L’Italia della boxe. Dirigenti, nazionali, professionisti, tv e rapporto con l’Aiba…

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Facciamo il punto della situazione del pugilato italiano.

1. Dirigenti.

Regna il silenzio assoluto. Al momento non si sa neppure chi voglia scendere in campo nelle elezioni presidenziali di febbraio. Dopo l’annuncio della non ricandidatura di Alberto Brasca si sono susseguite più voci.

Una racconta il tentativo di convincere Vittorio Lai (Sardegna) a presentarsi candidato. Un’altra evidenziava l’intenzione, poi rientrata, di tentare la scalata da parte di Flavio D’Ambrosi (Lazio). L’ultima, è di questi giorni, sussurra addirittura un ripensamento dello stesso Brasca.

Voci, rumors come dicono negli Stati Uniti. Nessun annuncio ufficiale.

Anche l’opposizione tace. Si parla di una probabile candidatura, ma il soggetto interessato prende tempo in attesa di pronunciarsi. Dovrebbe farlo in questi giorni.

Dal 31 dicembre scomparirà la Lega Pro Boxe nella versione in cui è stata concepita. Rientrerà nella Fpi con la veste di Lega degli Organizzatori. Quali sarà esattamente il ruolo che svolgerà e chi la guiderà non è dato saperlo.

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2. Le nazionali.

Azzerato o quasi il quadro tecnico con il mancato rinnovo del contratto a Francesco Damiani e Raffaele Bergamasco, si stanno studiando nuove soluzioni. Sembra certo che il centro di potere, fissato da anni a Santa Maria degli Angeli, possa essere attaccato. Il decentramento degli allenamenti, la preparazione alle sfide fatta direttamente nelle società di appartenenza, la minore centralità assoluta del sistema sono argomenti di interessanti discussioni. Tutto questo in attesa di conoscere chi dovrà gestire sotto il profilo tecnico l’intera situazione.

Resta in piedi il progetto di un maestro cubano, anche se non si capisce come possa la sola nazione di provenienza garantire la qualità del tecnico.

Si delineano schieramenti pro e contro l’arrivo di un supervisore che possa proporre un proprio piano strategico. Dovrebbe essere un elemento di provate capacità, con esperienza a livello internazionale, un curriculum pugilistico di grande livello, in possesso di sufficiente carisma, con la carte in regola per godere di rispetto e amicizie a livello mondiale. Si parla di questo e di quello, ma non mi sembra ci siano decisioni a breve scadenza.

Nel frattempo c’è una nazionale interamente da ricostruire.

decarolis

3. I professionisti.

Situazione complicata e con poche certezze. C’è una televisione interessata alla boxe, FoxSports, ma sembra proprio che tranne alcune rare eccezioni (il titolo Wba di De Carolis, ad esempio) non intenda occuparsi del movimento nazionale. Sportitalia ha perso forza e recentemente ha dimostrato con la sua programmazione di non tenere in grande considerazione il nostro pugilato. La Rai si riserva alcuni titoli italiani, ma ha diradato in maniera consistente l’inserimento della boxe in palinsesto.

A rendere più pesante il problema, c’è il fatto che i numeri dell’audience non sono confortanti. Sembra non lo siano stati addirittura per Spence vs Bundu. Match che avrebbe dovuto attirare un grande interesse, trasmesso in chiaro e in un orario ideale. Eppure gli indici di ascolto pare non siano stati gratificanti.

Senza promozione, sui giornali e all’interno della stessa rete titolare dei diritti, diventa una sorta di caccia al tesoro. Pochi fortunati conoscono canale e orario di messa in onda. Per non parlare dell’insufficiente popolarità degli stessi protagonisti dell’evento. Insomma, ci si rivolge a un pubblico ristretto e lo si costringe a un superlavoro per capire dove e quando sintonizzarsi. Si viaggia al buio e quasi tutto è affidato al caso.

È un male cronico del pugilato di casa nostra. Ma in tempi di magra diventa ancora più pesante sopportarne il peso.

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4. L’Aiba.

L’Italia è una di quelle nazioni che si è affidata mani e pugni all’Aiba. La crisi che l’Ente mondiale sta attraversando la tocca direttamente. Il cambiamento improvviso di atteggiamento nei confronti del professionismo ha costretto la Fpi a un tango statutario, mi si perdoni l’espressione, che oserei definire triste e deludente. Si è passati da professionisti male del mondo a professionisti benefattori del pugilato. E la Federazione ha dovuto prima espellerli e poi riprenderli nella casa madre. Il peccato è stato quello di accettare tutto senza porsi neppure il dubbio se fosse giusto o no. E così ora non si sa come muoversi davanti a una gestione mondiale che viaggia su un binario morto. Sconosciuti, e siamo a novembre, i piani 2017 per quanto riguarda il settore professionistico (APB) e le World Series of Boxing. Non si conoscono i pugili coinvolti, le franchigie che aderiscono al progetto, le sedi, le televisioni che dovrebbero coprire l’evento e il movimento di denaro che dovrebbe spingerlo. E sulla pagina ufficiale Aiba, alla voce calendario 2017 figura un solo evento. I Mondiali elite di settembre ad Amburgo. E il resto?

 

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