Boxe: presidenza e Nazionale, i giochi sono appena cominciati…

squadra

Il 25 febbraio 2017, ovviamente a Santa Maria degli Angeli: nell’Italia pugilistica tutto si muove nelle zone del poverello di Assisi, si voterà. Si sceglieranno gli uomini che dovranno governare il prossimo quadriennio olimpico che porterà a Tokyo 2020.

Il futuro del nostro pugilato è pieno di incognite.

Ci sarà da discutere, ad esempio, del nuovo ruolo dei professionisti. Torneranno in ambito federale ed essendo anche loro potenziali protagonisti olimpici avranno il diritto di pretendere parte dei contributi in arrivo dal Coni.
Come e da chi saranno gestiti? Con quali programmi?

Meno soldi (i contributi caleranno di 400.000 euro annui per mancanza di risultati: non è poco, rappresentano più o meno il 10% del budget), ridotta capacità tecnica degli azzurri (zero medaglie agli ultimi Mondiali e all’Olimpiade 2016), scarsa esperienza a livello assoluto dei giovani.

Non sarà facile per chiunque deciderà di correre per la guida del pugilato di casa nostra.

Ma non sarà neppure una missione impossibile, dal momento che nell’ultimo quadriennio gli introiti federali sono arrivati a 23 milioni di euro e la situazione di reclutamento (cifre ufficiali della Fpi) è stata più che rosea.
Gli agonisti tesserati sono passati da 6.940 a 7.354 (con un incremento del 6%). Stesso discorso per il settore giovanile che può contare su 2.321 tesserati (+33%).
La base dunque esiste, sia come numero di pugili che come numero di giovani. C’è solo da capire perché, davanti a tanta abbondanza, non siano arrivati i risultati. Il dato anziché cancellare le critiche le ha, paradossalmente, ingigantite.

Il popolo della boxe è in fermento.
Non sono ottimista, non vedo un futuro con grandi rivoluzioni.

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Penso proprio che sarò costretto a fare un copia e incolla di quello che ho scritto quattro anni fa dopo l’ultima assemblea elettiva.

Il popolo della boxe ha scelto la linea della continuità. Ha giudicato estremamente positiva la situazione attuale, al punto da nominare a larga maggioranza Alberto Brasca nuovo presidente federale. E’ lui l’erede di Franco Falcinelli. Battuto Gualtiero Becchetti alla prima tornata di votazioni, sconfitto Antonio Del Greco al ballottaggio. E, cioccolatino finale, elezione a presidente onorario (su proposta dello stesso Brasca, approvata per acclamazione dall’assemblea) di Falcinelli. Insomma il vecchio corso è stato promosso a pieni voti. Segnale inequivocabile di una boxe italiana “luminosa” (la definizione è dell’ex presidente) e di un percorso da continuare, perché vincente.”

Quanto fosse “luminosa” e vincente la situazione della boxe italiana si è visto nell’ultimo quadriennio.

Ho cercato di informarmi. Ecco quello che ho saputo.

Nessun candidato ha finora ufficializzato la sua corsa alla presidenza.

In giro si dice che Alberto Brasca sia intenzionato a ricandidarsi e che nel caso lo facesse avrebbe grandi possibilità di essere rieletto. Non ne dubito.

flaviovittorio

Altri due nomi escono, a detta dei miei interlocutori, dall’attuale gruppo dirigente: Vittorio Lai (attuale responsabile del Settore Nazionale Dilettanti AOB) e Flavio D’Ambrosi. Entrambi consiglieri federali, sembra stiano pensando di fare un tentativo presidenziale.

Nel caso Brasca confermasse la sua volontà di presentarsi, la sua sarebbe (dicono) una candidatura unica, almeno per quanto riguarda l’area governativa.

Nessun nome, al momento, dall’opposizione. C’è un potenziale candidato, ma ancora non è del tutto convinto dell’opportunità di scendere in campo.

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La conduzione tecnica della nazionale cambierà guida.

Francesco Damiani ha rassegnato le dimissioni, il contratto di Raffaele Bergamasco è scaduto il 31 agosto e non è stato rinnovato.

Due le correnti di pensiero per la ristrutturazione.

La prima prevede l’inserimento di Emanuele Renzini (al momento responsabile tecnico Nazionali Femminili AOB) come supervisore generale. A Santa Maria degli Angeli, che resterebbe il centro del mondo pugilistico italiano, un tecnico cubano finora non meglio identificato sarebbe l’uomo di campo a cui affidare la preparazione degli atleti azzurri.

L’altra soluzione è più complessa e vede a capo un maestro che dovrebbe ristrutturare completamente il settore, sia dal punto di vista tecnico che organizzativo. Nessuno degli interpellati mi ha voluto fare il nome di questo maestro, mi hanno solo detto che ha i requisiti giusti per dare una scossa alle nazionali, dalle giovanili all’Elite.

Non dovrebbe essere rinnovati i contratti con gli altri tecnici, con l’eccezione di Maurizio Stecca a cui sarà però affidato un incarico diverso da quello attuale.

cf

Da definire la posizione del professor Vasiliy Filimonov, tecnico di grande esperienza.

Il russo ha avuto il ruolo di coordinatore della Programmazione e della Metodologia dell’Allenamento della Squadra AOB Elite Maschile per l’Olimpiade di Rio 2020. I rapporti non sono al momento chiari, non possono esserlo: chiudere oggi un accordo vorrebbe dire mancare di rispetto alla prossima dirigenza. Peseranno comunque sulla scelta futura i risultati negativi della spedizione brasiliana e un finale dei Giochi non in linea con la mentalità del presidente Brasca.

Filimonov lavora con un contratto a progetto e sta continuando a farlo. A metà ottobre terrà uno stage di aggiornamento per tecnici e aspiranti maestri di pugilato in Abruzzo.

La squadra azzurra è rimasta senza responsabili tecnici. Mi piacerebbe che governo e opposizione, ammesso che ci sia un candidato a rappresentare la contestazione, facessero una precisa dichiarazione di intenti in questo senso e delineassero le loro linee d’azione sul futuro del professionismo. Servirebbe a capire da che parte tira il vento…

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