Bugie, illusioni, passi falsi e salti all’indietro. È la boxe secondo l’Aiba

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Leggo l’intervista rilasciata dal presidente Wu Ching Kuo a Gianni Merlo della Gazzetta dello Sport e mi chiedo fino a quando il Cio accetterà il comportamento del boss dell’Aiba.

Questo signore ha inferto duri colpi al pugilato dilettantisco.

Ma a lui non basta.

Ha creato le World Boxing Series, un fallimento rispetto al progetto iniziale.

Ha inventato l’APB, un tracollo tecnico totale.

E adesso ha deciso di annunciare l’ingresso dei professionisti nel torneo olimpico a partire da Rio de Janeiro. Cioè dal 5 al 21 agosto, tra cinque mesi.

Prima di analizzare la follia dell’iniziativa dal punto di vista normativo, mi pongo qualche domanda.

Ma il professionismo vero, quello puro, incontaminato, il miglior professionismo di sempre non era già all’interno dell’Aiba?

Questo almeno è quanto il signor Wu ci ha raccontato negli ultimi anni.

E adesso fa marcia indietro.

Ha fabbricato un regolamento che vietava qualsiasi contaminazione con il mondo infetto del professionismo reale e adesso, mentre sta in chiara difficoltà sul piano pratico e su quello dell’immagine dello sport che rappresenta, vuole che siano proprio quei professionisti a salvarlo.

Non è stato lui che h sbandierato ai quattro venti il ritorno al professionismo di Cuba?

Ora si è accorto, meglio tardi che mai, che il pugilato professionistico vero è quello di Mayweather, Pacquiao, Kovalev, Bradley, Rigondeaux, Golovkin e altri tipi come loro. Non certo quello spettacolo spesso desolante che si vede nel torneo APB.

Ci troviamo davanti a un bel passo indietro che il signor Wu, con un triplo salto mortale, tenta di spacciare come un salto nel futuro.

È l’ammissione del totale fallimento filosofico e pratico del progetto Aiba.

E veniamo all’aspetto normativo.

Come si può pensare che pugili abituati a battersi sulle 10/12 riprese (cioè i migliori del mondo) decidano di affrontare sfide di tre round stravolgendo preparazione, strategia tattica del match, ritmi e interpretazione dell’incontro con un preavviso di soli quattro mesi?

E, soprattutto, per quali compensi e con quali risultati?

Ma a lui tutto questo non basta.

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Dice che i professionisti debbono qualificarsi e per farlo devono rivolgersi alle rispettive federazioni e rispettarne il regolamento. Cioè tutto come prima, come è da almeno due anni. Non è cambiato niente. E in questi due anni non c’è stato un professionista di livello (neppure uno!) che sia voluto emigrare all’interno dell’Aiba.

Ma a lui tutto questo non basta.

Dice che i pro’ avranno a disposizione due tornei per qualificarsi e che non saranno ammesse wild card. Ma poi aggiunge che i 63 posti (su un totale di 250) a disposizione dei professionisti sono già occupati da quelli delle Wsb e dell’Apb.

E allora?

Bisognerà che qualcuno tra i fedelissimi, cioè tra quelli che hanno sposato in pieno la fede del signore di Taiwan, si faccia da parte per dare un po’ di pubblicità a Wu e dare spazio agli ipotetici ingressi dei veri professionisti.

Ma a lui tutto questo non basta.

A leggere le sue parole sembra che stia recitando a memoria gli articoli dello Statuto. Errore. In realtà lo Statuto deve essere ancora modificato al fine di legittimare le presunte novità. A giugno a Losanna in un Congresso Straordinario, l’Aiba dovrebbe apportare le modifiche. A quel punto ai Giochi di Rio mancheranno solo due mesi. Ma cosa importa? L’importante è che se ne parli dando l’illusione di una vitalità del movimento che in realtà non esiste.

Ma a lui tutto questo non basta.

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Fino a quando il Cio permetterà un atteggiamento come quello di Wu che è a capo di uno sport che da sempre rappresenta uno dei cardini del movimento olimpico?

E, scendendo di livello, cosa dicono tutti quelli che fino a oggi hanno appoggiato acriticamente la posizione del signore di Taiwan insultando o accusando di essere miscredenti tutti coloro che ponevano dei dubbi basati sull’analisi oggettiva della realtà e non sull’interpretazione soggettiva e di comodo dei fatti?

La boxe ci ha svelato da tempo la sua vena masochistica, ma stavolta sta esagerando. Avrebbe bisogno che qualcuno molto in alto nel sistema dirigenziale sportivo, magari il capo del movimento olimpico, fermasse la corsa verso l’autodistruzione.

Non credo che il presidente del Cio deciderà di intervenire.

E allora, continuiamo così. Facciamoci del male.

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