Debutta a 33 anni, dopo tre mesi ha già perso tre volte (due per ko!). Il video…

È accaduto, accade e continuerà ad accadere.
Perché mi meraviglio?

Il fatto è che non mi abiuterò mai all’idea che alcuni pugili servano solo e soltanto ad arricchire i record di giovani promesse, rischiando in proprio. Non solo una sconfitta, spesso molto di più.

Sabato, 25 marzo 2017.

Manchester Arena.

Subito dopo il mondiale tra Jorge Linares e Anthony Crolla si disputa un match tra massimi leggeri. A dirla tutta, il limite sarebbe 90,718, ma il debuttante Lawrence Okolie è più di un chilo sopra.

L’avversario si chiama Geoffrey Cave.
Se Okolie ha meritato titoli e articoli sui giornali, se nel suo passato c’è la maglia della nazionale inglese all’Olimpiade di Rio 2016 e i suoi anni sono solo 24, chi sta dall’altra parte del ring presenta un curriculum decisamente meno attraente.

Cave in luglio compirà 34 anni, eppure da professionista ha disputato soltanto due match perdendoli entrambi: per kot dopo 2:05 contro Nick Parpa e ai punti in 4 round contro Daniel Mendes. Ha esordito a dicembre e oggi, 26 marzo, è già a 0-3-0 con due ko al passivo.

Il nostro uomo al peso aveva segnato appena sopra gli 88 chili ed era decisamente più basso di Okolie che tocca l’1.96. È classificato al numero 57 tra i 59 britannici che combattono nella sua categoria. Peggio di lui soltanto Aaron Lacy che ha perso al debutto e Jason Jones che ha perso sette match su sette.

Originario del Brasile, Geoffrey vive a Londra.

Contro Lawrence Okolie ha perso dopo venti secondi.

Tre colpi in serie ed è finito malamente knock out.

I paramedici lo hanno soccorso, gli hanno dato l’ossigeno e l’hanno rimesso in piedi. Ha raggiunto da solo lo spogliatoio.

Aveva già in programma un altro incontro: il 22 aprile avrebbe dovuto affrontare Mark Little (imbattuto anche lui, 3-0-0). Non potrà esserci, ma statene certi: scontato il fermo per il ko lo rivedremo sul ring, contro un altro pugile in ascesa ansioso di costruirsi un record che faccia effetto.

Mi dicono: è la boxe, ragazzo.

A parte il fatto che a quasi 68 anni non sono certo un ragazzo. C’è anche il fatto che non ero abituato, non mi sono abituato e non mi abituerò mai a queste situazioni. Semplicemente perché sono convinto che i pugni facciano male e con la boxe si dovrebbe essere cauti, molto cauti.

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