Pesi massimi e doping. Scuse, regole ignorate, pene ridicole. È la boxe bellezza…

Bermane Stiverne

Doping.

Sembra essere diventata la parola più comune nel mondo dei pesi massimi.

Alla scoperta di una positività, nelle altre discipline seguono lunghe squalifiche e l’uscita dai vertici delle classifiche.

Nella boxe invece la Banda dell’Alfabeto si aggrappa a regole che non esistono e va avanti.

Tutti assieme, pugili e dirigenti, contribuiscono alla distruzione (per ora solo morale) di uno sport che dovrebbe fare del rispetto di se stesso e delle regole un suo caposaldo.

Birmane Stiverne è l’ultimo della lista.

È risultato positivo (dimethyamylase) il 4 novembre in un controllo Wada in vista del match del 17 dicembre contro Alexander Povetkin per designare lo sfidante ufficiale di Deontay Wilder per il titolo Wbc nella primavera 2017.

Squalificato?

Non pensateci neppure.

Multa di 75.000 e ok del World Boxing Council per la disputa del match.

Quantità modica, non sapeva cosa stava prendendo, ha ammesso di averlo preso inconsapevolmente”.

Lo stesso Povetkin è stato scoperto positivo al Meldonium. Ha portato il Wbc in tribunale e l’Ente ha fatto una brusca frenata.

Quantità modica, medicinale permesso”.

Luis Ortiz sabato scorso ha vinto un super noioso match contro Malik Scott. Ortiz ha subito nove mesi di squalifica dopo essere risultato positivo al doping nel match dell’11 settembre 2014 contro Lateef Kayode. Tredici mesi dopo saliva sul ring per l’interim Wba.

Lucas Browne positivo al clenbuterolo dopo il match per il titolo Wba contro Ruslan Chagaev il 15 marzo scorso.

Titolo revocato, sanzione pecuniaria, sei mesi di squalifica.

Sconta la squalifica e la Wba gli fa disputare il titolo.

Minima quantità, non influisce sulla prestazione, non accertata la volontarietà”.

Causa, accordo extragiudiziale.

Il co-sfidante è Shannon Briggs.

Il vincente dovrà affrontare entro 120 giorni Fres Oquendo.

Il portoricano è risultato positivo a tamoxifin e anostazole nel match del 6 luglio 2014 contro Ruslan Chagaev.

Da allora non ha più combattuto.

La Wada precisa.

Non esiste minima quantità se ce ne è abbastanza per rilevare la positività.

Non esiste involontarietà, ogni atleta è responsabile delle sostanze che assume consapevolmente o meno.

Non esiste la supposizione che non abbia influito sulla prestazione.

Ma il pugilato ha regole diverse, è uno sport in cui tutto è permesso.

Il Wbc lancia la campagna Clean Boxing Program e poi se ne esce con una multa di 75.000 dollari davanti alla positività accertata di un pugile e concede il nulla osta a un match che si disputerà poco più di un mese dopo la scoperta dell’illecito.

È la boxe, bellezza.

 

 

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