Storia di Vincenzo Picardi, guerriero del ring, il re del bronzo…

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Il protagonista della storia di oggi è Vincenzo Picardi.
Un guerriero senza paura, il re del bronzo. L’ha vinto all’Olimpiade, ai Mondiali, alla Coppa del Mondo, due volte agli Europei. Un uomo da podio sicuro, su di lui sapevi di poter contare.
Ve lo racconto in due momenti.
Uno felice, subito dopo la vittoria nei quarti ai Giochi cinesi. Uno triste, appena dopo l’eliminazione prematura a Londra.
La boxe è sport per pochi. Non basta il talento, devi avere anche determinazione, grinta. Devi saper soffrire e vedere il traguardo dove altri neppure lo vedono.
Uno sport che non è fatto solo da primedonne, dentro ci sono anche i faticatori. Quelli su cui puoi scommettere tranquillo, sicuro che alla fine porteranno a casa un buon risultato.
Una vita da mediano non è solo il verso di una canzone, non è un’immagine di cui il calcio ha l’esclusiva. Vale, e tanto, anche nel pugilato.
Anni di fatica e botte e
Vinci casomai i Mondiali

Sempre lì
Lì nel mezzo
Finché ce n’hai stai lì
Il Mondiale non l’ha vinto, ma la bacheca di casa Vincenzo l’ha riempita di tante medaglie pesanti.

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A Pechino 2008 ha conquistato il bronzo, sconfitto in semifinale dal tailandese Jongjohor che poi è andato a vincere l’oro. Questo scrivevo sul Corriere dello Sport-Stadio.

La boxe fa parte della vita dei Picardi, ma nessuno in famiglia era arrivato così in alto come Vincenzo.
Ha scoperto il pugilato guardando papà Antonio combattere. Non aveva neppure dieci anni, si metteva davanti alla televisione e sognava vedendo il padre impegnato in un titolo italiano o in quello europeo dei pesi gallo.
Anche Giuseppe, il fratello mezzano, tira di boxe.
L’8 dicembre del 2006 si sono affrontati sul ring di Castel San Pietro, vicino Bologna. In palio il tricolore dilettanti.
Pochi pugni, tra fratelli non ci si picchia. Vittoria per Vincenzo.
Giusto così, lui è il mio idolo” dice oggi Giuseppe.
Tirava di boxe pure il nonno, da cui il nostro protagonista ha preso il nome.
Pugile il più piccolo di casa.
Gianluca ha quindici anni, a Londra 2012 ci sarà anche lui”.
Vincenzo Picardi è un uomo felice. Poco gli importa che abbia un taglio alla bocca e un piccolo ematoma sopra l’occhio sinistro. Ha vinto un match difficile contro il tunisino Walid Cheri. Un combattimento in cui ha dovuto chiedere un supplemento di energie al suo fisico. È andato a cercarle in fondo all’anima, le ha trovate nel cuore.

Copia di picardi
Un successo strappato nonostante problemi di peso, chi non ne ha tra i mosca?, ne abbiano appesantito l’azione.
Picardi boxa di rimessa, ha così provato ad attirare nel trappolone il tunisino, lo ha invitato ad attaccare confondendolo con un continuo cambio di guardia. Ha tessuto la rete e ha tirato su il pescato.
Felice Vincenzo, euforico Francesco Damiani.
I suoi compagni l’hanno preso a lungo in giro, ora devono aspettarlo. Devono dire: Silenzio, arriva Picardi, la medaglia olimpica. Mi piace perché è uno che sul ring ci mette il cuore”.
Bronzo assicurato per Vincenzo.
Poliziotto anche lui, calciatore mancato.
La dedica è per la moglie Maria e per la figlia Martina.
Sono le mie donne, mi hanno dato la carica. Le ho sentite e ho promesso che avrei speso sino all’ultima energia per farcela. Sono stato di parola. Questa medaglia è per loro”.
Picardi è un giocatore di scacchi, una passione che gli è utile quando danza sul ring. Studia le mosse del rivale, prova a intuirne i pensieri. Lo ingolosisce con trappole invitanti per poi punirlo quando quello si avventura in attacchi poco ponderati.
Napoletano di Casoria, ha cercato fortuna in uno sport duro, a volte bastardo. Punisce ogni errore. E ti presenta subito il conto.
Vincenzo Picardi ha osato e ha raccolto quanto gli era dovuto.

LONDON, ENGLAND - AUGUST 03: Tugstsogt Nyambayar of Mongolia (R) in action with Vincenzo Picardi of Italy during the Men's Fly (52kg) Boxing on Day 7 of the London 2012 Olympic Games at ExCeL on August 3, 2012 in London, England. (Photo by Scott Heavey/Getty Images)

A Londra 2012 eliminato agli ottavi dal mongolo Tugstsogt Nyambayar che conquisterà l’argento. Questo scrivevo su boxeringweb.net

Fuori dall’Olimpiade con tanta rabbia dentro. Lo capisco. Quello che ho visto sul ring dell’ExCel Arena è stato un match di alto livello, degno di una sfida che assegnava la medaglia. Peccato essersi giocato tutto così presto.
Vincenzo Picardi è un pugile che ha dato tanto, ha vinto molto e ha mostrato a tutti cosa sia veramente la boxe. Talento, bravura e molto, molto coraggio. Negli ultimi secondi del combattimento, quando non aveva più energia, è andato ugualmente avanti a cercare di prendersi quello che sentiva suo. Non ce l’ha fatta. Merita comunque un applauso.
A match finito, nel brutto padiglione che ospita il torneo olimpico londinese, Vincenzo regala altri colpi da campione.
Lo fa rispondendo alle mie domande.

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Deluso?
La verità è che nella mia categoria i campioni abbondano. Se rinasco faccio i 91 o i +91, così posso vincere l’oro olimpico anche io” dice accompagnando la frase con una grossa risata. Poi torna serio. “Mi dispiace per me, per i sacrifici che ho fatto. Ma mi dispiace anche per tutto il tempo che ho sottratto alla mia famiglia”.
Una moglie, Maria Rosaria, e due figli: Martina e Danny. Perché l’avete chiamato Danny?
Perché in famiglia siamo già in troppi col nome Vincenzo. Quando qualcuno chiama “Vincenzo” ci giriamo in quattro. Così ho voluto personalizzare, creare qualcosa di unico, che non si confondesse con gli altri
Ragioniere come diploma scolastico. E sul ring?
Ragiono poco. E faccio male. Nella boxe non si vince solo con il cuore e la volontà. Devi usare la testa”.

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