“Il canto del gallo”, storia di Mario D’Agata e di una boxe che si è persa nel tempo…

d'agata

Ho fatto un piacevole salto indietro nel tempo. Il merito è di Alberto Chiodini e del suo bel libro “Il canto del gallo”, la storia di Mario D’Agata.

L’ho letto quasi di corsa, mi piaceva il paesaggio che quelle parole mettevano davanti ai miei occhi, volevo godermelo tutto e subito.

Il racconto della prima sfida tricolore con Gianni Zuddas è addirittura commovente. C’è la passione forte, veemente che la boxe a quei tempi sapeva scatenare in uomini, donne e bambini. L’entusiasmo con cui Arezzo accoglie il successo del suo concittadino è contagioso anche a distanza di oltre sessant’anni.

È stato bello leggere l’avventurosa vita di un grande pugile, il secondo campione del mondo che l’Italia abbia avuto. Un peso gallo che sembrava avesse nel cuore una carica infinita. Non si fermava mai. Era uno che non avrebbe mai voluto far del male all’avversario, un picchiatore gentile: così lo dipinge Chiodini.

È una boxe carica di umori, tensioni, retroscena anche brutti. Ma sempre e comunque capace di scatenare l’interesse popolare. Giornali, radio e televisione si occupavano di questo sport. Finire sulla Domenica del Corriere voleva dire essere arrivati in cima. E Mario D’Agata la copertina l’ha avuta. Con pieno merito.

Dentro queste pagine c’è anche il racconto di una tragedia fortunatamente solo sfiorata. Due colpi di fucile, sparati da un disperato, centrano in pieno petto il pugile. Salvo per miracolo. Carriera finita? Ma che dite mai, tre mesi dopo era di nuovo sul ring.

L’autore si lascia prendere la mano, non frena i sentimenti. Partecipa alle vicende che narra. È complice, cammina accanto al suo campione. E questo dà sapore al racconto, lo rende vivo, vero, appassionante. La conquista del mondiale con Cohen, la dubbia sconfitta con Halimi. I match per i titoli italiani o europei. In tutti c’è rispetto per un uomo che ha saputo sempre combattere con molta dignità.

Nel libro c’è anche la storia di un grande amore. Quello tra Mario e Luana, che diventerà sua moglie. Un amore messo alla prova dalla popolarità e dalle continue trasferte del campione. Un sentimento che è riuscito a superare qualsiasi ostacolo. E a vincere.

Il libro, si sarà capito, mi è piaciuto. Ve lo consiglio.

Quasi dimenticavo. Mario D’Agata era sordomuto, come lo è sua moglie. Non è stato un problema né per lui, né per lei. E neppure per sua figlia Annamaria: “La mamma e il babbo hanno fatto sempre in modo che non dovessi essere io ad adattarmi a loro, loro si adattavano a me.

Non esistono i sordomuti, non esistono muri invisibili. È la gente che non vede”, così descriveva D’Agata il giornalista Vladimiro Caminiti, uno scriba con lo spirito del poeta.

Io sono stato un uomo fortunato” amava ripetere il campione. “Madre natura mi ha tolto una cosa, ma me ne ha regalate cento”.

Alberto Chiodini “Il canto del gallo, Mario D’Agata: storia di un uomo che sconfisse anche la morte”. Ibiskos Editrice Risolo, 200 pagine, 13 euro.

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