È morto Pryor, un mito sconfitto dalla droga. Si era riscattato, un infarto l’ha ucciso

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Se ne è andato un grande della boxe.
Aaron Pryor è morto a Cincinnati dopo una lunga battaglia contro infiniti problemi al cuore.
Il 20 di questo mese avrebbe compiuto 61 anni.
Sul ring è stato un autentico guerriero, un’instancabile macchina da guerra. Travolgeva l’avversario, lo soffocava alzando il ritmo fino a quando quello non cedeva.
È stato così anche nei due fantastici match contro un altro mito del pugilato, Alexis Arguello. Il nicaraguense ne è uscito sconfitto in entrambe le occasioni: il 12 novembre dell’82 per kot alla quattordicesima dopo una sfida feroce, drammatica, intensa. E il 9 settembre dell’83 per ko alla decima in quello che è stato l’apice della carriera di Aaron Pryor, re incontrastato dei superleggeri. The Hawke, il falco invincibile.

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Poi, la droga lo ha messo alle corde.
In sette anni ha disputato solo sette match, chiudendo con un record di 39-1, con 35 ko. L’unica sconfitta l’8 agosto dell’87 per kot 7 contro Bobby Joe Young.
Voi l’avete amato come un pugile che non conosceva la paura, sempre pronto a lanciarsi nella battaglia – ha detto la moglie Frankie che gli è stata accanto per venticinque anni – Per noi era un adorabile marito, padre, uomo, fratello, amico.
La cocaina ha minato tutto questo, non solo il suo rendimento sul ring.
Schiavo della droga si era ridotto una larva d’uomo, costretto a nascondersi, dimagrito fino ad arrivare a un passo dalla morte. Poi, lentamente, era riuscito a riprendersi. Ce l’aveva fatta.
Ma al cuore aveva chiesto troppo.
Un infarto l’ha stroncato.
Lascia il ricordo di un grande amore nella moglie, nei figli Aaron jr, Antwan Harris ed Elisabeth. E in tutti gli appassionati di boxe a cui ha regalato momenti indimenticabili.
Riposi in pace.

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