Qualificazioni Rio, in gara un pro’ di 40 anni e un pugile fermo dal 2013!

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Credetemi, non è una fissazione. Il fatto è che proprio non ce la faccio a disinteressarmi alle nefandezze dell’Aiba.

La grancassa di inizio giugno si è trasformata con il passare dei giorni in un silenzio assordante. Avevano annunciato al mondo un grande torneo, un evento storico che avrebbe sancito l’ingresso dei pugili professionisti nell’olimpismo. In molti hanno abboccato.

Sono andato a vedere la storia di alcuni di questi fenomenali professionisti.

A Vargas (dove fino all’8 luglio ci saranno le qualificazioni APB/WSB/Professionisti) la categoria dei mediomassimi è la più affollata: 13 iscritti. Se si pensa che altre ne hanno solo sette, e i 52 kg la miseria di sei, si capisce come l’Ente sventoli orgogliosa la bandiera di questi meravigliosi tredici.

Ma basta tirare via la coperta e si scoprono peccati sportivi, questi sì, di prima grandezza.

Ladislao Kutil, Repubblica Ceca, ha ricevuto un bye al primo turno. Ha quarant’anni ed è inattivo dal 2014! Negli ultimi sette incontri ha perso quattro volte, negli ultimi due la sconfitta è arrivata prima del limite. Normalmente combatte da massimo leggero. In Venezuela si schiera nove chili sotto il suo abituale limite.

Petru Ciobanu (nella foto) ha ventidue anni, viene dalla Moldavia e ha disputato l’ultimo incontro lo scorso anno. È fermo da nove mesi. Proabilmente perché ha perso per ko alla prima ripresa l’ultima volta che è salito su un ring. L’avversario era Serhiy Shevchuk che aveva due sconfitte negli unici incontri precedenti e ha poi perso il successivo. Il record complessivo di Ciobanu è 1-1. In Venezuela ha passato il primo turno battendo ai punti (2:1) l’indiano Dilbag Singh, che non figura nella Top 48 dei mediomassimi Aiba e non è il numero 1 neppure nel suo Paese.

Due parole anche sui supermassimi.

Evan Nedd di Aruba ha trent’anni. Il suo ultimo combattimento da pugile, una sconfitta sui 4 round, è datato 2013. È poi passato alla MMA, dove milita con un record di 6-5-1. Anche lui era presente nel regno di Bengodi. Ma la sua permanenza è durata poco. Subito fuori per mano dell’egiziano Ahmed Samir Abdelmoaz Hefny, fuori come molti dei partecipanti dai primi 48 Aiba.

Vorrei sapere quali sono stati i criteri che hanno permesso a questi tre signori di iscriversi a un torneo che regala, è il caso di usare in senso lato questo verbo, il pass olimpico.

Che rispetto ha avuto l’Aiba per tutti quei pugili che nell’ultimo quadriennio sono stati fedeli all’Ente e hanno lottato con tutte le loro forze per conquistare un posto ai Giochi?

E c’è ancora in giro gente che disserta sui se e sui ma, sulla scelta di portare i professionisti ai Giochi e sulle buone intenzioni dell’Aiba. Ragazzi, leggete. Informatevi, documentatevi, fate scattare le normali attenzioni che riservate a tutti i fatti della vita e poi ditemi come potete giustificare uno scempio simile.

Il Cio continua a guardare senza intervenire.

È una vergogna.

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