Sandro Mazzinghi, nello spogliatoio del campione prima che salga sul ring…

covermazzinghi(queste sono le prime righe del mio libro su Sandro Mazzinghi:
“Anche i pugili piangono” edizioni Absolutely Free, 224 pagine, 15 euro)

Sandro fissa la sua immagine riflessa nello specchio.

Si accarezza lentamente la faccia, passa i polpastrelli ruvidi sulle sopracciglia, lungo gli zigomi lisci, sfiora le guance scavate dalla fatica. Indugia sul naso che ha già qualche gobba di troppo, ricordi lasciati da altre battaglie.

Sandro lo sa.

Alla fine della sfida, quando tornerà nello spogliatoio, quello specchio gli mostrerà un’immagine diversa. Spacchi, lacerazioni, gonfiori saranno lì a sporcare il volto. Ma non è certo questo a preoccuparlo. Quelli saranno i segni dell’onore, medaglie conquistate sul campo di battaglia.

La vittoria nel pugilato passa attraverso la sofferenza.

Un match sulle quindici riprese è la punizione più feroce inventata dall’uomo per farsi del male. È la prova di quanto si possa alzare l’asticella del dolore. Significa calarsi nel fuoco dell’inferno, senza avere la certezza di poterne uscire.
Sandro è in ansia perché sa benissimo cosa sia la boxe. Ne conosce ogni segreto. Per un’ora il ring diventa il tempio proibito dove puoi perdere o vincere tutto. I soldi, la dignità, il successo. E, inutile nasconderlo, anche la vita.

È preoccupato ma non ha paura, non ne ha mai avuta.

È nato per combattere.

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