Tra un mese le elezioni per la presidenza della Federboxe. Quegli strani giochini…

copia-di-kTra un mese ci saranno le elezioni per il rinnovo del governo federale della Federboxe.
Tre candidati alla presidenza, diciannove al Consiglio Federale in quota dirigenti di società, quattro in quota atleti professionisti, tre in quota atleti AOB o APB, quattro in quota tecnici. Su trentarè candidature, solo due donne.
Tra i tre in lizza per la poltrona di comando c’è il presidente uscente Alberto Brasca (a destra) e il vice presidente con delega al settore tecnico Vittorio Lai (a sinistra). L’unica novità è rappresentata da Andrea Locatelli. E proprio questo non essere stato coinvolto in alcuna iniziativa dirigenziale, anzichè essere vista come una nota di merito, è additata come grande colpa.
I detrattori dicono: sì, sarebbe la persona giusta. Ma non conosce i problemi della base, non conosce il territorio.
L’ultimo CF conosceva benissimo problemi della base e territorio, eppure in un quadriennio ha prodotto poco (eufemismo) sul piano dei risultati (disastroso l’ultimo Mondiale maschile e l’Olimpiade di Rio 2016).
Ha faticato a dialogare sul piano politico con l’organismo internazionale, l’Aiba. Eppure oggi sento dire, dalle stesse persone che hanno accettato qualsiasi cervellotica decisione (compreso il divieto di qualsiasi contatto con il professionismo, per poi arrivare ai professionisti ai Giochi) senza neppure discuterla.
Ha azzerato la visibilità del pugilato sui media, siano essi giornali che televisione.
Ora sento dire che il Centro Tecnico di Assisi non deve essere un Centro vacanze, che vanno cambiati i metodi di gestione dell’attività di vertice, che il professionismo va ristudiato.
E chi doveva farlo?
Mi sembrano le stesse dichiarazioni contraddittorie ascoltate dagli allenatori di calcio quando criticano la disposizione sul campo della propria squadra. E che sono statio io a schierarequei giocatori? Ho deciso io quale modulo adottare?
La gestione del dilettantismo nel periodo 2013-2016 è stata fallimentare. L’insistere sugli stessi elementi ha portato i potenziali sostituti ad allontanarsi, a lasciare, a passare al professionismo. Ma non si tratta di un nome, una scelta o una situazione. Si è sbagliato molto. Il rinnovamento invocato a fine Olimpiade di Londra 2012 in pratica non è esisito. L’unica novità parzialmente positiva dei Giochi di Rio è stato Carmine Tommasone, un pro’ prestato al dilettantismo.
E poi credo sia giunto il momento di chiarirci le idee su Irma Testa.
Se siete convinti che sia solo una discreta pugilessa, allora possiamo fermarci qui. Ma dal momento che io sono convinto di trovarmi davanti a una ragazza che ha un talento notevole ed è potenzialmente in grado di arrivare a grande traguardi, la domanda che mi faccio è: chi ha sbagliato e dove? Perché la Testa vista a Rio è stata una pugilessa appena discreta, mai nel match, incapace di creare un minimo di pericolo alla rivale.
Come è stato possibile arrivare a questo?
È stata sbagliata la preparazione?
È stato sbagliato l’approccio all’evento?
È stato sbagliato il rapporto tra tecnici e atleta?
Qualunque sia stato il motivo, resta il fatto che sono convinto sia stato commesso un peccato grave.
Ora sento in giro strane voci.
E mi ricollego alle candidature.
Un amico mi ha parlato addirittura di un’ipotesi di presidenza a tempo, per poi dare spazio a un commissariamento amico. Non posso credere che questo corrisponda al vero. Anzi, sono convinto che non lo sia.
Più dubbi ho su altre voci. Come quelle sui candidati al Consiglio Federale. Mi informano di strani giochini.
Per esempio, ho letto su Facebook il “caso Biagio Zurlo”. Il maestro di Torre Annunziata si è presentato come indipendente. Dal CR Lazio hanno fatto sapere che andranno a lui i voti della regione nella selezione per i tecnici. Ma, hanno aggiunto, “noi sosteniamo Lai”.
Era un modo come un altro per portare Zurlo a uscire allo scoperto manifestando il suo apporto alla lista del vice presidente uscente?
E come si conciliano queste voci con quelle che vogliono sia Massimo Scioti il candidato tecnico appoggiato dal CR Lazio?
Torniamo alla presidenza.
La diffidenza nei confronti di Locatelli non nasce dai programmi che ha esposto, nè dalla sua professionalità. Nasce, a parole, dal corpo estraneo che rappresenterebbe.
A parte il fatto che un elemento di novità sarebbe comunque un punto a favore del candidato, non certo un elemento negativo. Ma c’è anche il fatto che si finge di non sapere.
Tanto per citare un paio di esempi.
Andrea Locatelli è stato il presidente del Comitato Promotore dei Mondiali di Milano 2009. Qualcuno li ha visti dal vivo? Ricorda la copertura televisiva? Io sì, dal momento che ero la voce tecnica di Italia 1 accanto prima a Lucia Blini e poi a Giacomo Crosa.
Ha gestito dal punto di vista economico e da quello dei contratti televisivi la carriera di Giovanni Parisi (Salvatore Cherchi governava il lavoro sul piano manageriale). Qualcuno ricorda cosa abbia rappresentato Parisi per la promozione del pugilato dal suo esordio tra i pro’ fino al ritiro diciotto anni dopo? Qualcuno ha idea di quanto, meritatamente, abbia guadagnato?
Sul piano dei rapporti con i network televisivi Andrea Locatelli qualcosina in carriera l’ha fatta. È elemento di spicco all’interno di Infront, la società che gestisce i diritti televisivi del calcio. Locatelli negli ultimi venti anni ha tenuto in piedi gran parte degli accordi tra pugilato è televisioni. Qualcuno ha un’idea di dove andrà la boxe italiana se continuerà, come ha fatto nell’ultimo paio d’anni a brancolare nel buio mediatico?
Detto tutto questo, so già che sarà dura per Locatelli contrastare chi ha in mano le chiavi della macchina del potere. È stato e sarà sempre così. Il governo parte avvantaggiato, qualsiasi risultato abbia portato a casa nel quadriennio in cui ha comandato.
Sarà una battaglia aperta, incerta.
Ma, per cortesia, non venitemi a parlare di rinnovamento.
Avete avuto a disposizione quattro anni per farlo e non vi siete mossi da un surplace al cui confronto Maspes e Gaiardoni (per chi non li conoscesse c’è sempre Internet a disposizione) sembrano bambini sulla bici a rotelle. E  quando qualcuno, uno nome a caso: Alberto Brasca, ha provato a cambiare rotta non avete impiegato neppure un minuto a scaricarlo.
Manca un mese alle elezioni. E da qualche tempo accadono strane cose. Comunicati ufficiali di Comitati Regionali che invitano a votare lo stesso firmatario del comunicato. Voti promessi a due candidati in lotta tra loro. Unanimità di consensi sbandierati e smentiti nel giro di poche ore…
È la politica bellezza.
Anzi, purtroppo, è il pugilato.

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