nell’Ucraina sud-occidentale a poco meno di cinquanta chilometri dal confine con la Moldavia. Cinquantamila abitanti, ha dato i natali a Elena Cernei: mezzosoprano, musicologo, regista, docente di canto e ricercatrice scientifica sulla voce parlata e cantata insignita, del titolo di Membro Attivo della New York Academy of Sciences.

Lui dice di essere nato con i guantoni sui pugni (la foto sotto sembrerebbe confermare questa affermazione).

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L’inizio della mia carriera ha avuto inizio nel ventre di mamma, una campionessa di ginnastica acrobatica. Dopo l’ospedale sono stato portato a casa, dove papà per prima cosa mi ha messo su i guantoni. E’ successo nel luglio del 1988. Poi la mia vita si è spostata all’interno una palestra di boxe. E la cosa più curiosa è che non mi ricordo l’inizio delle lezioni di pugilato, perché mi sembra di essere stato sempre coinvolto con questo sport.” scriveva così sul suo sito http://lomachenko.com.

Aveva cinque anni quando papà Anatoly l’ha portato per la prima volta in palestra. Indossava una canottiera bianca, pantaloncini neri e dei piccoli guantoni rossi. Si batteva con la stessa grinta e determinazione di oggi.

E’ stato amore a prima vista. Da ragazzetto gli piaceva imitare Sugar Ray Leonard. Bolo punch, ottimo gioco di gambe. Danzava e picchiava. I suoi idoli erano Muhammad Ali e Roy Jones.

Il papà (a sinistra nella foto sotto assieme a Vasyl) gli è sempre stato vicino: il legame tra i due è così forte che il ragazzo si è fatto tatuare sul fianco sinistro il volto del genitore sotto la scritta Victory. Allenatore, mentore, padre. E’ a lui che Vasyl aveva chiesto consiglio dopo l’oro ai Mondiali di Milano nel 2009.

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Papà, vorrei diventare professionista. Che ne dici?

“Potrai farlo solo quando il tuo fisico smetterà di crescere.”

Papà, è meglio l’oro olimpico o il titolo mondiale dei professionisti?

“Non ho dubbi. Il trionfo olimpico. Quello dura per sempre.”

Ma non tutto dura in eterno, neppure un grande ideale.

Vasyl ha una boxe spettacolare che mischia potenza e talento. Un fenomeno del ring. In 397 match da dilettante, l’unica sconfitta nota è quella rimediata nella finale dei Mondiali di Chicago 2007 contro Albert Selimov (16-12 il punteggio). Un verdetto sonoramente fischiato dal pubblico.

Che fosse un match nato male, lo rivela un curioso episodio. Lomachenko era solito regalare agli avversari una bandierina ucraina che il papà aveva comprato davanti al Monastero di Kievo Pechersk a Kiev, dove sono custoditi i corpi dei monaci mummificati. L’unico ad avere rifiutato l’omaggio era stato proprio Selimov, che Vasyl avrebbe poi dominato (14-7) nella rivincita, al primo turno dei Giochi di Pechino.

Il record ufficiale riporta 396 vittorie e una sconfitta, ma è lo stesso Lomachenko ad ammettere (sempre sul suo sito) che almeno un pari c’è stato… anche se aveva solo sei anni!

Ricordo il primo incontro, l’ho disputato nel torneo “Speranze”. Ho combattuto contro un ragazzo di due anni più grande e più pesante di circa cinque chili! Ho vinto quella battaglia, ma i giudici hanno decretato un pareggio. Volevano evitare che il ragazzo rimanesse sconvolto.  Così hanno poi spiegato a me ed a papà… Era tutto organizzato!

Lomachenko ha forza, ma anche mascella resistente. Un solo atterramento: è accaduto nel 2007, evidentemente un anno maledetto, a Odessa. Giù nella ripresa iniziale, ma recupero immediato e vittoria per ko.

Ama l’hockey ghiaccio, sognava di diventare un giocatore famoso proprio in questo sport. Adora le macchine. Gli piace guidare auto sportive.

Dice di avere un segreto nella sua dieta: lo strutto. Fatico a credergli, ma forse solo perché sono ignorante in materia di alimentazione.

Mancino, fa male con entrambe le mani. Da dilettante è stato re tra i pesi piuma, dopo i Mondiali di Milano 2009 è passato tra i leggeri.

Ha fatto il grande salto dopo l’Olimpiade di Londra 2012. E’ passato professionista con la Top Rank di Bob Arum. Niente ingaggio multimilionario, ma un programma spericolato e molto ben pagato.

Ha esordito il 12 ottobre 2013 a Las Vegas contro un uomo in classifica mondiale (7 della Wbo) e sulla distanza delle dieci riprese. Ha chiuso con un ko alla quarta, dopo aver dominato per tutti i round Josè Ramirez.

Poi ha tentato il colpo grosso, ma è stato sconfitto dal campione Orlando Salido per split decision nel primo assalto al mondiale.

Poi è stata una lunga, ininterrotta cavalcata trionfale.

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