Salvatore Cherchi: “Nella festa dei 100 anni, la Fpi si è spesso dimenticata del professionismo”

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Ho ricevuto questa lettera da parte di Salvatore Cherchi, promoter e presidente della Opi2000

Scrivo per sottoporvi alcune mie osservazioni in margine alla festa per i 100 anni della Federazione Pugilistica Italiana celebrata a Roma.

Gente elegante, locale assai bello, buona cena, numerosi discorsi e tante premiazioni. C’era di che essere felici, io invece sono tornato a casa deluso.

Sarò il solito bastian contrario, ma mi sono chiesto perché, se aveva intenzione di celebrare davvero la sua storia, la Fpi non abbia concepito la serata conferendo gli spazi giusti alle sue due anime. Il dilettantismo ha recitato un ruolo da protagonista, il professionismo ha quasi sempre fatto da spalla. Nei tempi, nei numeri, nell’enfasi.

Mancavano alcuni nomi che hanno contribuito in maniera straordinaria alle fortune della boxe di casa nostra.

La famiglia Sabbatini, ad esempio.

Mi risulta che non sia neppure stato invitato Roberto. Ne aveva totale diritto. Non solo perché figlio del grande Rodolfo, uomo a cui la Fpi deve moltissimo. Ma anche per i suoi meriti da organizzatore con tanti mondiali all’attivo.

Non c’era nessuno della dinastia Branchini. Non scopro nulla se dico che Umberto è stato una colonna del pugilato italiano e internazionale. Magari si poteva far venire uno dei figli, magari lo si poteva celebrare con un filmato o qualche foto in più.

Stesso discorso per due colonne del nostro pugilato come Rocco Agostino e Renzo Spagnoli. Meritavano citazioni al pari di altri che hanno avuto un ruolo decisamente meno rilevante.

Nessun ringraziamento, né premio per Andrea Locatelli. Negli ultimi quindici anni è stato l’uomo che ha tenuto in piedi l’intero professionismo, rimettendoci di suo. E, se proprio non si può fare a meno di parlare di dilettanti, qualcuno ha forse dimenticato quale parte abbia avuto nei Mondiali 2009 di Milano e nella nascita delle World Series of Boxing?

La figura di Giovanni Parisi è stata solo sfiorata. È stato il pugile più popolare degli ultimi trent’anni, ha affrontato campioni veri e li ha sconfitti. Non ha goduto dell’omaggio che avrebbe meritato.

E per ultimo, si sono dimenticati anche di me che sono il promoter che ha conquistato più campionati del mondo con pugili iataliani sia in casa che all’estero. È un risultato che meritava altra attenzione. Se ne sono accorti all’estero dove ho ricevuto riconoscimenti da parte dell’European Boxing Union, World Boxing Organizzation e World Boxing Council. Se ne sono dimenticati in Italia.

Troppe pecche nella programmazione serata, altre mancanze le ho notate in fase di allestimento. Errori grossolani nelle didascalie, fotografie sbagliate, qualche assenza di troppo e qualche presenza eccessivamente ripetitiva nelle immagini e dal vivo.

È vero, la Fpi non ha più i professionisti al suo interno. Ma l’altra sera si parlava di storia, non di cronaca. Il pugile (giustamente) più celebrato è stato Nino Benvenuti. Qualcuno dei federali si è chiesto se la gente lo ricordi di più come campione olimpico o come il vincitore di Emile Griffith?

Cento anni erano un’occasione unica, a mio modesto parere fallita per avere inseguito la stessa strada di sempre con quegli stessi personaggi che da tempo sembrano (nella testa della Fpi) rappresentare l’Italia di ieri, di oggi e di domani. Ogni tanto qualche dubbio potrebbero farselo venire.

Non ho visto né Patrizio Oliva, né Bruno Arcari. Due colonne del nostro sport. C’è un motivo per questa doppia assenza?

Chiudo con un’ultima domanda.

Ma Franco Falcinelli non riesce a contenere i suoi interventi entro limiti di tempo accettabili? Anche stavolta hanno dovuto fermarlo, altrimenti starebbe ancora parlando. Prenda esempio dal presidente Brasca…

 

Salvatore Cherchi

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